[Angouleme 2011] L’Italia del sesso (sì, anche qui)

Uno dei fenomeni del momento, per l’editoria francese, è il ritorno del fumetto erotico. E indovinate un po’ chi sono i protagonisti.

Le riedizioni o traduzioni di lavori di Manara, Frollo, Magnus, Crepax, Baldazzini, Serpieri, Casotto, Liberatore, Saudelli e Raoul Buzzelli si sono susseguite a un ritmo crescente negli ultimi due anni. E proprio nei giorni del festival hanno toccato il picco di visibilità, conquistando la copertina di importanti riviste come Beaux Arts Magazine e L’Echo des savanes. Un fatto ambiguo, perché accanto ad una buona notizia mi pare porti con sé qualche elemento di preoccupazione.

L’aspetto positivo è che questi lavori italiani giocano un ruolo da leone nella più vasta ripresa d’interesse per il fumetto erotico, innestandosi sul contesto di un “recupero culturale” frutto del combinato disposto di nostalgia, estetizzazione e auto-legittimazione (generazionale). È in questa linea che si spiegano lavori anche molto interessnti come quello di Hugues Micol, La planète des vulves, o Comtesse di Aude Picault, esplicitamente debitori del fumetto pornopopolare anni 60 e 70 [scenario da cui si staglia un lavoro meno “al secondo grado” come la Comédie sentimentale pornographique del canadese Jimmy Beaulieu, autore che mi pare tra i più chiacchierati di questa edizione]. E le edizioni Cornélius di Magnus, o il Frollo ripreso da Delcourt, ben rappresentano questo sguardo all’indietro, che mette sotto il riflettore tante opere influenti – di “una certa tendenza” nostrana – che ha saputo mettere radici anche nella cultura fumettistica francese.

C’è però un secondo aspetto. Che chiamerei, diplomaticamente – e snobisticamente – reductio ad erectium. Ovvero, la semplicistica associazione tra il tema del sesso e gli autori italiani citati. Intendiamoci, non che non si tratti dei nostri maggiori “maestri del fumetto erotico” (come li presenta Beaux Arts), che resta un fatto vero e incontestabile. Ma quell’aggettivo pesa sempre più come un macigno, visto che pare la sola leva utilizzata per riconoscere il contributo ‘magistrale’ di questi alla storia del fumetto. E con Crepax e Magnus, soprattutto, la questione diventa davvero spinosa. In pubblicazioni assai visibili nelle edicole in questi giorni come L’Echo des Savanes n.300, o il supplemento “Sexe et BD” di Beaux Arts magazine, che mettono in copertina disegni di Manara e strillano la ‘nobiltà’ delle firme di Crepax e Liberatore, il senso dei loro lavori scivola via, sotto la spinta di una lente d’ingrandimento che mi pare ormai distorsiva. E se pensavamo che la lettura ideologica (sul loro significato pulsionale o di classica sociologia del costume) fosse superata, tocca ricredersi, ed assistere alla produzione degli ennesimi ritratti fermi agli anni 70 e 80, che presentano una rassegna di alfieri di un genere, più che artisti dalla ampia e profonda rilevanza culturale ed estetica.

Pare uno scherzo del destino, di questi tempi: italiani all’estero, protagonisti nella produzione (un’attitudine?) di rappresentazioni del sesso. E il resto… dov’è il resto?

– Posted using BlogPress from my iPad

Una Risposta

  1. Evidentemente in questa fase della nostra storia, l’Italia viene vista nella sua accezione erotica anche nel campo dei fumetti, oltre che nella politica. 😉

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