Leonardo Da Vinci e il fumetto, più o meno

Sul numero di Lanciostory attualmente in edicola, il giornalista Luca Raffaelli racconta una piccola, splendida ‘scoperta fumettologica’:

mi sono imbattuto in uno scritto di Leonardo da Vinci che mi ha fatto pensare (e penare). E’ riportato nel saggio “L’uso delle immagini” di Ernst H. Gombrich, il celebre storico e studioso dell’arte viennese. In questo scritto Leonardo attacca l’affresco del Ghirlandaio nella cappella Tornabuoni (la Cappella Maggiore della basilica di Santa Maria Novella a Firenze) in cui il pittore fiorentino racconta la vita di San Giovanni Battista. E come lo fa? Attraverso la divisione della parete in quadri che è molto simile alla divisione della pagina in vignette.

Breve parentesi su Gombrich. Per dire che il suo straordinario lavoro come iconologo non è un riferimento erudito fra i tanti possibili, ma uno particolarmente opportuno.

A Gombrich dobbiamo, infatti, non solo tanti eccellenti studi sui principi della percezione nell’arte, ma anche un’attenzione all’universo delle immagini che ha saputo includere pittura, caricatura, scarabocchi e diagrammi (celebre la sua analisi dei depliant di istruzioni di sicurezza in aereo). Fino a lambire il fumetto. Per esempio, concentrandosi in più occasioni anche sul poligrafo e disegnatore Rodolphe Topffer, di cui colse – ben prima di David Kunzle, per capirci – la centralità storica nella ottocentesca transizione al fumetto. Insomma, uno studioso che ha dato un contributo cruciale per lo sviluppo della fumettologia, nonostante sia tutt’ora tendenzialmente escluso dal radar della ‘fumettologia istituzionalizzata’.

Nel rileggere l’eclettica antologia L’uso delle immagini, Luca sottolinea un passaggio:

E il geniale Leonardo attacca: “I capitoli delle figure l’uno sopra l’altro è opra da fuggire”. Ma perché, Esimio Maestro? “Imperocché fanno un’istoria in un piano con il suo paese ed edifizi, poi s’alzano un altro grado e fanno un’istoria, e variano il punto dal primo, e poi la terza e la quarta, in modo che una facciata si vede fatta con quattro punti, la quale è somma stoltizia di simili maestri”.

Mi può aiutare a capire Herr Gombrich? “Il principio sostenuto da Leonardo, e da lui applicato a Milano, può essere formulato nel modo seguente: “un muro, uno spazio, una scena”. In un’altra nota critica i colleghi che violano l’unità di tempo, di luogo di azione, sostenendo che un dipinto con vari orizzonti rischia di somigliare a “una bottega di merciaio con le sue cassette  fatte a quadretti”.

Ma tu pensa. Leonardo contro i fumetti. O forse no. O forse Lonardo era contro gli affreschi con più orizzonti. Non sapeva cosa fosse un fumetto, ovviamente. Però il dubbio viene.

Insomma, la questione è che Leonardo si pose il problema delle immagini giustapposte/molteplici su un medesimo supporto, e della presenza di un principio narrativo – una ‘istoria’ – come collante progettuale. Traendone quella che mi pare essere una considerazione di doppia natura: una questione di tipo percettivo, ed una di pertinenza culturale:

  • come dice Gombrich, la presenza di “vari orizzonti” era per Leonardo un approccio “stolto”: un problema di ‘punto di vista’, ritenuto in qualche modo ‘confusivo’ per la sua cultura pittorica, ovvero dall’idea rinascimentale sulla ‘posizione’ del soggetto fruitore
  • e in definitva, quasi come conseguenza, il problema si poneva anche sul piano della legittimità artistica: in questo senso potremmo leggere la sottolineatura fatta dal paragone con le “cassette” di una “bottega di merciaio”.

Non stupisce che sia Gombrich a rilevare il tema del punto di vista e della percezione. Una questione che, diventata centrale proprio nel Rinascimento, evolverà nel Seicento – attraverso una vasta messa in discussione della natura ‘ideologica’ del punto di vista – fino a incontrarsi con il mondo non più del quadro e della pittura “a muro”, ma con la nuova portabilità e diffusione degli oggetti editoriali, e con la diversa funzione che essi attribuiranno alle immagini disegnate nel Settecento e Ottocento. E il fumetto, come sappiamo, prenderà forma proprio all’interno di questa ridefinizione del significato del ‘disegno’ e del ruolo dello sguardo in un ‘ambiente testuale’ ormai mutato dall’editoria moderna.

E grazie a Gombrich, forse, possiamo non stupirci troppo delle consapevolezze di Leonardo. Un uomo rinascimentale, certo, eppure per certi versi ‘moderno’. Che vive sulla propria pelle alcune tensioni di fondo nella storia sociale delle immagini (disegnate).

D’altra parte, dal suo punto di vista, non siamo forse diventati clienti di una grande ‘bottega di merciaio’ – l’industria culturale – che delle immagini disegnate ha fatto tante ‘cassette’?

Però Leonardo, insomma: va bene stolti. Ma magari non sempre.

4 Risposte

  1. bellissimo articolo!

  2. Confermo! Assai interessante!
    Ciao!

    Luca

  3. […] Delle parole di Leonardo da Vinci sulla “somma stoltizia” di un affresco del Ghirlandaio, interessanti perché sollevano questioni narrative e di composizione spaziale dalla rilevanza quasi-fumettologica (riportate da Gombrich e riscoperte da Luca Raffaelli), avevo scritto qui. […]

  4. […] prendendo seriamente l’attenzione di E. H. Gombrich verso il fumetto (ne avevo accennato qui), lo sceneggiatore e fumettologo spagnolo Santiago Garcia ha realizzato una breve serie a più […]

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