[Angouleme 2011] Quegli splendidi venerdì

Da quasi una decina d’anni di festival, uno dei momenti più fertili – almeno per me – consiste nel partecipare a un evento rituale che pare un po’ nascosto tra le pieghe del programma festivaliero.

Diciamo che assomiglia al ritrovo offline di una community di cazzeggio online, ma anche a un raduno di nerd con passioni bizzarre, o a un meeting tra scienziati che si aggiornano informalmente sui propri lavori. Gli appuntamenti noti ormai come “Plat lunch” – dalla mailing list Platinum, nel cui ambito sono nati – sono in fondo questo: pranzi fra amici, in cui il piacere di ritrovarsi si mescola in maniera naturale agli interessi professionali.

Come sempre, anche quest’anno l’oggetto principale dell’appuntamento del venerdì è stato la Storia del fumetto. Soprattutto primonovecentesca, e pre-novecentesca. Con stile un po’ meno carbonaro del solito, il Museo della BD ha dato visibilità da ‘confenza’ al nostro raduno, durato un po’ più del solito perché dal pranzo ci siamo spostati in una sala per presentare (non solo a noi stessi) i lavori in corso. Di cui provo a dire rapidamente:

Peter Maresca ha mostrato in anteprima il suo prossimo volume-gioiello sul fumetto americano di inizio ‘900, Forgotten Fantasy Sarà una antologia dedicata alle sunday pages di ispirazione fantastica apparse tra il 1900 e il 1915, con al centro Kin der Kids di Feininger, Dreams di McCay e The Explorigator di Harry Grant Dart, sconosciuto ai più eppure tra i più affascinanti fumetti dell’epoca (e oggetto del mio feticismo retrofuturistico). Lavori come Nibsy the Newsboy o Naughty Pete, e un McManus a colori e al massimo della forma stilistica, sono tra i fumetti più belli che mi sia capitato di vedere ristampati dopo i classici Krazy Kat, Little Nemo e Gasoline Alley: sfogliarli tutti insieme è stato davvero un enorme piacere. Preparatevi, in uscita a giugno.

Paul Karasik era qui per due ragioni: una conferenza/lezione su Città di Vetro, e una presentazione del suo saggio How to read Nancy. E su questo, di cui ho sfogliato le bozze e chiacchierato con Paul, mi permetto di mettervi all’erta: sono certo che diventerà uno dei libri imprescindibili della fumettologia internazionale. E soprattutto, un autentico passo avanti – anche per la sua opposizione concettuale – rispetto a quelli piu attenti al “linguaggio” del fumetto come Peeters, McCloud o Groensteen. Un libro paradossale e semplice, ‘entomologico’ eppure limpido, che riesce nell’opera straordinaria di affondare come nessun altro nella sintassi fumettistica prendendo in esame una sola strip di tre vignette (dalla geniale Nancy di Ernie Bushmiller) intorno a cui dispiegare una decostruzione in 40 brevi, intelligenti capitoli. Un entusiasmante progetto di teoria del fumetto che si libera della asfissiante ‘gabbia’ semiologica, verso una direzione che supera l’ottusa dialettica testo/immagine per una riflessione sullo sguardo e l’esperienza del dispositivo-fumetto. Ne riparleremo. E parecchio.

Jean Pierre Mercier ha presentato invece un quaderno di schizzi di Cham, recentemente acquisito dal Musée de la BD, risalente forse agli anni 60 dell’Ottocento. Una vicenda avventurosa, e ritrovamento di un oggetto cruciale per la storia del fumetto francese, di cui Cham rappresenta, ad oggi, il “primo autore” conosciuto. Mentre i nostrani collezionisti continuano a mettere in valore raccolte complete del cdp o dei fumetti a grande tiratura della metà del 900 (quando va bene), per fortuna esiste in Europa un’istituzione i cui dipendenti hanno reali competenze museali, messe al servizio di una missione culturale di indagine e conservazione che va oltre il feticismo generazionale che affossa tante – pur buone – intenzioni degli aspiranti ‘conservatori’ nostrani.

Antoine Sausverd Ha invece presentato la sua nuova, spettacolare scoperta: il ritrovamento di 20 pagine inedite del celebre Maestro di Caran d’Ache, il primo graphic novel francese. Tavole splendide, che peraltro danno un finale del tutto diverso a quel memorabile libro. Speriamo che l’acquisizione vada in porto (ancora non è fatta). Il Museo di Angouleme, ovviamente, si è dato subito disponibile a digitalizzare tutto (e sono certo che successivamente faranno una offerta di acquisizione al bravo Antoine). Di certo c’è che bisognerà ripubblicare il libro, ormai del tutto nuovo (e diversi tra noi stanno sollecitando gli editori più diversi: sperèm).

Il sottoscritto ha poi presentato – sorpresa – un piccolo supplemento della rivista Signs, in cui l’amico Gadducci ed io abbiamo voluto inserire un solo saggio: un pezzo di Smolderen, che rappresenta una specie di sintesi e discussione metodologica del suo lavoro sulla ‘transizione’ da Hogarth a Topffer. Un modo per aiutare queste preziose ricerche ad avere nuova circolazione internazionale, grazie alla lingua inglese con cui insistiamo nel fare – quando ne abbiamo il tempo e l’energia – quel piccolo labour of love che è Signs. E giuringiuretta: il n.2 è quasi pronto.

Anyway: sempre splendidi, questi venerdì.

– Posted using BlogPress from my iPad

3 Risposte

  1. “prendendo in esame una sola strip di tre vignette”

    E’ la striscia del bambino che spara con la pistola ad acqua?

  2. […] impacchettati per bene nella settimana pre-FIBD. Dal mio punto di vista, come ho raccontato l’anno scorso, il giorno degli “scambi” per eccellenza è il venerdì: il giorno […]

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