Un buon motion comic? Uno spot (by Mike Allred)

Da un paio d’anni (scarsi) i motion comics sono, insieme, una delle ‘evoluzioni’ del fumetto digitale più chiacchierate e strombazzate, e un’area di sperimentazione creativa – per ora – tra le più deludenti. Gli editori sembrano infatti da un lato credere molto nelle opportunità di sviluppo degli enhanced comics. Ma dall’altro faticano ancora a trovare idee per prodotti che diano corpo a queste aspettative.

Bene. Mi pare quindi interessante notare da dove venga uno dei motion comics più riusciti di sempre, da pochi giorni in circolazione anche online. Da un editore di fumetti? Non proprio: si tratta di un ‘mero’ spot di una nuova linea di cosmetici M.A.C., protagonista Wonder Woman, autore l’ultrapop Mike Allred:

11 Risposte

  1. Il fatto è che sarà simpatico come “motion comic” ma fallisce miseramente come spot: non si capisce niente.

    In ogni caso, come ho già suggerito su altri blog, cercare a tutti i costi una “nuova dimensione” del fumetto, mescolandolo con altri media, è un grosso rischio per l’esistenza del fumetto stesso.
    A causa di queste mescolanze, infatti, un giorno, il fumetto potrebbe perdere la sua identità caratteristica e restare assorbito in qualche altro media commercialmente più forte come videogames e cinema di animazione…

    • Io provengo sia dal mondo digitale che da quello analogico, sia come fruitore che come autore.

      Disegno fumetti e programmo videogiochi 3D. Eppure so bene quando ho voglia di leggere un fumetto e quando ho voglia di giocare ad un videogioco (o guardare un film).

      Sono arti differenti che danno sensazioni differenti. E mi aspetto che sia così.

      Solo temo che questo “sconfinamento” rischi di spingersi troppo oltre soprattutto nella prospettiva di un futuro dove la carta stampata sarà un supporto sempre più raro.

  2. Anche se il fumetto perdesse la sua identità caratteristica, a quanti importerà?
    Lo dico con amarezza, ma qui o si cercano altre strade, evoluzioni, contaminazioni, o semplicemente i fumetti continueremo a leggerli in quattro gatti – forse anche due se continua così…

    • Non sono d’accordo. Non siamo in 4 gatti. Io ho molti amici che leggono fumetti e ogni giorno, su Internet, vedo un fermento veramente incredibile attorno al mondo dei fumetti. Un fermento che 15 anni fa non ci si sognava neppure.
      Dal mio punto di vista il fumetto non sta affatto morendo. Il rischio ci sarebbe soltanto se gli addetti ai lavori dovessero fare le mosse sbagliate.

      • Sono la prima a desiderare che i lettori di fumetti aumentino, o che non diminuiscano: di fumetti ci vivo.
        Non facciamo però l’errore di sovrastimare la diffusione del fumetto basandoci sui nostri amici (che in quanto amici hanno molto in comune con noi e le nostre passioni) o con la vivacità di internet, che non riflette certo la vivacità del mondo reale (15 anni fa appunto internet non c’era, non si possono fare paragoni).
        Le mie stime si basano sui numeri delle vendite degli ultimi anni (in calo costante) e sul confronto della cultura fumettistica del ragazzo medio rispetto a quella della mia giovinezza.

        • Il riferimento ai miei amici era tanto per dire, quello di Internet, invece non lo sottovaluterei.

          Comunque non sottovaluterei neppure gli amici visto che molti di essi fino a qualche anno fa non sapevano neppure cosa fosse un fumetto.

          E aggiungo che l’interesse si è spostato anche fra gli addetti ai lavori di settori come quello della programmazione per iPhone.

          Già nel 2009, un azienda per cui ho lavorato brevemente, realizzava e pubblicava alcune storie di Diabolik su iPhone.

          Vi garantisco che prima di allora nessun’azienda, per cui avevo lavorato, legata al Web o all’informatica si era mai interessata ai fumetti se non per realizzare materiale per bambini.

          La mia idea è che il calo delle vendite sia legato in parte alla famigerata “crisi”, che colpisce un po’ tutti i settori e non è iniziata soltanto 2 anni fa, in parte alla concorrenza di micro-editori digitali (che tal volta producono serie davvero interessanti), in parte alla necessità, molto probabilmente, di cambiare quello che chiamate “modello di business”.

  3. […] This post was mentioned on Twitter by Patrizia Mandanici, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Un buon motion comic? Uno spot (by Mike Allred) http://wp.me/pzGWE-1vH […]

  4. marco: che i media digitali facciano “perdere la vera identità” ai vecchi media non digitali (come libri, tv, cinema – e fumetto) è un modo a dir poco sbrigativo di ragionare sulla questione.

    L’esperienza della tv certamente cambia davanti a tv connesse online, streaming su Internet, video visti su pc. Ma resta ancora definibile come “televisiva”. Lo stesso sta accadendo al fumetto, la cui fruizione anche in digitale, tra pdf e comic readers ecc, rimane “fumettistica”. Certo, c’è il nodo (profondo e importante) di un passaggio dalla pagina allo schermo, che influisce sul “dispositivo” che è la pagina/tavola. Ma grosso modo, siamo ancora lì.

    Poi c’è il caso che ho linkato qui. Per il quale il discorso è diverso: non è un fumetto, ma un video in animazione. L’etichetta di motion comic attribuita dai produttori è in effetti tirata per i capelli. Certo. Ma non mi preoccuperei all’idea che simili prodotti possano causare una perdita di identità del fumetto: sono altro, che al fumetto allude, e va benissimo così.
    Anche nel fumetto, mi piacerebbe che non si badasse solo ai “confini”, ma anche agli “sconfinamenti”. Soprattutto in una fase come questa, in cui il digitale è una frontiera ancora molto aperta (per il fumetto).

    La domande che preferisco pormi sono allora altre, più modeste: gli “enhanced comics” (motion o meno) hanno un futuro, e se sì di che genere? Esiste il modo di costruire prodotti creativi e stimolanti, o continueremo a vedere a lungo (ovvero: fino alla maggiore integrazione di competenze fumettistiche e digitali) tremende patacche? Eccetera.

  5. bhò, non capisco… uno dei motion comics più riusciti?! siamo destinati a “leggere” fumetti in stile supergulp anni ’70 su dispositivi digitali? …
    ma non è ne cane nè pesce, ho sempre creduto che delle belle storie disegnate in movimento esistessero già e si chiamassero cartoni animati… mhà…

  6. mordente e marco: l’uso della parola motion comic – l’ho scritto prima – qui è fuorviante. Perché non si tratta in realtà di un fumetto “enhanced”, ovvero con piccoli elementi animati. E’ altro: un’animazione completa, che semplicemente mutua alcuni oggetti grafici dal fumetto.

    Il che la dice lunga su questo termine “motion comic” che si sta affermando, ma con significati diversissimi: talvolta indica fumetto, talaltre no…

    Infine: di marco condivido molti note puntuali, ma non il timore complessivo sul tema degli “sconfinamenti”. Il fumetto non è “isolato” e quindi definibile solo nella sua “purezza”: è inserito in una galassia di forme a lui prossime, e il fatto che esistano casi di confine non mi pare né positivo né negativo: semplicemente si verificano. Un po’ come esistono gli ariani (forse 4 gatti…) ma anche i meticci. Anche perché i linguaggi mutano nel tempo e nei contesti: il lavoro di Chris Ware non potrebbe esistere senza Internet e l’infografica, checché ne dica lo stesso Ware quando cita solo gli anni 10/30.

    Certo, anche i loro rapporti di forza reciproci mutano (per esempio: Bonelli sostiene la vecchia teoria della competizione tra media, secondo cui tv e videogames avrebbero sconfitto i comics; come negli anni 60 molti produttori di cinema ritenevano che la tv avrebbe loro tolto mercato e sviluppi: tutti smentiti dalla Storia).

    Ma alla fin fine: che questo caso sia spia di uno “spostamento di forza” verso il non-fumetto, francamente, è un’ipotesi che mi pare fuori luogo.

    • Per ora non è così. Vedremo come saranno le cose quando le pubblicazioni cartacee saranno l’1% (o meno) della produzione.

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