I supereroi: non ci riesco

Nell’ultimo anno ne ho letti, di testi sui supereroi. Dai testi accademici ai commenti critici agli articoli giornalistici, insomma, non è che siano mancate le buone (e le cattive) letture. Però devo dire che il più spassoso – scritto come una satira, ma centrato come un editoriale, e che potrebbe ben integrare quanto scrivevo ieri – è stato forse questo:

Lo ammetto: non ci riesco.

Ho smesso di leggere i supereroi all’età di 15 anni, quando pensavo che non avessero più niente da dire e che fossero destinati ad un lento, inesorabile, declino. Sbagliavo, naturalmente. Oggi i supereroi sono ancora protagonisti incontrastati del mondo del fumetto e anche del cinema, se vogliamo. Ma restiamo sul fumetto.

Da diversi anni a questa parte alcuni autori, quasi tutti di origine britannica, hanno saputo dare nuova vita e nuovo ritmo alle storie di supereroi. I supereroi si sono rinnovati, hanno saputo stare al passo coi tempi, con la cronaca, con la realtà di tutti i giorni. Non è vero, non per me, almeno. Mi scuso anticipatamente con tutti voi che leggete, amate, scrivete o disegnate supereroi, ma io non riesco a leggerli. Non più.

Un personaggio come Superman ha senso negli anni ’50, non nel 2010. Ed infatti è relegato in un’immaginaria Metropolis, che sembra proprio una città degli anni ’50. Oggi, nel mondo dei satelliti e di internet, verrebbe subito scoperto e magari costretto ad andare da Rolando, il parrucchiere delle dive, per modernizzare il proprio taglio di capelli. L’attualizzazione dei supereroi è stata fatta – tranne rare eccezioni – percorrendo una strada sbagliata.

Capitan America che se ne va in giro per le strade di Kabul a picchiare talebani non è accettabile, nel 2010. Sulla seconda guerra mondiale possono raccontare quello che vogliono (visto che già lo fanno numerosi politici e revisionisti di ogni genere) ma le moderne guerre in medio oriente (pardon: missioni di pace) sono costantemente sotto gli occhi di tutti. Ci sono i tg, gli inviati speciali, le riprese amatoriali e quelle dei satelliti. Oggi c’è wikileaks, cazzo!

Se si vogliono raccontare storie sulle missioni in medio oriente, bisogna farlo per bene, o almeno meglio di quanto non facciano Paul Jenkins e il ministro LaRussa. Che un energumeno di due metri se ne vada in giro nel deserto afghano, pieno di mine, cecchini e kamikaze, vestito con un’aderentissima tutina azzurra e armato solo di uno scudo non è accettabile. A meno che non finisca, giustamente, in un harem a sollazzare le calde notti di qualche capo tribù.

Ok, il simpatico Uomo Ragno di quartiere ci protegge dagli scippatori perché ha perso suo zio a causa di una rapina. Ma dove sarà quando quelli della banca daranno lo sfratto all’amata zia May, perché non ce la farà a pagare il mutuo subprime? E’ tutto, come dire…anacronistico, ecco, oltre che leggermente reazionario. E comunque decisamente oltre quello il mio limite di sospensione dell’incredulità.

Il riccone che, di nascosto, la notte si traveste e va in giro a cercare persone poco raccomandabili è, nella migliore delle ipotesi, un travone o un ex presidente di Regione o entrambe le cose. Non credo a Batman, non credo a Tony Stark. Se un multimiliardario volesse davvero aiutare il prossimo, lo farebbe con le proprie aziende multinazionali, con i politici alle proprie dipendenze, con le aziende farmaceutiche e con la propria influenza sul commercio e sulle politiche energetiche dei singoli Stati. Questi sono i veri super poteri.

No, quello che loro vogliono è solamente un mantello, un costume attillato per potersi ammirare mentre svolazzano come delle pazze per i tetti e i vicoli a fare il cazzo che gli pare. La loro idea di salvare il mondo è prendere a cazzotti altri travestiti, con improbabili pettinature anni’80. Sono solo dei nerd che hanno letto troppi fumetti al punto da non saperli più distinguere dalla realtà.

Emiliano Pagani, estratto dalla Introduzione a X-Nerd, pubblicato da Doubleshot, 2010

 

6 Risposte

  1. Guarda che lo compro… Se poi non è divertente come mi fai credere alla prossima occasione te lo rinfaccio un sacco…
    Hai visto “lo spacciatore di fumetti” di Baccalario? Leziosetto e luuuungo, ma parla dei fumetti che leggevi da ragazzino.

  2. beh, se è (poco) divertente come il testo che hai riportato, non è che vale proprio la pena.
    mi sembra un bell’insieme di luoghi comuni e banalizzazioni del fumetto di supereroi. no?
    sicuro che funziona?

    h.

  3. riassumo:
    – non ho invitato ad apprezzare x-nerd, ma la sua introduzione.
    – ho parlato di spasso, e di satira

    La questione è ovviamente: la figura del supereroe, vista nel contesto contemporaneo. E il suo significato di maschera (o mito o quelchevolete) che ci connette a quel che circonda.

    Corollario: oggi questa figura continua ad essere un codice efficace (cui io stesso aderisco con piacere, talvolta). Ma bisogna anche riconoscere che su questo terreno molto sia cambiato, e da tempo se ne vedano i cedimenti. La satira (Pagani incluso) a me pare in grado di mostrarlo con particolare semplicità (più semplice del testo della Ndialanis che linkavo, sicuro). A costo di essere tranchant? Può essere.

    Il dibattito, se vogliamo sollevarlo, sappiamo tutti quanto sia ampio e complesso. Ma Pagani ha il pregio di ricordarci una cosa: oggi non siamo negli anni 50 (nemmeno nei 60/70, aggiungerei io). E se crediamo che i supereroi siano una forma a-storica dell’immaginario, ci illudiamo.

    ciao

  4. matteo, fai bene a riassumere e specificare. la mia era una provocazione leggera.
    aggiungerei un corollario. neppere noi abbiamo più 10-15 anni e i supereroi forse ci interessano meno anche per questo.

    d’altra parte, se c’è una cosa che certo fumetto di supereroi ha cercato di fare da molto è stato proprio quello di rinnovare, sovvertire se non “pervertire” (da veicht a ennis, ellis) quei cliché…
    “invecchiando” il genere al punto di non essere più… né fumetto per bambini/ragazzini né per adulti.
    ciao.

    h.

  5. Io sottoscrivo in pieno l’intervento di Pagani.
    Forse i supereroi hanno aggiornato la loro tecnologia ma non le loro motivazioni che sono sostanzialmente la conservazione dello status quo.
    L’unico che mi viene in mente come elemento “progressista” che cercava di agire sulla realtà che lo circondava era il Devil di Ann Nocenti, nelle storie cioè in cui Matt Murdock si è schierato dalla parte degli emarginati per migliorarne la condizione utilizzando la sua abilità più concreta, la conoscenza della legge e dei suoi meccanismi.

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