Fumetti italiani worldwide (1): 2000-2004

Negli ultimi tempi ho ripreso a ragionare, sollecitato dagli amici di Fumo di China, su una breve inchiesta che realizzammo nel 2004, dedicata al fenomeno dei fumetti di autori italiani prodotti all’estero. Il solito tema dei “cervelli in fuga”, per certi versi, visto in salsa fumettologica.

La domanda che mi sto ponendo ora è: cosa è successo dal 2004 ad oggi? Come si è evoluto il fenomeno, non solo in termini di crescita/estensione (perché in effetti sì: pare proprio essere cresciuto), ma lungo quali linee direttrici?

Ne riparliamo tra un mesetto. Nel frattempo, posto qui una mappa – realizzata da Stefano Misesti – che accompagnava la “fotografia” del fenomeno così come si presentava agli inizi del 2004 (cliccare x ingrandire):

PS Misesti è peraltro il primo (e solo) autore italiano ad avere realizzato fumetti per editori di un paese fumettisticamente sconosciuto: Taiwan. Una mostra che include suoi lavori, accanto a quelli di altri artisti – pittori e illustratori – taiwanesi inaugurerà a Cantù (Como) il 16 marzo, e i dettagli sono qui. Follie cinesi: nella locandina qui sotto, il suo nome è diventato Chu Mijie:


11 Risposte

  1. Per pignoleria non priva di conflitto d’interessi, preciso che la mappa mi dimentica Gallimard che ha pubblicato Gipi e Mattotti (e tra un paio di mesi un altro Mattotti, praticamente inedito perché rimontato e colorato, degli anni Settanta).

    • pignoleria: benvenuta. Anzi, la attendiamo con ansia: conflitti d’interesse o meno, quando si va a caccia di dati.

      Questa mappa riguardava (come indicato) solo gli anni 2000-2004.
      E dunque: Gipi non era stato ancora pubblicato da Gallimard.; Mattotti era presente (non hai notato?), con un suo libro co-prodotto da Seuil.

  2. Eccomi.
    Nato fumettisticamente nel 2006, quindi assente giustificato dalla cartina di cui sopra.

    In questi 5-6 anni c’è stata una vera e propria esplosione di ‘manovalanza’ italiana nel mercato franco-belga, tanto che molti esordiscono direttamente oltralpe e continuano a muoversi (quasi) esclusivamente in quell’ambito.
    Il tutto è accentuato dal fatto che gli editori escono con sempre più proposte e ‘numeri 1’, avendo quindi continuo bisogno di nuovi autori (possibilmente non troppo esosi, aggiungerei) da lanciare. Gli italiani in genere sono bravi, e non piantano troppe grane.
    Questo per iniziare ad individuare una delle ‘linee direttrici’; per il resto il discorso è molto eterogeneo e quindi difficile da liquidare con poche righe.

  3. Si, disattento io che non sono stato attento alla data. (La malefica unione tra pignoleria e disattenzione)

  4. Scusate, ma come allora direttore di Fumo di China e dell’Annuuario del fumetto, devo far notare che quella mappa, e la relativa inchiesta citata, è stata pubblicata nell’Annuario del Fumetto 2004, e non del 2005, uscito a fine febbraio-primi di marzo 2004: non a caso le interviste all’interno agli editori italiani parlano di come sia andata l’annata 2003.

    L’inchiesta sulle matite emigrate non era affatto breve come ricorda Matteo: la prima parte occupava 15 pagine (su 64, comprese le copertine) tra articoli e molte interviste ad autori e editori,italiani e stranieri, ed era redatta da me stesso, con matteo, emiliano rabuiti e altri; la seconda parte era composta da una mia intervista a Daniele Brolli di due pagine e una mia analisi del mercato francofono, all’epoca il più gettonato dagli autori italiani, di 6 pagine, a cui si devono aggiungere altri articoli di altri autori sullo stato dell’arte dei mercati giapponesi, francesi e americani.

    Concludendo, l’emigrazione presa in esame dall’Annuario 2004 arrivava fino al 2003. Se volete riprendere in mano quei dati, benissimo, ma forse vi conviene partire dall’anno esatto.

    Scusate l’intromissione, e a presto

    sergio rossi

    • ciao sergio, da quando mi dai del voi?

      Battute a parte, hai ragione: il titolo del mio post è corretto, ma poi ho scritto nel testo 2005: ora correggo.

      Devo invece correggerti io su due punti. Il primo è che i dati non erano relativi solo al 2003. Forse non ricordi, visto che ti occupasti di altri contenuti di quell’utile dossier, ma all’epoca contattai personalmente varie persone attive su mercati esteri (autori e agenti), e ne ricavai dati relativi anche ad alcuni prodotti in uscita nel 2004. Ecco perché la mappa fu intitolata 2000-2004, e non 2000-2003.

      Il secondo è che l’inchiesta era breve. Le 15 pagine che ricordi, infatti, erano dedicate a un dossier tematico sugli “autori all’estero”, con vari contenuti (articoli di approfondimento storico, interviste a operatori attivi in loco, articoli sulla salute di alcuni mercati stranieri). In questo dossier l’inchiesta sulla “produzione estera” era solo una parte. Magari la più complicata, visto che ricordo ancora la fatica del fare (aiutato da quasi tutta la redazione di FdC, per fortuna) una notevole quantità di telefonate e verifiche sui dati.

      Ci vediamo a Bulagna.

  5. Ciao Matteo,
    il voi era riferito ai partecipanti alla discussione, su sti blog non so mai come rispondere… sorry

    Mi spiace, ma devo ricorreggere di nuovo la tua memoria, non fosse altro perché dei contenuti di quell’inchiesta citata e del dossier conseguente mi sono occupato direttamente e di persona: basta vedere quante volte (purtroppo) ricorre la mia firma nelle pagine di quell’annuario.

    L’annuario si fermava al 2003 perché la pubblicazione è stata chiusa a fine gennaio 2004. Pochi erano i titoli segnalati in uscita nel 2004, basta rileggersi la lista delle uscite. Se per te questo vuol dire che l’annuario copriva anche la produzione del 2004 padronissimo di crederlo, ma continuo a pensare che stai lavorando su dati mancanti, anche perché alcuni di quei titoli non sono poi usciti nel 2004.

    La mappa che citi, così come la iista delle uscite, è stata elaborata da tutta la redazione dell’annuario (ricordo bene le correzioni che feci fare), così come le verifiche e i controlli. Che questa fosse la parte più complicata dell’annuario, ho i miei dubbi.

    Se per “inchiesta” intendi solo il tuo articolo, ti ricordo che questo occupava una pagina. come d’altronde il mio che parlava delle migrazioni italiane precedenti, e che entrambi facevano parte di un dossier più ampio: soli avrebbero significiato ben poco.

    Comunque, padronissimo di pensarla diversamente: a ciascuno i suoi ricordi, anche quelli errati.

    ciao,
    sergio

    • sergio, ma figurati: la memoria può difettare a tutti, ben venga. Solo tieni presente due cose:

      – non so dove tu abbia letto che intendo la mappa come esaustiva del 2004. Semplicemente ho ricordato che includeva alcuni prodotti del 2004 (non a caso ho scritto nel testo “fotografia agli inizi 2004”). Peraltro guarda che la mappa col suo bel titolo 2000-2004 è proprio quella che decise di pubblicare fdc! E chi ne era responsabile?😉 Comunque ti capisco: avevo scritto 2005, prima di correggere, e se fosse rimasto quell’anno avresti avuto ragione a darmi dello smemorato. Merci encore, donc.

      – come inchiesta sullo stato delle produzioni straniere nel decennio 2000, beh, io ricordo francamente solo quel mio pezzo, accompagnato dalla mappa elaborata con Misesti, che a suo tempo pensai con una funzione da infografica (evitando così di scrivere altra pagina di noiose tabelle). La raccolta dati – essendo stata una mia malsana idea – fu la sola cosa che mi trovai a coordinare in quel dossier, per fortuna integrando la mia raccolta con l’apporto di tutti (bei tempi, peraltro: mi divertii molto, inclusi i nostri battibecchi – che vedo non si esauriscono).

      Fai il bravo, che questo mese mi son fatto crescere pure la barba per esserti fratello😉

      A presto

  6. Caro Matteo,
    scusami, ma “fai il bravo” lo dici a qualcun altro, anche con la faccina allegata finto ironica.

    di refusi, FdC e l’annuario ne era pieno, e di cui mi assumo la mia responsabilità, così non mi stupisce quel titolo.

    Rispetto alla tua memoria, la mia non si ferma solo a ciò che ho fatto io, e basta rileggere quell’annuario per rendersene conto. Francamente di tuoi coordinamenti non ne ho memoria, ricordo invece dei bei strafalcioni da paret tua nella prima versione di quella mappa.
    Se vuoi credere alle favole, accomodati pure, ma non venire raccontare a me cosa c’era nelle riviste che dirigevo io, nel bene come nel male.

    E questo chiude la questione.

    sr

    • sergio! nessuna finta ironia: scherzavo…sul serio.

      Sarà che non ne facevo una questione su cui accapigliarsi: a ciascuno i propri errori (i tuoi semplici refusi e i miei marchiani strafalcioni, come vuoi: non amo certo fare a braccio di ferro).

      Ho ricordato l’esistenza di un lavoro prodotto dal sottoscritto per realizzare un articolo firmato dal sottoscritto, dotato di un certo titolo e certi contenuti. Se le favole in cui credo sono che il mio lavoro era breve rispetto al resto del dossier, e che ho tenuto le fila della raccolta dati (manco avessi detto che io ero il direttore di fdc e tu un freelance), e che mi pare normale ironizzare con un vecchio collega, beh, che altro aggiungere?

      Negli anni a FdC abbiamo lavorato benino e ci siamo pure divertiti insieme. Così mi pareva. E si dice – pensa un po’ – che non sia una favola.

  7. […] preistoria – per i social network – scrissi un articolo per Fumo di China dedicato alle “matite italiane in fuga” (periodo 2000-2004; […]

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