Dylan Dog, il film: le parole per dirlo – in quel teaser

Il film tratto da Dylan Dog uscirà tra due mesi tondi, il 18 marzo. E se ne discute già, ovviamente. La comunicazione teaser – sia trailer che poster – pare però che non stia entusiasmando i fans (tra cui mi ci metto volentieri: anche io mi riconosco tra i figli – se esiste – di una “generazione dylan dog”). Il gettonato fansite DDComics, infatti, scrive:

il sito italiano (www.dylandogilfilm.it) presenta una mancanza di contenuti spaventosa, tutte le informazioni e le foto del set sono state nei mesi divulgate quasi esclusivamente dal blog della produzione (http://deadofnightmovie.wordpress.com/), il teaser trailer leaked (pare dalla Russia) non convince neanche un pò, le due locandine italiane  sono già state abbondantemente criticate e le novità esclusive promesse dal regista Kevin Munroe sul futuro trailer sono rimaste tali (considerando che ancora lo aspettiamo).

Tornando sul sito ho allora riguardato il teaser trailer. E avrei un paio di considerazioni sulla sua strategia di comunicazione. Di cui vorrei far notare almeno un aspetto, ovvero le frasi/headlines utilizzate:

Prima considerazione. L’oggetto principale del teaser, narratologicamente parlando, è il logo. La sequenza si apre con il logo Moviemax, da cui si stacca una ‘costola’ (la x) che avvia il trailer, e si chiude con il logo di Dyd che appare – fumante – e si colora di rosso, a macchia d’olio, lettera per lettera. Il trailer alterna immagini e frasi, ma l’apparizione del logo della testata è il vero culmine della micro-storia in video.

Seconda considerazione. Le frasi offrono una rassegna di 4 elementi identitari, un po’ psicologici (“è un tipo…”) e molto fenomenologici (Dylan è i suoi oggetti): è un solitario, suona il clarinetto, guida un maggiolone, e indaga l’incubo. Insomma: una lista di cose e fatti, condita con un pizzico di psicologia. Una lista che appiattisce Dyd, non tanto perché siano solo 4 elementi (ci mancherebbe: è un teaser), ma perché non riesce a fare davvero sintesi della psicologia del personaggio (solitario, ok, ci sta: ma forse non è né la prima né la più indicativa delle caratteristiche). Tenta allora la via alternativa della descrizione-attraverso-gli-oggetti, ma fallisce anche qui: 2 oggetti soli, non sono quel che Eco chiamerebbe “vertigine della lista”; inoltre, non sono nemmeno i due principali, come l’abito (camiciarossa/giaccanera), e il galeone. Resta quindi il 4° elemento, la qualifica “indaga l’incubo”, decisamente descrittiva. Quasi inevitabile: l’insufficienza degli elementi suggestivi precedenti è tale che serve un finale papale papale – Dyd è un “indagatore dell’incubo”, perché fino a quella frase ancora non si è suggerito chi diavolo sia, costui, di così “unico”. Tipi solitari che suonano clarinetti o pifferi…slogan buoni anche per tanti pistoleri del cinema western. E il maggiolone non rende certo l’idea di un uomo immerso in atmosfere di orrore psichico, sociale e culturale, qual è il protagonista dell’horror di Sclavi.

La faccio breve, a costo di essere un po’ tranchant. Al centro del teaser trailer cosa si comunica? Un uomo laico, incredulo e disilluso che crede ai ‘mostri’ solo nel senso degli orrori nascosti dietro alla realtà sociale? Un uomo empatico ai limiti del contraddittorio? No. Al centro c’è un brand. Un semplice brand che enuncia se stesso. Facendolo nel modo più piatto possibile: nessun elemento suggestivo forte, ma solo piccoli dettagli piattamente descrittivi. Talmente piatto da sembrare il profilo di un cv, per un personaggio in cerca d’autore: un bel job title (indagatore dell’incubo), e una lista di skills vagamente strambi e futili (clarinetto e maggiolone, mica roba da tutti). Insomma: senza pensare alla profondità abissale dell’orrore – e della psiche – secondo Tiziano Sclavi, qui di misterioso e di spaventoso c’è proprio ben poco. E il dettaglio più inatteso, blandamente intrigante, pare essere uno solo, curioso perché raro nei promo di un prodotto per ragazzi – il fumo.

E allora, mi chiedo: tutto quel fumo intorno al logo…come mai? Ché più che da pistole – non se ne vedono – uno si immagina venga da qualche trasgressiva sigaretta. E secondo me se ne saranno fumate, mentre facevano brainstorming, senza cavare un ragno dal buco da ‘sto benedetto teaser trailer.

4 Risposte

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Laura Scarpa, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Dylan Dog, il film: le parole per dirlo – in quel teaser: http://wp.me/pzGWE-1qY […]

  2. Sto trailer sembra fatto da mio cuggggino. Lo posso fare uguale in mezza giornata.

  3. IMHO il (brutto) teaser italiano sottolinea quegli aspetti per combattere l’idea diffusasi nel fandom che questo Dylan del film non ha niente a che spartire con quello dei fumetti. Mette quindi in evidenza le caratteristiche che sono rimaste nel passaggio dalla carta alla pellicola americana, cioè gli elementi accessori, non sostanziali. E rafforza il tutto con la presenza forte del logo storico di Dylan Dog.

  4. marco: tieni a bada tuo cugggino, in futuro😉

    antob: condivido la tua ipotesi. Mi pare una buona descrizione dell’aspetto “tattico” dell’ideazione di un simile trailer, in affanno sulle aspettative dei fans, più che “in attacco” con idee e suggestioni proprie.

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