La crisi de L’Association verso l’atto finale

Del lacerante conflitto all’interno de L’Association si è detto e ridetto, anche qui. L’assemblea dell’11 aprile è ormai vicina, e si prospetta uno scontro decisivo – all’ultimo voto – tra i sostenitori di JC Menu e quelli degli altri fondatori.

Uno scontro cui negli ultimi giorni sono intervenuti, dopo Trondheim, anche Killoffer e David B., autore del primo vero successo della casa editrice, e finora rimasto ai margini delle polemiche pubbliche.

Mentre David B. ha scelto di scrivere una lunga lettera, destinata al sito del Comitato di Sostegno a L’Association messo in piedi dai dipendenti (minacciati di licenziamento), Killoffer ha realizzato due comunicati. Ovvero due disegni. Che invitano i sostenitori a iscriversi all’associazione – quale L’Association in effetti è – per poi presentarsi all’assemblea. E votare così contro il piano di ristrutturazione che proporrà Menu:

E speriamo che con lunedì prossimo, la si chiuda lì. E da questa triste vicenda, dipendenti e autori di uno dei più influenti editori di fumetto di sempre (eh già) possano finalmente voltare pagina.

18 Risposte

  1. Ma da quelle parti non c’è la possibilità di legittimo impedimento?
    Magari Menu alla fine non può perché ha altre cose più importanti da fare…

    • Mmm, se fossero impegni di bungabunga potrebbe essere. Ma temo che Menu sia più impegnato sul fronte del drinkadrinka, che è fuori (per ora) dagli impedimenti legittimi

  2. ho letto tutta la polemica con attenzione. non mi è chiara una cosa. Fatto salvo che la natura dell’association non era più quella delle origini già negli ultimi anni novanta, ma non passasse la mozione menu (cosa che mi sembra tutti vi auguriate) quale sarebbe lo scenario?

    • Non è chiaro nemmeno a me. E forse a nessuno: mi pare in corso una ‘conta degli associati senza volto’ che pare un canonico incubo democratico: non si sa quale sarà la maggioranza.
      Se vincessero gli anti-Menu, secondo me o lo cacciano, o gli proporranno un ruolo da editor (per non sbatterlo in mezzo alla strada), che però Menu potrebbe rifiutare. Ma chissà.
      Cosa auspico? Che la casa editrice vada avanti, e produca buoni libri. Con Menu, evidentemente ipocrita, cinico e furbetto? Magari no. O sì: basta che non abbia un ruolo di amministrazione e gestione, ma solo editoriale. Certo che le ha fatte proprio grosse: la furbata immobiliare è davvero roba da Scajola.

    • BB; non tutti. A me Menu sta antipatico a pelle ma la casa editrice che dirige mi ha dato libri bellissimi. Poi trovo anche che sia un grandissimo autore. Quando Matteo fa le battute sul drinkadrinka devo reprimere i vaffanculo che entro mi ruggono (perché non è carino insultare il padrone di casa e io sono una persona a modo) ma la prima volta che lo trovo per strada glieli mostro tutti.

      • Direi che fare sarcasmo sull’eccesso di drink è fin troppo gentile, se penso che devo reprimere i vaffa che entro mi ruggono per un signore che ha provato a far fuori tante persone e accaparrarsi un bottino con operazioni immobiliari da furbetto del quartierino. Bottino non creato da lui: Persepolis è una gallina dalle uova d’oro il cui merito non è suo. Di meriti e talento editoriale ne ha a pacchi, ma non sono relativi al bottino che ha cercato di sfruttare senza ritegno.

        Poi resta quel che ho scritto: a me interessa avere buoni libri: se sarà lui o altri mi interessa poco. Ma un’opinione critica sulle azioni compiute ci sta tutta. Purtroppo.

  3. in tutta sincerità.
    1) menu sarà pure un alcolizzato senza ritegno ma, caro matteo, mi sembra che tu per primo abbia commercio con tanti e quali sof… cioè sobri senza ritegno che il quartierino nemmeno gli basta per fare i furbetti. quindi niente moralismi.
    2) con buona pace di david b la linea dell’association non è stata costruita solo sui libri suoi e di trondy, ma da tutta una serie di scelte e di collane nelle quali sminuire il peso di menu è operazione revisionista in favore di quelli belli, bravi e che non bevono. e che avevano altro a cui pensare: la loro legittimissima carriera di autori splendidamente borghesi. ma…
    3) le operazioni immobiliari di quel tipo (a parte il fatto
    raccontato da david b e tutto da dimostrare a meno di fidarsi teologicamente della sua parola, che menu voleva gli altri versassero la sua quota per fondare l’immobiliare) non ha nel mondo cattocapitalista nel quale mi sembra ti muovi senza particolare schifo, nessun particolare titolo di scandalo. è pieno, ma pieno tanto, di società che pagano gli affitti a immobiliari proprità dei loro consiglieri d’amministrazione. per non parlare delle finanziarie ecetera. no.
    via non facciamone una questione etica. è una questione prettamente politica.
    l’association non era più la cooperativa di autori di belle speranze e idee di progresso da quando i trondy e i be se ne sono iti da altri editori più e meglio retributori. disinteressandosene. già negli anni 98, 99 ce li hai mai trovati ad angouleme allo stan dell’ asso’.
    se menu è una merda, lo sono anche gli altri.
    solo che menu è più bravo, sia come autore (per questo non ha avuto fortuna…li hai letti vero livret de phamille e onognottes?), sia come editore, altro che editor (per questo invece l’association ha avuto fortuna). e carico d’odio. e antipatico.
    lo adoro.
    tutto il potere a menu!
    per questo

    • Boris,
      Non parlare di etica. Io non l’ho fatto e non uso mai quella parolina, perché non ne vale quasi mai la pena, incluso questo caso. Mi limito a parlare di comportamenti. E quelli di Menu mi hanno fatto pensare non alla sua simpatia o antipatia, ma a dei fatti che sono stati di aggressione, e dei tentativi di appropriazione ai limiti del predatorio. Se DavidB ha raccontato una balla, e Trondheim pure, allora potrò dire di esserminfatto un’opinione sbagliata. Fino ad allora, me la tengo: niente etica, ma fatti, scelte: politica, caro mio.

      La battuta sui sobri mi piace. Mi fa ridere. Però scrivere drinkadrinka era pure una battuta, non un moralismo: e si doveva ridere, come alle battute sarcastiche, su alcolizzati o su sobri che siano. Altrimenti sei cascato nel tranello: hai moralizzato tu.

      Come spesso accade poi la pensiamo simile: anche per me Menu ha un talento da editore ed è un grande autore (livret de phamille ok, ma non conosco l’altro). Ma poi ci sono le azioni, ovvero le scelte politiche. E qui ho fatto una scoperta che 10 anni fa non immaginavo: il fallimento di Menu è politico. Dieci anni fa la pensavo come Paolo (antipatico, ma geniale). Poi mi è toccato cambiare idea. Fa girare le palle, cambiare idea. Ma ogni tanto è inevitabile, se si guarda in faccia la realtà dei fatti.

      Tutto il potere Fuori Menu (con mancia al 10%)!

  4. Però… c’è un però…
    Me ne frega un cazzo dell’immobiliare e di tutte le truffe loro. Me ne batto il belino di persepolis e del genio della satrapi (che per inciso non ho mai trovato geniale).
    Mi stupisco quando vedo il coraggio editoriale. E i libri le collane e le scelte dell’association di Menu sono spesso stupefacenti. A volte commoventi.
    Perché decide di far fare agli autori gli sketchbook che vogliono e glieli fa fare sul serio (e infatti i carnet di sfar passano dalle 150 pp iniziali alle 850 finali e quando sfar passa a delcourt atterra su un formato gestibile: 200 pp più o meno). Perché costruisce collane con progetti forti dietro (quanti editori – non solo di fumetti – costruiscono collane con un progetto?). Perché decide una rivista di critica che deve risolversi in 12 mesi e lo fa. Perché pubblica il libro di killofer nell’unico formato lecito. Perché tollera le critiche dall’interno (e di bestia! cazzo! ci sono passi di trondheim che uccidono gli altri soci pubblicati dall’asso). Perché lapin commuove. Perché i cataloghi sono oggetti di rara bellezza. Perché ha trasformato l’editoria francese (nel bene e nel male)…
    Per un sacco di motivi. Tutti ottimi.

    Io non sono capace di prendere una posizione su ‘sta storia che non sia una posizione politica. Di politica dei lettori e delle letture. Non della proprietà, della retribuzione degli autori o di altre cose che mi arrivano marginalmente. Di quella roba me ne batto.

    Del resto Einaudi era un truffatore e inculava gli autori nascondendo le ristampe per non pagare loro i diritti. Ha costruito la migliore casa editrice italiana.

    Di cosa stiamo parlando?

  5. di person(n)e.
    per l’association, nonostante tutto, quella giusta mi pare Menu, dal 1998 in poi almeno.
    a lui, con tutto il rispetto per gli altri e per il loro nostalgico dolore, i miei auguri di vittoria.

    prosit

    • BB: stasera stappo un criticabilissimo prosecco. Si chiama Sergio http://www.vinoebirra.it/mionetto-sergio-spumante-extra-p-7446.html… Lo bevo su un carpaccio di pesce e chiudo cena con le fragole. So che non approvi.

      • Mi hanno descritto un piatto tipico qua a Gorizia, tipo una versione Galactus di una cotoletta, che se ci penso sto già allucinato. Sará durissima. Addio

      • sei un barbaro.
        personalmente per il drinkadrinka, visto che ami le terre del nordest ne avrei scelto di meno reazionarie e di più carsiche. avrei accompagnato il carpaccio con un Cuccanea 2009, pinot bianco e chardonnay dell’isonzo, az. agr. eugenio collavini e avrei chiuso sulle fragole con un profumatissimo sauvignon Blancfumat, anche lui 2009, sempre collavini.
        http://www.collavini.it/bianchi.htm

        • un barbaro che compra il vino al supermercato. Già non sono capace, permettimi almeno di rimanere da solo con le etichette e senza il dovere di confrontarmi con uno spocchioso enologo che mi fa sentire un merda perché non so di cosa sto parlando…

        • Cazz, enoteca goriziana qua accanto chiusa. Lo sapevo che non dovevo aspettare la domenica x fare acquisti.
          Boris, oltre a umiliare spari e il sottoscritto, secondo me dovesti anche dare lezioni a Menu!

  6. Paolo, cosa posso dire se non che ‘commovente’ rende l’idea, e che sono d’accordo – e come non esserlo?

    Il fatto che dice Boris è però il punto su cui tutta la vicenda è nata: la crisi dell’Asso non appartiene al mondo intellettuale e disincarnato delle scelte e idee editoriali, ma alla prosaica verità della azioni che le persone compiono (azioni: mica morale o coscienza, pfff). Qui, rispetto a soci e dipendenti.

    Se la politica fosse solo quella roba che dici tu, figurati, non avrei altro da dire. Ma la politica sono le azioni delle persone nei loro contesti, incluse delle cazzo di azioni immobiliari (che da bravo borghese concepisco e persino apprezzo, ma non quando sono furberie indebite o imposte), dei licenziamenti gestiti orrendamente (licenziare – siamo uomini – si fa e deve fare, a volte: ma ci sono modi professionali e comportamenti ‘inculanti’).

    Comunque il tifo lo facciamo tutti per la stessa squadra: le opere. Poi ci sono i giocatori. E se capita (io non volevo, ma è capitato) di sapere cosa fanno, se ne parla – pure di quello.

    Prosit: finito covegno (che peraltro: piacerebbe anche a voi, questo, con meno semio-socio-strutturalisti e più discussioni in-disciplinate e curiose). Stasera drinkodrinko.

  7. dai, obiettivamente vent’anni era già un’eternità. Le cose belle finiscono sempre male. C’è solo da assistere mestamente.

  8. […] sue scelte gestionali, imprenditoriali e persino comportamentali sbagliate, come ha raccontato più volte questo […]

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