Il giornalismo fumettistico in Italia: esiste?

Risposta estremamente sintetica: più no che sì.

Ma rispondere non è semplice, e mi ci vogliono 10 paragrafi per argomentare almeno un po’. Abbiate pazienza. Per i più impazienti: si sorride al #2, l’analisi è al #3, polemiche al #6, e un provvisorio happy end – tra Natale e Capodanno si diventa ottimisti – al #9.


#1 La prendo alla lontana. La sensazione è che il giornalismo nostrano specializzato sul fumetto – attenzione: giornalismo, non parlo d’altro (critica ≠ saggistica ≠ giornalismo) – abbia dei limiti molto evidenti. Non è tanto una questione di competenza culturale generale: le persone preparate sono numerose. E c’è poco da stupirsi: checché se ne dica, l’Italia resta uno dei Paesi dalla più radicata penetrazione sociale del fumetto. Né è questione di qualità di scrittura: potrei citare almeno una dozzina di ottime penne, in termini di tecnica o stile di scrittura. La questione è più propriamente di finalità: cosa vuol dire “fare informazione” sul fumetto. Ovvero, a cosa serve, e che genere di obiettivi conoscitivi ha questo compito?

#2 La più tradizionale delle analisi valuterebbe l’estensione e la rilevanza dei supporti: quante testate o rubriche esistono, quanto vendono, quale impatto culturale hanno. Ma sarebbe una prospettiva meramente cartografica, la cui utilità – se mi passate la metafora – è essenzialmente “militare”: misurare l’occupazione del territorio (quello fisico e simbolico dell’informazione, ovviamente). Più interessante, invece, provare ad analizzare il problema in un altro modo. Per esempio, restando sempre nella terminologia bellica: in che modo lo occupa, con quali armi? Fuor di metafora: quali sono le forme giornalistiche più diffuse e praticate? Ci ho riflettuto un po’, e con l’infallibile strumento dei blog noto come spannòmetro, credo di poterlo sintetizzare così:

  1. reviews/recensioni
  2. interviste
  3. news

Su queste tipologie di articolo si fondano tutte le testate presenti sul mercato, dalla decana cartacea Fumo di China alla decana online Afnews; ma anche testate più giovani, dal cartaceo di Comic-Soon all’online di Mangaforever. Sfogliate gli indici (o i feed) e vedrete. Non mi dilungo sulle pur numerose sfumature con cui si articolano queste tipologie. La più ristretta, storicamente, mi pare la seconda, che oscilla per lo più tra career interview (in cui si ripercorre la carriera di un autore, dal punto X [90% dei casi: il debutto] all’ultimo lavoro) e intervista promozionale (in cui all’autore/editore si fa raccontare l’ultimo progetto). Sintesi da spannòmetro, dunque: un ritratto sommario sulle armi impugnate dal giornalismo specializzato. Ma vale la pena rifletterci su, perché se è questo il modo in cui esso occupa i territori dell’informazione, forse vale la pena chiederci cosa implica: questione di modelli giornalistici, utili per capire, come dicevo, “a cosa serve” il giornalismo fumettistico.

#3 Queste tre forme, certamente diversissime in termini di regole di scrittura e funzioni conoscitive, in realtà sono molto più simili di quanto si voglia ammettere. Almeno per l’uso che ne fa il giornalismo fumettistico. Perché l’apporto informativo che offrono è lo stesso: essenzialmente elencare le novità (le news), e supportare/integrare l’elenco con qualche strumento per discriminare (le recensioni) o per capire qualcosa di più su cosa contengono o come sono state realizzate (interviste e alcune reviews, intese come approfondimenti descrittivi o “focus” sul prodotto). Si tratta di strumenti di un sottogenere del giornalismo culturale il cui scopo generale è piuttosto chiaro: segnala le nuove uscite, presenta autori e opere. ……. …. Un giornalismo che promuove&presenta.

#4 Tutto questo ha un nome: promozione del consumo. Ovvero, questo giornalismo ha un unico, meta-obiettivo: sostenere il consumo di prodotti che appartengono a questo specifico mercato, presentando al pubblico l’offerta, nel suo ritmico susseguirsi di novità. Il che, se non siete dei veteromarxisti francofortesi, non è un male. E’ da sempre il mestiere del giornalismo specializzato nell’industria (culturale e non): al cinema i suoi Variety, Première, Ciak; ai videogiochi Edge, The Games Machine; eccetera. Un classico testo da studenti di giornalismo, scritto da Michael Schudson, lo spiega perfettamente: questo non è altro che il “market model” del giornalismo, per il quale il fine dell’informazione è servire il pubblico offrendo ciò che attrae audience, in un contesto di profitto, domanda/offerta, concorrenza.

#5 Eppure, lo sappiamo: il giornalismo non è solo promozione del consumo. Tanto più quello ‘speciale’ genere che è il giornalismo culturale, cui quello sul fumetto – magari in versione un po’ sfigata – appartiene. Schudson parla di altri due modelli. Nel modello Advocacy il giornalista partecipa da protagonista alla vita pubblica, rappresentando cause sociali e politiche (esempio: gli USA di un secolo fa). Nel modello Trustee il giornalista, depositario della fiducia dei cittadini, lotta per fornire loro ciò che serve sapere per restare soggetti consapevoli e attivi in un contesto democratico (il giornalista watchdog contemporaneo). Ed ecco che il giornalismo fumettistico mostra tutti i suoi limiti: cosa altro esiste, al di la della promozione del consumo? Poco. Pochissimo.

#6 I modelli sono astrazioni strumentali utili per capirsi: non serve idealizzarli né prenderli alla lettera. Ma il punto resta. Il giornalismo fumettistico italiano non scova notizie, non svela retroscena, non mette insieme fatti “lontani” per “creare racconti” (quel che si dice newsmaking) in grado di rappresentare i fatti o i punti di vista che costituiscono la “realtà” del settore. Certo, esso segnala le nuove uscite, presenta autori e opere: promuove&presenta. E lo fa spesso con grande ricchezza di dettaglio e ampiezza di copertura. Forse, però, così facendo il giornalismo fumettistico italiano non “racconta” davvero il fumetto.

#7 Ci sono molti aspetti, molte “notizie” che paiono drammaticamente sottorappresentate, nel racconto giornalistico dell’informazione specializzata. Inutile anche solo tentare un elenco: solo qualche spunto. Il punto di vista dei lettori, dei distributori, dei lavoratori è raramente raccolto. Persino fenomeni di mercato rilevanti (esempio: la pirateria digitale, dagli scanlators italiani ai numerosi siti web nostrani in cui prospera il download illegale) non sono descritti o raccontati. Dalle trasformazioni dei “mestieri” del fumetto alle condizioni dei lavoratori, dalle ascese&cadute di figure importanti agli scandali economici (i fallimenti di editori o distributori; i licenziamenti di importanti dirigenti, autori, agenti). In questo quadro, i generi e i linguaggi più raffinati – dal giornalismo d’inchiesta al giornalismo narrativo – languono in modo particolarmente evidente: non sono strumenti utili alla centralità del Market model.

#8 Una possibile spiegazione – ma parziale – potrebbe dire: ma è un mercato piccolo, non c’è mica spazio per un giornalismo a tutto campo come in USA, Francia e Giappone. La nicchia però è molto vasta – parliamo di qualche milione di lettori – e francamente mi pare una posizione essenzialmente assolutoria. Una spiegazione più corretta potrebbe dire: ma il giornalismo fumettistico, in realtà, in Italia non lo praticano dei veri giornalisti, bensì degli hobbysti/fans privi della necessaria formazione. Già più vero, ma anche qui occhio agli alibi: per guidare bene un’auto, non basta avere in tasca una patente.

#9 Al di là delle possibili spiegazioni, all’orizzonte mi pare tuttavia che si veda qualche segnale incoraggiante. Anche grazie al ruolo della Rete, che per il sistema-fumetto continua a rappresentare un potente motore di trasformazione, offrendo un più rapido scambio di informazioni, un contatto più regolare tra fonti e giornalisti, un’accesso più facile alla costruzione di supporti (webmagazine e persino blog individuali). Il tutto, nel contesto di una ridefinizione dei ruoli e delle forme (incluse le ‘patenti’) che sta attraversando il giornalismo più in generale. Un contesto che mi pare di grande aiuto per il giornalismo fumettistico. Non possiamo non essere felici, dunque, di avere visto esercitate in questo 2010 funzioni da watchdog su Festival o ComicsDay o casi di plagio, o funzioni di advocacy sulle condizioni contrattuali del lavoro degli autori. E altri episodi. Piccoli, ma importanti.

#10 Insomma, il giornalismo fumettistico in Italia si è formato nell’abitudine a ritenere che la promozione del consumo sia tutto ciò di cui ha bisogno il pubblico. Con un effetto di crescente miopia: credere che la promozione venga prima del racconto del settore. Dimenticando però che il sistema – i suoi attori e i suoi pubblici – muta, così come muta la società in cui il fumetto è immerso. E per raccontarlo l’elenco delle novità non basta: dopo l’onda lunga degli anni ’60 siamo probabilmente di fronte a un momento di profondo ricambio generazionale, anche nella cultura di chi il fumetto lo racconta giornalisticamente. Il “volto nuovo” del fumetto non è solo una lista di prodotti – manga o graphic novel o fumetti digitali che siano – ma una serie di fatti, relazioni, fenomeni, punti di vista che non sono più quelli di allora. Meno news, più giornalismo: ecco cosa serve all’informazione italiana sul fumetto. Ne beneficerà essa e il fumetto stesso: che è un pezzettino di questo mondo, e vale la pena raccontarlo.

131 Risposte

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Paolo Barelli. Paolo Barelli said: RT @Fumettologic: Il giornalismo fumettistico in Italia: esiste?: http://wp.me/pzGWE-1kL […]

  2. in parte concordo.
    meno news, più collegamenti, più ragionamenti su…

    ma non dimentichiamo che le opere a fumetti sono il cuore del fumetto. insomma, forse si dovrebbe promuovere meno il presente per il presente, e più fare scelte decise su quello che funziona ed è rilevante oppure no. mi sembra ne abbia scritto recentemente anche interdonato. è verissimo.

    in merito invece a quel che si muove nel fumetto… forse, il problema è che si muove troppo poco. o in modo sempre troppo autoreferenziale. e che si rischi di cadere nella perversione opposta del giornalismo, della caccia agli scoop che non esistono. il caso bao publishing, per esempio. il primo che mi viene in mente. trovo odioso quando il “giornalismo” muscolare esibizione di conoscenza, di presunto potere, di accreditamenti, o di velata propaganda cultural-politica.

    e poi mi chiedo… il giornalismo di altre forme di comunicazione (o di altre forme artistiche) oggi in italia è davvero meglio?

    harry

    • La domanda finale è legittima, ma non mi piace: somiglia troppo alla litania – dannatamente italiana – del “Così fan tutte”. Posto che sia anche vero che gli altri giornalismi culturali sono malmessi quanto quello fumettistico (e secondo me non lo è, e nemmeno lontanamente) il rischio della auto-assoluzione è dietro l’angolo.

      Sul punto della indiscriminata “caccia agli scoop” ti do ragione. E il caso che citi è un brutto segnale, lo condivido. Ma qui siamo vicini al grado zero: ben venga, un po’ di caccia agli scoop, se serve a scacciare l’eccesso di pappa pronta costituito dal ricircolo – rumoroso, dispersivo, futile – di comunicati che produce “giornalismo fotocopia” su “testate fotocopia”.

      Le opere sono il cuore del fumetto? Certo. Come i film lo sono del cinema. Non lo contesto, anzi, posso persino sottoscriverlo. Però qui parlavo d’altro: il giornalismo fumettistico (mille volte peggio di quello cinematografico) pensa solo alle benedette opere (meglio: prodotti), e si disinteressa del resto. E questo non ha nulla a che vedere con l’attribuire ad esse la pur giusta centralità giornalistica. Giornalismo, Harry: non la critica. La critica deve occuparsi di opere. Il giornalismo, però, non coincide con la critica (ulteriore nodo incasinato nella cultura fumettistica: ritenere troppo spesso sinonimi questi due tipi di discorsi/mestieri/professioni).

      Dunque, caro Harry, resta il suggerimento: meno news, più collegamenti, fatti, notizie. Il primo problema di cui devono occuparsi le testate giornalistiche specializzate è questo. Basta che si cominci. Poi verranno nuovi e ulteriori commenti.

      • Mi attacco qui per commentare, visto che si parla anche di giornalismo in altri ambiti.
        In effetti faccio parte della schiera di chi si occupa, in maniera amatoriale, di fumetti. Ho sempre ritenuto di fare più della critica fumettistica, che non del giornalismo vero e proprio.
        Un’attività molto più giornalistica, invece, è quella del blogger scientifico:

        http://sciencebackstage.blogosfere.it/

        Portare quell’esperienza nel mondo del fumetto (e credo che già solo questo sarebbe un primo importante passo verso la strada tracciata da Matteo) non è certo semplice, anche se ho provato a farlo scrivendo questa news:

        http://www.lospaziobianco.it/18562-Fumetti-contro-AIDS-campagna-AIDOS-rivolta-tutti-cartoonist

        (o almeno quando l’ho scritta era tale!)
        Certo la news si occupa di un sotto argomento (il fumetto educativo) che probabilmente si presta maggiormente a un approccio giornalistico rispetto al fumetto generalista. E certo è solo una news, quindi non presenta una ricerca vasta come invece avrei potuto fare per un articolo vero e proprio, sempre sullo stesso argomento. Forse, però, potrebbe essere una strada interessante da percorre e da aggiungere alla strada tracciata da Matteo nel suo post, quella del “giornalismo fumettistico d’inchiesta”.

        Auguri a tutti per queste feste e scusate la logorrea
        Gianluigi!

  3. per intanto, mi associo in tutto e per tutto al buon Harry, sopratutto per la prima parte, ma va bene anche la seconda e il suo finale.
    poi, per la prima parte d harry, comunque, il giornalismo pure un pò manca..

  4. In gran parte trovo che Matteo (tanto per cambiare🙂 ) abbia centrato il punto.
    Una post-illa, se posso. Forse dovremmo spendere anche qualche parola sugli uffici stampa di editori ed enti. Che nel fumetto a me sembra, continuino ad essere, con le dovute eccezioni, oggetti misteriosi.
    Esistono? Cosa fanno? Si rendono conto del potere d’indirizzo e di stimolo che dovrebbero/potrebbero avere sul circuito dell’informazione e sulla pratica ,sempre più diffusa nella cucina dei media, di riciclare contenuti precotti altrove?

    • marcod: hai ragione, gli uffici stampa meritano riflessioni ad hoc. Non solo perché misteriosi, rispetto a un ruolo importante che va meglio compreso e riconosciuto. Ma anche perché in diversi casi (e lo dico con sincero dispiacere, visto il mio mestiere) sono gestiti con un’approssimazione che produce effetti tutt’altro che secondari rispetto ai giornalisti, agli stessi editori e in definitiva alla percezione sociale del fumetto.

      La questione del “riciclo” di contenuti, però, è un aspetto che riguarda l’intero sistema dell’informazione. Anche se pure su questo si potrebbe provare ad analizzare le specificità del giornalismo fumettistico. Che mi pare profondamente cambiato rispetto anche solo a 10 anni fa: talvolta sembra particolarmente “dipendente” dai comunicati (soprattutto i numerosi siti web che prosperano sul mero copiaincolla – cosa nota, anche se non ancora sufficientemente analizzata e raccontata).

  5. il mero copia-incolla, gli uffici stampa oggetti misteriosi etc. analisi acuta e commenti appropriati. ma è un ulteriore problema di questo settore. l’ennesimo…

  6. matteo, hai ragione, la mia chiusura può essere fraintesa e cadere nell’autoassoluzione. non voleva essere questo.

    solo, davvero, credo che le dinamiche e i processi in atto nel nostro fumetto siano ancora troppo marginali, e spesso insignificanti, perché costituiscano il cuore di un giornalismo efficace. a meno di non superare il limite auto-limitante, e parlare non più di giornalismo specializzato in fumetti, ma di giornalismo a tuttotondo dell’impresa culturale e mediatica. ecco, forse quello che ci richiede questa “modernità” è un salto in questo senso. e allora, da questo punto di vista, del fumetto, sul fumetto, in un contesto di analisi e di osservazione più alto (e altro) ci sarebbe molto di più da dire.

    harry

    • harry, non credo che i fatti e le notizie che vengono dal (e avvengono nel) fumetto siano “processi marginali”. Di nuovo: questo mercato, nicchia o meno, è vasto quanto basta per accogliere giornalismo in quantità. E infatti lo vediamo, intorno a noi: le testate sono numerosissime. Il problema sta nel fatto che è un giornalismo ‘monco’ di alcuni obiettivi (e quindi di certi materiali).

      Il giornalismo “a tutto tondo” (senza esagerare: non ci sono scandali Watergate da narrare) è proprio quello che può fare – e dovrebbe fare, in primis – il giornalismo specializzato. Vedi esempi stranieri, da The Beat a ActuaBD a icv2, per dirne tre.

      Parli di “giornalismo a tuttotondo dell’impresa culturale e mediatica”. Ma pare – se capisco correttamente – che sia qualcosa d’altro (un mestiere diverso?) rispetto al giornalismo specializzato. Ebbene: non lo è.

  7. Bellissimo articolo…..lo linko….chissà che a qualche zucca non completamente vuota possa servire!

  8. A mio parere, come già detto da altri in passato (mi ricordo Recchioni), il problema è anche che molti di coloro che si occupano di informazione sembran sperare di esser in futuro assunti da qualche editore, quindi stan ben attenti a non pestare i piedi a nessuno. Si vede anche nei forum (specie nel principale a mio giudizio, comicus), in cui intervengono molti mod e addetti ai lavori, certe notizie sono stroncate sul nascere o non se le fila nessuno, (vedi caso Maconi/beccogiallo ad es).

  9. leggo che il sito fumettodautore mi ringrazia e mi tira le orecchie. Premessa: li ringrazio anche io della citazione. E apprezzo le tirate d’orecchie, in massima trasparenza e serenità (lo so che è dura, ma ci si prova).

    http://www.fumettodautore.com/news/fda/1997-fumetto-dautore-ringrazia-matteo-stefanelli

    Al loro invito rispondo facilmente, e con piacere. Sì, seguo la testata come tante; e sì, pensavo anche ad essa quando sceglievo alcuni esempi da citare come “segnali positivi” (uno su tutti: la scelta di ‘stare addosso’ alle notizie intorno al ComicsDay. Anche se sono parte in causa del progetto, sono stato felice di vedere qualcuno fare le pulci, prima ancora che concordare o meno sul merito di quanto scritto).

    Occhio però a non farsi prendere dal “sacro fuoco” della ricerca di visibilità. Mi spiego: non ho citato quella testata semplicemente perché…non ne ho citata nessuna. Ovvero, al momento di fare esempi sulle “notizie sottorappresentate”, così come sui “segnali positivi” (i paragrafi #7 e #9, giustamente citati da fumettodautore), ho elencato alcune notizie, ma non le testate.

    Ovvero: nessuna dimenticanza, ma trattamento uguale per tutti. Nessuna pubblicità, ma un ragionamento sul merito, prima che sui nomi.
    Dunque, massima serenità: nessuna polemica mia, nessun sacro fuoco loro (spero).
    Giusto?

  10. Grazie Matteo che citi tutti, anche perchè di Cita del fumetto italiano (ndr gente che scimmiotta appunto-detto perchè qualcuno non lo capirà) ce ne sono parecchi….tu sei bravo a non calpestare nessuno, ma come me ce ne sono taaantissimi che rosicano perchè hanno poca visibilità! eccheccazzo aiutali!

  11. momonedusa: ma certo, è chiaro che molti usino il giornalismo specializzato come trampolino per lavori redazionali, creativi, produttivi. Nulla di nuovo rispetto a millantamila altri settori professionali. E secondo me, non è in sè un male.

    Il problema viene quando questo mortifica il prodotto informativo… Esempio che citi: qualcuno ha forse preso in mano il telefono e ha sentito sia autore che editore (e non uno solo dei due), con domande precise e circostanziate, e senza il desiderio precostituito di difendere uno o l’altro, per ricostruire due punti di vista e lasciare al lettore la possibilità di farsi un’opinione?

    Poi c’è il nodo della particolare “cultura” del fandom fumettistico nostrano. Da cui proviene il più degli aspiranti giornalisti (ho raramente avuto studenti di materie o ambizioni giornalistiche interessati a scrivere di fumetto…).

    • Infatti è quello il problema, nessuno ha preso il telefono per chiedere, si è preferito glissare sulla cosa. Non credo che in un periodo in cui si dibatteva parecchio di giusto compenso agli autori, sfruttamento da parte degli editori, questa notizia potesse essere ritenuta da nessuno irrilevante e non degna di essere approfondita.
      Che non credo sia così difficile trovare i recapiti degli interessati per degli addetti ai lavori.
      Lo stesso avvenne quando ci fu la polemica su Bilotta per la Dottrina, lì al limite si poteva discutere se era puro gossip, ma se un noto sito dopo poco esce con un’intervista, gli si chiede cosa prova e riguardo all’opera, e non gli si chiede nulla sulla questione, beh, per me c’è qualcosa che non va, visto che sul forum se ne era parlato parecchio e quindi un minimo interessava.

  12. Ciao matteo.
    Non ho ancora letto l’articolo (sono tornato ora da lavoro) ma ti segnalo, a proposito di giornalismo, il nuovo numero di fumettomania.
    Questo nuovo numero e’ interamente digitale, dopo vent’anni di produzione cartacea.
    Trovi tutte le info sul sito http://www.fumettomania.net
    grazie
    Auguri di buon anno nuovo

    mario b.

  13. Salve Professore Stefanelli,

    rileggendo il paragrafo 2 del tuo articolo, la tua risposta a Fumetto d’Autore non convince, a proposito delle citazioni.
    Ribadisco: se volevi fare una lezione di giornalismo (e la cosa ci può pure stare…) l’hai fatta facendo cattiva informazione, e l’ultima cosa che ha bisogno il settore dell’informazione a fumetti, sono proprio i “cattivi” maestri…

    Il perchè gli altri siti non hanno parlato del Caso Maconi lo avevo provato a “spiegare” in questo articolo che mette insieme alcuni “puntini”:

    http://www.fumettodautore.com/editoriali/1706-leditoriale-r-il-fumettomondo-ha-un-problema-con-i-siti-di-informazione

    Fuor di polemica, una domanda spontanea: Ma se anche tu sai come si fa un sito di informazione e di cosa deve e come ne deve parlare, ma perchè non lo realizzi?

    I mezzi per realizzare una cosa simile non penso che ti mancano.

    Altra domanda (più che altro pararetorica…): io non mi creo problemi a venirti a rispondere qui, tu invece perchè rispondi qui e non su Fumetto d’Autore?

    • conte: non ho risposto là perché non volevo, banalmente, essere il primo a farlo. Essendo il diretto interessato, volevo prima lasciare la possibilità ai lettori di eventuali commenti. Ma la farò certamente tra oggi e domani: non sono schizzinoso, e mi pare persino corretto. Non credere che ci siano altre ragioni: capisco la tua domanda, ma il mio modo di procedere (permettimelo) mi impone di evitare di essere invasivo in casa d’altri.

      Sul caso Maconi ho letto ora il vostro pezzo. Che ha una parte dai toni forse un po’ polemici, ma certamente utile (le vostre ipotesi sul perché altri non se ne sono occupati). Tuttavia ha anche un limite molto forte: nemmeno voi avete raccolto – come suggerivo – le voci di entrambe gli interessati, ovvero sia Maconi che BeccoGiallo. Credo che sarebbe stato buon giornalismo; senza, invece (e che lo abbiate voluto o meno) è stato invece un pezzo che ha inevitabilmente prestato il fianco a critiche per la sua – strutturale – parzialità. [ah: se mi sono perso altri link, ditelo: mi fa piacere recuperare “pezzi”, se ne ho persi per strada].

      Sulla “cattiva informazione” che ho fatto, invece, mi spiace ma non capisco bene cosa intendi. Le testate elencate al par #2 non hanno nulla a che vedere con il “citare qualcuno e dimenticarsi di altri”. Ti invito a rileggere per bene: scrivevo “Su queste tipologie di articolo si fondano tutte le testate presenti sul mercato”. Per TUTTE intendo anche voi. Ma invece di fare l’elenco del telefono per spiegare cosa vuol dire “tutte”, mi sono limitato alle 2 più vecchie (un criterio ben poco contestabile), e a 2 a caso tra le più giovani (sicuramente opinabile). Non puoi però attribuire a questi esempi nessuna nota di merito né di demerito, però: sono TUTTE uguali. Che valore diverso avrebbe dire Mangaforever o fumettodautore o comicus? In questo caso, nessuno. In altri casi, invece, lo avrebbe. E vengo al punto.

      La dimenticanza cui alludi tu, invece, sarebbe ben altra cosa: riguarderebbe il discorso che si sviluppa dopo. Al par 7 e 9, dove dico qualcosa di più entrando nel merito delle questioni. E’ lì che potrebbe esserci stata una attenzione particolare per qualcuno, o una dimenticanza per qualcun altro. Per esempio, dicendo che a sottovalutare certe notizie ci sono soprattutto tizio e caio (magari includendo voi). Ma questo non è il caso, perché non ho citato nessun caso specifico di testate ‘distratte’. Oppure, dicendo che i buoni segnali vengono solo da tizio e caio (magari dimenticando voi). Ma anche questo non è il caso, perché non ho citato nessun caso specifico di testate ‘attente’.

      E dunque? Conte: il mio era un ragionamento un po’ più ampio e distante dai casi specifici. Volutamente: non è la sede, un misero blog, per fare rassegne complete e produrre pagelle analitiche caso per caso.

      Se vuoi una lezione di giornalismo, la faccio. Anzi, è vero, questa un po’, lo era. Ma attento: non tutte le lezioni sono case histories. Questa non lo era. Era una lezione tematica, su un problema teorico (“Modelli di giornalismo: teorie sociologiche. L’approccio di M.Schudson”) applicato al fumettogiornalismo italiano.

      Se invece vuoi riconosciuto il contributo della tua testata, dai tempo al tempo. Non ho problemi a dire che una parte del vostro lavoro è stata buona, e che la ho apprezzata, forse persino in controtendenza rispetto ad alcuni operatori. Non ho nemmeno problemi a dire che talvolta avete invece svolto un lavoro non buono, sgangherato, che al di là del mio mestiere ritengo sia normale e sano criticare.

      Infine: mi inviti a fare un sito di informazione. Volentieri. Ma non è tra le mie priorità. Di informazione ne produco a sufficienza, per il momento. E poi ci sono altri – voi inclusi – che credo possano facilmente migliorare. Basta avere le idee e la voglia di farlo.

      • Professore, direi che questa discussione può essere da spunto per una discussione “giornalistica” può ampia. Visto che vogliamo elevare l’informazione di settore, diamo il buon esempio equiparandoci subito in questo caso al mondo e agli strumenti dell’informazione del piano di sopra. Perchè invece di un semplice commento non mandi a Fumetto d’Autore un tuo intervento che affronta e sviluppa meglio tutti questi punti? Così ne facciamo un discorso ampio anche per altri cappuccetti rossi.

        • massima disponibilità per proseguire la discussione: parliamone in pvt.

          Avendo molti amici tra i lupi mannari, sappi che apprezzo la battuta su cappuccetto rosso. So anche che è una innocua personcina che, semplicemente, adora la satira roboante.

  14. Professor Stefanelli,
    Le volevo far notare che, qui, il popolo bue non capisce il Suo blando trucco retorico. Lei scrive che lo stato del giornalismo fumettistico patrio è disastroso per riuscire così a mascherare un secondo fine: vuole, con grazia, sottolineare quanto siamo fortunati ad avere Lei che gratifica la nostra esistenza meschina con notizie ben scelte e informazioni oculatamente verificate, tra le quali è capace di tracciare connessioni inattese e sorprendenti.
    Qui, un’orda di disperati bussa alle soglie dell’oblio per ottenere un attestato di presenza. Un atto senz’altro necessario quando i posteri si rivolgeranno a un blog tanto autorevole come il Suo per ricostruire la storia del giornalismo fumettistico. Non hanno capito, professor Stefanelli, che Lei stava parlando di Sé e non di loro.
    Riesco addirittura a immaginarmi il Suo sopracciglio fremere leggendo le pochezze del pensiero del conte di cagliostro. Mi sembra quasi di sentire la sua voce, un poco garrula, lanciarsi in invettive contro quella prosa noiosa, resa appena leggibile dalla distesa di errori grammaticali. La sento richiedere a gran voce la presenza di un nuovo maestro Manzi che possa donare a quella penna infelice una grammatica migliore per librare quella risicata sintassi verso nuovi inutili lidi.
    Cordialità
    Sua sempre devota
    Cappuccetto Rosso

  15. Io non vedo tutti questi milioni di persone interessate ai fumetti. I lettori di fumetti sono poche centinaia di migliaia e la maggior parte prendono Tex, Dylan Dog e Diabolik “perché fanno la collezione”.
    A nessuno frega niente dei fumetti, quindi è normale che siano poche le persone a cui interessa mettere su un sito o un blog di informazione. C’è da stupirsi che qualcuno lo faccia.
    Basta fare un confronto con settori come gossip, cinema e calcio che interessano a milioni di persone.
    I siti e blog sui fumetti sono dieci/venti. Quelli su gossip, cinema e calcio sono centinaia se non migliaia.
    Il copia/incolla da un sito all’altro di cui parlate nei commenti non esiste nel settore dei fumetti. Ovvio che se muore Charles Schulz ne parlano tutti a catena, però non è la regola.
    Cercate con Google “Miley Cyrus bong”. E’ dai tempi dell’acquisizione della Marvel da parte della Disney che una notizia sui fumetti non suscita il clamore di Miley Cyrus che fuma un bong di salvia.

  16. luigi s. tocca un punto fondamentale. ma non è solo un problema riferito al numero di siti o blog che possono occuparsi di un giornalismo di settore come questo. la domanda più specifica potrebbe essere… a chi e a quanti potrebbe interessare un giornalismo fatto di notizie del mondo del fumetto?
    o, specularmente, come è possibile fare del giornalismo di settore che non parli solo agli addetti ai lavori, ma potenzialmente a tutti?

    h.

  17. […] o retorica, è Il giornalismo fumettistico in Italia: esiste?, la sua risposta la trovate facendo click qui. La potete anche commentare, naturalmente: è un blog. Attenzione, però, non è la vostra vista […]

  18. Ok, il fumetto interessa a pochi.
    Difficile un giornalismo professionistico. Nel senso di pagato.
    Ma anche a livello dilettantistico si può essere professionali.
    Non credo ci saranno mai 10000 siti importanti sul fumetto, ma fosse solo uno sarebbe auspicabile cercasse di farla sul serio informazione.
    Come puoi fare del giornalismo, se hai paura di pestare i piedi? Questa è l’impressione che ho io almeno.
    Per quel che dice il buon Harry “specularmente, come è possibile fare del giornalismo di settore che non parli solo agli addetti ai lavori, ma potenzialmente a tutti”. Credo sia impossibile. ma vale per ogni settore.
    Per quanto interessi a molti, un non interessato al calcio difficilmente si interesserà al giornalismo sul football. non credo che la qualità del giornalismo sia legata al numero di coloro che lo seguono.
    Cioè, Studio Aperto è seguito da un sacco di gente, ma….

  19. Provo a formula qualche ipotesi sul perché, partendo dalla formazione acquisita come lettori.
    Aggiungo alcuni spunti a quelli formulati in questo post e avanzo una proposta: realizzare un sito-aggregatore delle risorse esistenti. Perché comunque, nonostante tutto, del buono c’è.
    http://sonoioche.blogspot.com/2010/12/giornalismo-e-fumetto-coppia.html

  20. Tra i motivi che fanno pendere l’ago della bilancia verso una forma di giornalismo divulgativo (“promozione al consumo”) metterei anche il mercato misero numericamente di tanti fumetti e il conseguente effetto “WWF”.

    Opere che vendono 1000, 2000 copie sono praticamente invisibili, viene naturale volerne parlare e dar loro un briciolo di visibilità in più.

    Un po’ come salvare i panda! Chi va a lamentarsi che sono bestiacce puzzolenti e irritabili, quando sono in via d’estinzione?

  21. sono daccordo solo con il commento di momonedusa. Vedo troppi alibi e riflessi condizionati, in questi pur rapidi commenti.

    L’analisi secondo cui in Italia i lettori sono pochi è peraltro una premessa sbagliata: se anche fossero solo 1 milione (e sono di più), o solo 10.000, avremmo comunque un bacino sufficiente per un mercato del giornalismo specializzato. Che c’è, ma galleggia in un bacino risicato perché non si prova ad aggiungere ingredienti (piccoli o grandi, ‘alti’ o ‘bassi’: chissene) a quelli esistenti.

    Occhio, quindi: il mercato del giornalismo fumettistico non è solo un epifenomeno di altro, ma un mercato che si costruisce con l’offerta di contenuti (giornalistici) e la professionalità (giornalistica). Soldi o meno, siamo alle solite: i mercati non esistono (o non si estendono) finché non si lavora per farli esistere: investire sulla qualità e sulle idee non è solo una funzione del budget…

    Ah: Ettore. Se parli di “divulgazione del fumetto”, siamo alle solite: non serve il proselitismo, non serve la promozione del consumo. Serve trovare storie, fatti, notizie interessanti da raccontare. E serve raccontarle bene, con tecniche, e ritmo, e titoli giusti.

    Per esempio: è mai possibile che in questi giorni si siano ricordati anniversari delle vignette su Maometto di Westergaard e dell’attentato a Lars Vilks, e nessuno che si sbatte per raccontare chi sono gli autori, in quali redazioni lavorano, cosa pensano, quali stili e iconografie producono, come vivono la loro merdosissima (oggi) quotidianità…?? Questo sarebbe certamente giornalismo specializzato (si approfondirebbero dettagli su disegnatori, le loro vignette, le loro matrici culturali, il contesto editoriale, il mestiere del fumettista) e insieme è buon giornalismo che può interessare chiunque.

    • sì, è tutto vero, soprattutto che il mercato si crea con l’offerta, l’abbiamo capito da tempo.
      ma qui si cerca anche di dire perché non viene creata l’offerta necessaria. e quindi perché non si forma la professionalità necessaria. Certamente non è un dibattito indispensabile allo sviluppo del g.-sul-f. ma utile sì.
      E poi c’è un altro aspetto che, comprensibilmente, tralasci: gli obiettivi. Una testata giornalistica deve avere degli obiettivi. Sulla base di questi, crea il proprio timone giornaliero, selezione temi e collaboratori.
      Qui siamo ancora nei territori dell’idealismo o della palestra per poi lavorare nel settore editoriale o distributivo. Anche per questo ultimo motivo, le competenze che pure si formano (i Plazzi, i Lupoi etc.) non vengono conservate e non consentono di stratificare nel tempo le competenze utili.
      O arriva qualcuno con i soldi ed un entusiamo da leone, oppure dobbiamo, anche in questo caso riuscire a fare “sistema” per produrre lo strumento che ci serve.

      • Sul discorso Panda… In questo caso per la sopravvivenza della specie servono i lettori, se spaccio ogni vaccata per capolavoro la gente smette di leggere…. E’ come condannare la specie per salvare un esemplare…
        Invece per quel che dice MicGin sulla palestra, quello si riallaccia al problema che ho detto prima, se è quello il mio scopo farò sempre troppa attenzione a non pestare i piedi a qualcuno.

        • concordo sull’esistenza del problema, ma gli dò un rilievo diverso: c’è anche e soprattutto una sorta di “autocensura preventiva”. e il puntare ad una carriera, viceversa, non impedisce di essere pungenti o critici perché potrebbe servire a farsi notare di più.

        • Momonedusa: ricordi dei principi professionali semplici, ma tutt’altro che banali. Hey, ripassa più spesso a commentare😉
          La questione dell’enfasi o dell’attenzione giornalistica è importantissima, ed è un tema generale (esempio: Repubblica che parlava nel 2010 più di prostitute che di Africa) ma anche del giornalismo sul fumetto. Ne ho parlato spesso con i più attenti francesi, come pasamonik o groensteen (che ne hanno scritto, polemicamente, in almeno un libro a testa). E in Italia sarebbe ora di parlarne: troppo spesso si offre spazio, visibilità ed enfasi (mi espongo: lucio parrillo e Gabriele dell’otto NON sono tra i più rappresentativi e dotati autori italiani, checché ne dicano i loro editori o i giornalisti-fans che credono solo…ai loro editori) a prodotti secondari, col rischio di equiparare la mediocrità alla rilevanza.

          Ma mi fermo qui, perché divento generico e rischio che poi qualche ingenuo creda che nei miei auspici ci sia vedere meno Tex e più Chris Ware, come se fosse una lotta tra ‘certo fumetto’ e ‘altro fumetto’. Aspettatevi una sorpresa, proprio su questo, domani😉

  22. Avete credo anche dimenticato un aspetto a me caro. Cito the professor: “…nessuno che si sbatte per raccontare chi sono gli autori, in quali redazioni lavorano, cosa pensano, quali stili e iconografie producono, come vivono la loro merdosissima (oggi) quotidianità…?? ”
    Ecco il punto: questo vale solo per gli autori “affermati”, mentre dovrebbe valere per tutti queli che nel sottobosco fumettistico producono agli stessi livelli delle major…e senza citare il sottoscritto, potrei fare molti nomi che ad esempio il buon Ginevra conosce. E basta con “spazio autorpodotto” o “produzioni indipendenti”….Possono non piacervi, ma non ignorarle ad eternum. Ci sono così tante realtà e qualità pari se non superiori anche per professionalità ( lo so- professionalità non è sinonimo di artisticità, ma almeno riconoscetene gli sforzi) che scusate se “me la meno” ma a testa alta affermo che ORA le cose nuove, artistiche e innovative avvengono soprattutto grazie agli indipendenti….e dovreste aiutarli, non ghettizzarli come è stato fatto e come avviene tutt’ora. Dimenticate chi era Chris Ware? Il mercato è importante ma non esiste solo IL MERCATO. E se voi EMINENZE non parlate di più di noi, anzi dei giovani dato che ormai io un ragazzino non lo sono più, sarà veramente difficile un ricambio generazionale. Voi come molti politici parlate bene ma razzolate male. E potrei citare ad esempio il comics day. Insomma riassumendo: nei siti di informazione generalisti non basta a mio avviso “una misera finestrella pipshow” che parla dell’ennesima rivista o fumetto autoprodotto dal tal giovane, ma una bella ricerca a spettro ampio su quello che ormai nel panorama internazionale e nostrano accade. C’è un mondo la fuori ma quello che ne esce è solo l’ennesima pallosa ristampa del tal supereroe o -orrore- una ri-edizione ri-impaginata alla cazzo o peggio ancora una storia dimenticata dal maestro morto e finita o ridisegnata dall’ennesimo allievo. Ma vi pare? Spero che qualcuno di voi si interessi e non solo per il battito di ali di una farfalla.

    • Il mercato non va contestato. Va capito. Perché troppi lo dipingono in modo stereotipato: nn è un monolite. Cambia. E il successo di tanti indipendenti, nel mondo, lo dimostra, sempre, da decenni, in tutti i settori.
      Alcune major lo hanno capito, altre no. Alcuni giornalisti lo hanno capito, altri no. Alcuni fans, pure: ma tra chi scrive, forse, prevale ancora una visione monolitica delle dinamiche del mercato culturale.

      Miniesempio. Nelle best of USA che ho segnalato, lo si vede bene: alcuni giornalisti come douglas wolk lo hanno capito, e hanno messo sia un bel Batman di morrison sia (al primo posto) un gioiello che i giornalisti più ingenui hanno ritenuto marginale (il libro di Adam Hines). Da noi c’è ancora chi mette Superamici o Canicola nel ghetto delle produzioni indipendenti, senza capire un fatto decisivo: il nuovo mainstream verra da li. E Rizzoli o Coconino lo hanno capito. I nostri fanzinari pseudogiornalisti, no.

      Il mercato cambierà, li sorpasserà, e da Alfieri del mercato (contro gli snobbabili indy), ne diventeranno vittime e contestatori. Una triste, antica, umanissima parabola: alcuni uomini sono destinati a perdersi.

    • thanks Passenger
      negli anni novanta, su Schizzo, abbiamo anche parlato di autori emergenti, intervistandoli, trattandoli da pari con gli altri. è un lavoro che abbiamo già fatto.
      Forse non abbiamo fatto scuola a livello di rivista, ma penso che abbiamo contribuito all’affermazione di parecchi autori e collettivi e anche preparato la strada alla linea di diverse case editrici.
      In un certo senso…. abbiamo fatto anche noi “promozione del mercato” ma ci siamo anche occupati di editoria, mostre mercato etc.
      ricordo il consenso di lettori e abbonati ma anche una certa sottovalutazione/distanza da parte di vari addetti ai lavori.
      tutto questo è passato e molte questioni rimangono tali e quali.
      sono convinto che sia importante unire le forze. il comics day, che mi sembra di capire critichi, è un tentativo. ma lo può essere anche un festival/raduno, una rivista e chissà cos’altro.
      ok…
      ne riparliamo l’anno prossimo!😉

  23. Buon penultimo anno Maya a tutti!

    Ho letto con estremo interesse questa discussione ed ho apprezzato in modo particolare il modo di impostarla del padrone di casa: Nessuna lista di buoni(che ci sono) e cattivi(che ci sono), ma la consapevolezza che la somma dia un valore negativo. Mi sembra che sia un dato oggettivo, nessuno degli intervenuti, anche se su posizioni differenti, lo smentisce.

    Di mio ci aggiungo un’ altra deficienza, anche questa imputabile a molti ma non a tutti (di certo imputabile a me stesso, così metto le mani avanti):
    Autori, disegnatori e scrittori dovrebbero arricchire le discussioni critiche, dovrebbero citare il lavoro di altri autori che stanno seguendo, recensire in maniera partigiana e appunto autoriale i volumi che li colpiscono. Sembra spesso che chi realizza poi veramente i fumetti sia muto al tavolo da disegno ad occuparsi solo del suo, impermeabile a quello che accade intorno e soprattutto cieco nei confronti di “generi” di racconto diversi dal proprio. So per certo che non è così, che autori di raffinate graphic novel possono parlarti per ore di Erik Larsen, che autori indy sboccati adorano skydoll, che ligi disegnatori Disney guardano con interesse alle sperimentazioni di Dash Shaw, che tutti leggono la Bonelli, che troppo pochi leggono One Piece.

    Sto parlando di critica e non di giornalismo, l’oggetto di questa discussione, ma sono convinto che un maggiore coinvolgimento degli autori creerebbe i presupposti per un approccio più libero, trasversale e ricco al fumetto, interesserebbe maggiormente gli appassionati e attrarrebbe nuovi curiosi.

    Un pubblico già stimolato dagli autori sarebbe molto più pronto e assetato del buon giornalismo che qui ci si auspica.

    Ciao.
    Ratigher

  24. Ratigher dice bene. Un autore presente, vicino al lettore e dialogante è uno dei presupposti ideali per avere lettori più attivi, interessati e curiosi.
    È un punto da cui partire e una buona ammissione – poi vabbè ogni elemento della catena avrà la sua da fare.
    In Italia la qualità non manca mica, a volte sono i canali e le motivazioni a mancare.
    Un lettore più attivo e interessato creerebbe domanda (anzi domande, quindi in generale richiesta di input e informazioni) e così necessità di gente che riporta, di giornalisti, e poi magari anche di maggior professionismo da parte chi fa il critico.
    Non credo si sta prendendo alla larga, è un aspetto dell’andare a monte del problema.

    Credo che buona parte del problema stia nel punto 8 di Matteo. Sta nel capire cosa vogliono e cosa interessa a quel buon numero di lettori, magari sottovalutati… o magari non sufficientemente presi in considerazione e stimolati? …o forse una gran parte di loro non è ancora abbastanza esigente e consapevole? (non lo dico con presunzione, eh, ci mancherebbe)

  25. “”Meno news, più giornalismo: ecco cosa serve all’informazione italiana sul fumetto. Ne beneficerà essa e il fumetto stesso: che è un pezzettino di questo mondo, e vale la pena raccontarlo.””

    In parte concordo solo in parte che senza news non so dove andrebbero a finire i diletti utenti attirati da tante di quelle sirene che te li raccomando e troppo spesso capaci di criticare per la virgola o per il nome sbagliato,..però sono senz’altro d’accordo sulla necessità di un migliore approfondimento, anche se non è semplice mancano troppo spesso i lettore attivi e e interessati che darebbero vita sul serio a una domanda di qualità e non di mere notizie sovrapposte alle altre…che hanno poco senso.

    Mi chiedo, ad esempio, a quanti interessi di conoscere o farebbero lo sforzo di seguire le informazioni sui siti di lingua spagnola, ve ne sono di davvero interessanti.

    • Debris: non ho detto NIENTE news. Ho detto MENO. Una delle regole del giornalismo: distinguere che cosa è una notizia, e che cosa non lo è. Ecco che cosa si fa troppo poco (online soprattutto), e su cui mi piacerebbe che si lavorasse in questo 2011.

      • Certamente Matteos – la mia era una esagerazione voluta – altrimenti non citavo il testo in apertura. Su cosa sia una notizia…esiste il problema delle regole redazionali…A volte una redazione valuta come notizia una scemenza assoluta…Personalmente alcune informazioni neppure le considero ma sono passate e passano, con buoni risultati, anche dove opero io.

  26. Ringrazio ratigher per la ottima sintesi. E anche per la autocritica, incluso il suggerimento prezioso che ha offerto al dibattito: far intervenire autori non solo quando devono presentare i loro lavori, ma per discutere quelli altrui, attivamente, mettendosi in gioco.

    Dopodiché, faccio immediatamente colui che frena gli entusiasmi. E rispondo anche a Valerio: occhio non idealizzare un mito: il rapporto diretto autori-lettori. Quello che conta oggi, infatti, non è quello: anzi, il contrario. Nel fumetto autori e lettori sono stati sempre molto vicini, a discapito del ruolo degli intermediari: i giornalisti. Oggi serve capire meglio, e responsabilizzare questi intermediari. I media che hanno buoni mediatori servono bene sia il proprio pubblico, sia il mondo della produzione (e l’informazione più in generale). Chi invece immagina i giornalisti come meri “portatori di microfono” alle bocche degli autori (nella logica di promozione del consumo che citavo, in cui si prova solo a far loro raccontare carriera/progetto) non ha capito nulla di cosa sia fare giornalismo (cultirale, poi…). E inoltre, mostra di non essere capace di vedere cosa fa la differenza nel dare un contributo vero a un sistema, che è offrire contributi strutturanti (non mi dilungo, qui), senza invece lasciarlo in balia di sacche (di interessi, di gusti, di mini-filiere) scollegate. Certi autori NON serve che parlino, certi altri che intervengano tanto spesso, eccetera eccetera: selezionare fatti è il ruolo del giornalismo. Ma in Italia, nel giornalismo fumettistico, si preferisce produrre calderoni confusi, inseguendo un piattissimo effetto-quantità, e non si accetta la responsabilità implicata dal DOVER SELEZIONARE.

    • il mio (auto?)suggerimento non voleva auspicare un maggiore rapporto autori-lettori. Mi interessa che gli autori per primi, grazie al rapporto diretto che già anno, rendano il loro lettori più consapevoli del mondo culturale che li vede protagonisti entrambe, dalle due parti della barricata. Così da stimolare maggiore richiesta di un buon giornalismo di settore.

      Faccio un esempio: Il famoso scrittore Bonelliano Ignazzi(nome inventato) che discuta sul suo blog dei parallelismi tra il suo ultimo Dylan Dog, la saga dell’Eternauta e l’epica di One Piece, fa un servizio a se stesso e apre ad un approccio al fumetto che credo faciliti l’avvento, la penetrazione e la necessità del giornalismo che ci auguriamo.

      Spesso accade che queste analisi e confronti, da parte degli autori, vengano fatte rivolgendosi ad ambiti altri rispetto al fumetto, letteratura e cinema in primis. Ecco io credo che “serva” di più confrontarsi nel nostro enorme orticello.

      Poi non c’è dubbio che stia ai giornalisti fare il loro mestiere bene e stia agli autori limitarsi e concentrarsi a produrre cose belle senza farsi tentare da ubiquismo rischiosissimo (scrivo, disegno, stampo, produco, critico, analizzo…).

      Dico solo che se gli autori, grazie al loro rapporto diretto con i lettori, esplicitassero maggiormente quale universo culturale multiforme sia il fumetto sarebbe d’aiuto🙂

  27. Arrivo un po’ tardi e il buon Rattigher ha già spiegato meglio la sfumatura che credo di aver individuato e apprezzato prima.

    Matteo, non intendo un rapporto proprio diretto diretto. Intedo il sapere informare e creare spunti sempre nuovi, anche trasversali. Essere generosi di input. Non mancano i momenti di incontro di conversazione, mancano magari gli spunti di incontro (intellettuali), tra autore e lettore.
    Credo sia un passo precedente alla questione giornalismo, ma che aiuti a formare interesse nel lettore. Se il lettore vuol sapere, poi vorrà anche sapere bene e magari selezionerà le sue fonti, facendo sì che il giornalista pessimo, quello che non approfondisce, finisca per non essere ascoltato. Il lettore interessato muove anche più mercato, e con più mercato aumentano anche le possibilità (e gli stimoli economici? il professionismo?) di chi scrive.
    Se come dici, i numeri ci sono, manca forse la qualità di chi legge (oddio non voglio suonare presuntuoso), quindi manca educazione e educazione all’interesse. Se c’è quella c’è anche domanda verso il giornalismo e selezione.
    Non intendevo che fosse LA soluzione, ma solo uno spunto, precedente al lavoro del giornalista. Cioè avere un lettore che manda a quel paese il giornalista sterile.

  28. Ratigher: non posso che apprezzare le tue riflessioni e auspici. “enorme orticello”, peraltro, è una ottima etichetta.

    Valerio: che gli “input degli autori” riguardino un “passo precedente” rispetto al ruolo del’informazione è il solo aspetto che contesto, tra quel che dici.
    Poi ribalterei la questione “educazione”: prima di parlare della “qualità di chi legge”, bisgna preoccuparsi di chi svolge un mestiere che quella qualità la influenza. Per questo mi sono messo a riflettere sul sul giornalismo PRIMA che su una supposta “cultura media” del consumatore nostrano.
    Il lettore “interessato” non piove dal cielo né lo si plasma a colpi di inchieste. Ma solo un buona informazione può aiutarlo nelle scelte e a non ritenere di uguale peso qualsiasi notiziola circolante nell’oceano dei media.

  29. Assolutamente! Si sta giustamente mettendo insieme degli spunti. Nel mio piccolo sono sempre stato convinto che le “rivoluzioni” si fanno anche ognuno per conto proprio, guardandosi bene negli occhi, cercando la propria di strada. Io, nel mio piccolo, per il poco che scrivo, cerco sempre di pensare che ti può leggere chiunque, che potenzialmente ti rivolgi a tutti.

    E sul fatto che ci sia molto da coltivare siamo tutti d’accordo🙂

    Certo, quella “educazione” dobbiamo farla tutti, con modestia, per carità, parlo in generale, sempre ognuno nel prioprio piccolo.
    Poi forse mi sbaglio, e non serve che questi imput siano a monte, ma mi riferisco un po’ più a quel lettore generalista, quello che fa numero, ma si esprime meno, che si informa meno e che quindi certi canali non li conosce. Lui ha contatto con l’autore prima che col giornalista. Ma si spera presto col giornalista. Perché magari lui fa parte di quel buon numero, ma ancora non ha un’idea così consapevole del fumetto. Spero in realtà che non ce ne siano tanti così e magari spero di sbagliarmi, sempre per quella modestia di cui sopra🙂

  30. notizie e news.
    fatti.

    il giornalismo richiede tempi e un passo, una costanza, che quasi nessuno di coloro che scrivono di fumetto online ha, o può permettersi.
    il passo del tempo pieno, dello spazio mentale di poter lavorare di collegamenti, di contatti.
    il tempo di poter approfondire quando serve, nei tempi giusti, e non nei wend o la sera tardi quando non è più possibile parlare con nessuno.
    il ritmo di pubblicare la notizia quando è viva, e non quando è morta. di poter preparare e organizzare per tempo contenuti, argomentazioni, ragionamenti.

    recensire un libro, o preparare un’intervista a un autore sul suo lavoro, può avere respiri diversi. non sempre necessariamente stretti o incalzanti. più mediati e meditati. questa è una delle ragioni principali, a mio avviso, della difficoltà di un certo tipo di giornalismo. è la ragione, per es., per cui si copiaincollano news a non finire, senza metabolizzarle, senza distanziarsi criticamente da esse, senza rielaborarle. tempo. pieno. professione.

    e aggiungo, di nuovo, che non mi sembra che il giornalismo “culturale” specializzato in altri media sia davvero molto diverso. c’è una forte prevalenza di lavoro sui prodotti, su quello che il mercato propone. ma perché in molti casi condividono lo stesso problema.

    tempi diversi, tempi pieni, prima che professionalità, favorirebbero la possibilità di accrescere i legami, i ragionamenti, e sviluppare nel modo più corretto quelle che chiami notizie.

    poi c’è la consapevolezza.
    dei mezzi, culturale, “narrativa”, ideologica, e via dicendo, che è il sostrato da cui prende vita un giornalismo (qualunque professione) vitale e seria.

    h.

    • Beh, Harry, certe cose saran difficili, sia per tempi che per mezzi, voglio dire, allargando il tuo discorso un’intervista è meglio fatta di persona, ho letto che molte sono fatte via mail, neanche al telefono, sono difetti insiti in un’attività non remunerata (o quasi), ovvio non ci dedico 10 ore al giorno, e non posso mettere in nota spese chissaà che cosa, ma in alcuni casi manca la curiosità che ha qualsiasi appassionato, o peggio si preferisce sorvolare per scelta consapevole.
      Non per insistere sui soliti esempi, ma ad es.sul caso Bilotta, un utente sul forum cus dice di aver chiesto a lui i suoi motivi, e che questi gentilmente gli ha risposto, e per corretezza non ha divulgato. Io avrei chiesto ma non mi andava di rompergli le scatole, perchè se lo fanno tutti… Possibile che a chi lo ha intervistato non sia venuto in mente di chiedere?
      Intendiamoci, in altri media con mezzi maggiori c’è di peggio, preferisco un’informazione come quella attuale che alla “studio aperto”, ma si può anche mediare. Non è bello fare gossip puro e inutile, ma manco limitarsi a riportare checklist/comunicati stampa o recensioni in cui è quasi tutto bello, o al massimo sottotono.
      Anche se per le recensioni è diverso, o meglio in Italia credo in ogni settore le stroncature decise sono una rarità.

    • “il giornalismo richiede tempi e un passo, una costanza, che quasi nessuno di coloro che scrivono di fumetto online ha, o può permettersi.”

      sottoscrivo.

  31. Harry, la tua diagnosi va benissimo. È la solita, quella basata sul buon senso e la conoscenzandi quali sono le reali dinamiche in cui si muovono la gran parte delle persone che producono il giornalismo sul fumetto. Dunque ok, come diagnosi. Ma non basta.

    Il punto che sollevavo è però un altro. La metto anche io in termini di buon senso: se il contesto è un diffuso “si fa quel che si può”, questo non ha nulla che vedere con la tipologia degli articoli realizzati. Ovvero: se il tempo è poco, perché non battere 10 news in meno, e dedicarsi a un articolo che racconti una “notizia”, invece che limitarsi a incollare un comunicato che chiunque può copiare e diffondere?
    Il problema di base che pongo è riducibile a questo: basterebbe che i giornalisti di dedicassero di più a scrivere di notizie (come, ad esempio, anche solo le poche cui alludevo nel mio post) e meno a impacchettare mere news/recensioncine/interviste promozionali.

    La storia del giornalismo indipendente, del migliore fandom, della blogosfera, sono state da sempre proprio questo: si fa, BENE, quel che si può. Ma questo vuol dire concentrare le poche energie su idee e articoli che richiedano un po’ di iniziativa giornalistica: il tempo e i budget non sono ostacoli assoluti. Sono vincoli. E con i vincoli, si gioca a slalom. Altrimenti, diventano un’altra cosa: alibi.

  32. Il giornalismo “culturale” di settore richiede anche gente che ci mette la faccia, ossia si firmi nome e cognome… Non necessita, a mio avviso, di fantasmi di comodo, amici immaginari e recite in maschera snobbettine come quella di Guglielmo Nigro/Harry Dice. Appare curioso, se non paradossale, come sia proprio chi non sceglie di firmarsi nome e cognome a volere fare un discorso sul “giornalismo”, quando forse l’unica vera regola del giornalismo è solo l’autenticità della firma.

    GM

  33. Beh, Conte, onestamente credo che si può discutere di giornalismo senza esser giornalisti, ed Harry di sicuro non vuole esserlo, il suo blog per me è una raccolta di sensazioni ed emozioni personali, non credo abbia mai avuto l’idea di esser giornalistico.
    Poi diciamo che il mondo del fumetto è un pò a parte perchè tutti usano Nick, credo (ma questa è una mia personale opinione) che la cosa non sminiuirebbe gli articoli, almeno se è noto chi c’è dietro il nick.. Voglio dire, penso che chi si preoccupa se un articolo sul fumetto è giornalismo vero, come chi sta leggendo qui credo, anche se ti firmi conte di cagliostro al 99.9% sa il tuo nome e cognome.

  34. No, Conte, non mi pare che harry si nasconda nell’anonimato. E a miglaia, nella storia, sono giornalisti che hanno scelto nom de plume.
    Un conto è l’anonimato, un altro un semplice nickname: da Jena a Freddy Nietzsche (per dirne due).

  35. grazie a momodeusa per la sua ragionevolezza.
    d’altra parte da messina è impossibile aspettarsela.
    ma quando si ragiona per categorie chiuse ed ideologiche, non si capisce niente di quel che gira intorno.

    detto ciò, certo, si fa a slalom tra i tempi, e i vincoli, ma dobbiamo essere consapevoli che per fare bene certe cose alcuni vincoli sono quasi mortali.
    per questo, molte redazioni riescono spesso a spendere cinque minuti alla volta per copiaincollare news che ragionare e fare collegamenti. questo è un difetto “genetico” di questo giornalismo. da qui possiamo partire.
    per es., con un coordinamento redazionale strategico, che cioè ragioni non per singoli “eventi” promozionali, di uscita, quanto piuttosto sui concetti, le idee e la rielaborazione dei contenuti.
    il passo quindi è: dare forma e contenuti alla “manovalanza”. uso un termine sbagliato, spero di rendere l’idea. mentre troppo spesso chi coordina fa anche la manovalanza e non ha il tempo oggettivo per ragionare nel medio termine.

    a proposito di interviste via email. non credo in assoluto ci sia un buon metodo e un cattivo metodo per fare interviste. certo, il vis a vis resta un’opportunità in più. ma ho letto molte interviste sciocche fatte dal vivo. e molte interviste intelligenti fatte via email. o, meglio ancora, via chat.

    infine, scusate la lunghezza, il tema del coraggio di stroncare un fumetto, con intelligenza, è talmente grosso che richiederebbe ben più spazio e tempo.
    h.

  36. Vedi, Guglielmo Nigro/Harry dice (cavolate), nella tua risposta è insito proprio quello che contesto.

    Tu mi additi usando il mio vero cognome (perchè io mi sono sempre firmato mettendoci la faccia) come uno da cui non ci si può aspettare ragionevolezza (ma come ti permetti?) e lo fai coperto da una maschera, esprimendo tutta la sgangeratezza della tua operazione in termini di serietà ed onestà intellettuale. Come Guglielmo Nigro sei un critico mediocre, come Harry (scimmiottando Spari d’Inchiostro e Boris Battaglia) hai cominciato a prendere qualche applauso.

    Vuoi criticare il giornalismo di settore a cui pure tu come Guglielmo Nigro appartieni quando scrivi su LoSpazioBianco (e momomedusa ti difende perchè non unisce bene i puntini… )?

    Vuoi offendermi? mettici faccia, nome e cognome.

    In assenza di cioò sei anche tu espressione di quella mediocrità dell’informazione di settore che vorresti criticare.

  37. non userò il blog di matteo per le tue questioni personali. non è corretto e non sono uso sparare sulla croce rossa neppure quando è mascherata da polizia.
    per cui, per me si chiude qui.

    piuttosto, matteo, sarebbe interessante riflettere sul “giornalismo” come forma di potere e di aggressività. qualcosa che è ben rappresentato in italia.

    h.

  38. Solo un appunto Conte: io non difendo nessuno, dico la mia opinioni, se guardi sopra chi ho criticato (in passato anche nella loro sede) non sei di certo tu, non unisco i puntini perchè in questo caso non è necessario, il nick serve anche a separare ciò che si vuole fare, come Harry è appunto un blog personale, come Guglielmo vuol fare un altro tipo di informazione.
    Volevo cercar anche di stroncare la polemica, per una volta che si apre un dibattito interessante non perdiamoci nelle cavolate. Anzi, non perdetevi, io sono un esterno e posso dare un opinione, è certo più interessante sapere cosa ne pensano gli addetti, se vi state sulle balle ignoratevi e bon.

  39. Come al solito: mononedusa bagna il naso a tutti, per evidente ragionevolezza.
    Dopodiché, signori, qui siamo a casa mia. E certi atteggiamenti infantili non intendo accettarli.
    Che arrivi qualcuno a polemizzare va bene. Che lo faccia con una irruenza e persino non ammettendo un errore che ha generato reazioni, no (conte, please: riconosci di avere sbagliato riguardo l’anonimato di harry: te lo chiedo in rispetto al tono ragionevole di questo blog). Che qualcuno non si contenga all’irruenza altrui, nemmeno (harry, “ragionevolezza impossibile” mi pare troppo: qui è la prima volta che gm partecipa a un dibattito, e aveva iniziato con assoluta correttezza).

    Sia chiaro: ho una soglia di tolleranza molto bassa verso chi ha una soglia di tolleranza molto bassa per il confronto fatto con la testa, e non con la pancia.

    Conte, che resti agli atti che con la tua sgangherata accusa a “harry che non ci mette la faccia” (accusa peraltro errata, visto che non parliamo nemmeno di firme del giornalismo italiano come Jena o Galapagos) hai rovinato il prosieguo di questa piacevole, intelligente e ricca discussione. E andiamo avanti.

    Harry, riprendo un tuo punto. Quel “si possono prendere solo 5 minuti alla volta per copiaincollare” è esattamente una fetta importante dei problemi che ho sollevato. E non va bene, harry, ritenerla una prassi impossibile da aggirare. Perché negli interstizi di tempo si possono accumulare materiali, che dopo un tot possono diventare articoli compiuti: nessuno obbliga a investire quei 5 minuti per produrre solo cose immediate. Il tempo è un capitale, e va…capitalizzato. I nostri stessi blog lo dimostrano: chissà quanti post sono iniziati un giorno, proseguiti una notte, finiti un altro giorno, ecc. Si chiama “metodo incrementale”: sarebbe bene usarlo, smettendola con quei 5 minuti dedicati a news inutili.

    Interviste. Signori miei, le interviste sono uno strumento, non un fine. Non vi tedierò con bibliografie su cosa è una intervista e quali metodologie esistono per immaginarla , gestirla, condurla. Via mail va benissimo per alcuni obiettivi. Malissimo per altri. Certo: nel fumetto se ne abusa. Parliamone.

    Stroncature? Harry, l’ho detto e ridetto e ridetto: qui NON si parla di critica. Ma di giornalismo, e in particolare della cronica incapacità a scrivere di NOTIZIE, limitandosi alla miope (e persino inefficace) promozione del consumo. Dunque sì: altre questioni, per altre sedi.

  40. @Guglielmo Nigro/Harry dice (cavolate): se qui c’è una croce rossa quella sei tu. E ti spiego perchè: auspicare un giornalismo di settore maturo e consapevole e poi giustificare una maschera fasulla come la tua è sintomo che la maschera di Harry rappresenta l’immaturità dell’informaizone di settore che scade anche nella schizofrenia quando il fantasma Harry critica quell’informaizone di cui il Guglielmo Nigro giornalista di settore e critico (attività che svolge anche lui con la mediocrità tipica del settore che invece come Harry denuncia) fa parte.

    Per inciso: Guglelmo Nigro/Harry non mi sta sulle balle, perchè non lo conosco nemmeno. Non ho nessuna questione personale nei suoi confronti*. Ritengo solo che Harry dice (cavolate) sia solo un altro dei sintomi della malattia ch afflige il giornalismo di settore ma con ennesima deviazione.

    @Momomedusa: non penso che tu l’abbia difeso, anche perchè come si fa a difendere una maschera? Ma se anche tu parli di unire i puntini, i puntini non si uniscono a discrezione. In teoria si dovrebbero unire sempre non sottacerli a seconda di chi si parla e di cosa si parla.

    Guglielmo Nigro è Harry dice e Harry dice non serve al mondo dell’informazione di settore perchè è una maschera che nasconde tutta l’immaturità del settore.

    *Questa faccenda di liquidare chi prende posizioni su qualcuno o qualcosa del fumettomondo come uno che abbia questioni personali contro ciò che critica è l’ennesimo esempio dell’immaturità del settore.

  41. Ribadisco, caro Professore: Harry non ci mette la faccia e così facendo Guglielmo Nigro non aiuta la maturità dell’informazione di settore che critica da dietro una maschera che è lo specchio di quello che non funziona nel settore. E nel dirlo non ho rovinato nessuna discussione. E’ questo dire che si è rovinata la discussione che invece, a mio personale avviso, è infantile. Ma se ci mettiamo davanti il diritto di propria domiciliarità, che qui siamo a casa tua, beh, allora alzo le mani , Professore, ma non ho sbagliato nulla e non ho errori da ammettere.

  42. Tornando in argomento…
    Come ho accennato prima quei 5 minuti sono certo un limite, ma i 5 minuti sono la parte esecutiva se mi passate il termine, credo che chi scrive di fumetti sia un appassionato, e le cose gli vengano in mente anche mentra non sta proprio dedicandosi al 100% all’articolo.
    Il copiare e incollare, beh, va bene sulle uscite in fumetteria a mio parere, ma ci van forse anche meno dei 5 minuti, sono un extra per comodità fornito al lettore, ma appunto un extra, se scelgo un sito per informarmi lo faccio per altro, se si liimita al copiaincolla lo trovo ovunque, e allora mi rivolgerò a chi mi dà anche un valore aggiunto.
    E se mi interessa solo quello mi iscrivo alle newsletter degli editori, il più delle volte trovo le stesse cose. (credo, non sono inscritto a molte newsletter, ma mi pare di rivedere sotto forma di articlo molte cose che mi danno quell’idea).

  43. OHHOHH! Che spasso!
    Ratigher ha scritto delle cose che condivido in pieno…sarebbe bello se sempre più autori che lavorano con/per i grandi parlassero spesso del lavoro della “concorrenza”, cosa che invece fanno di sovente gli indipendenti….bella conversazione e ottimi spunti anche se mi sento personalmente escluso dalle offese e prego chi è frequentemente autore di flame inutili che gli ritornano indietro come boomerang e lo lasciano sempre più isolato, di gettare un pò di merda anche su di me giusto per non farmi sentire troppo marginale. Grazie
    harry dice è un blog interessantissimo e sono i “siti” così quelli che offrono maggiore approfondimento.
    Ps Ancora buon anno a tutti meno che a uno!

  44. Isolato? Ti riferisci a me, passenger? Io non sono “isolato”. E le opinioni non sono boomerang, sono opinioni e se uno ci mette la faccia sono patrimonio personale, nel bene e nel male, e delle proprie opinioni non si chiede scusa a nessuno. Pensi quindi che andando dietro a chi dice che io sono isolato sia un buon modo per farti prendere in considerazione da loro? Anche questo è un metodo di fare pubbliche relazioni nel mondo del fumetto: Il nemico di quello che mi voglio fare amico è anche mio nemico… Accomadati pure, dunque. Se pensi che questo possa servirti, non sarò di certo io a dirti che stai sbagliando.

  45. Cacchio Giorgio-( ah, non serve che vi dica che sono Christian G. Marra, vero? ^__^) ma nemmeno un chennesò deficiente o poveraccio mi scrivi? Ci caschi sempre neh? Vabbè allora tanti auguri anche a te! Grazie per non averMI fatto sentire isolato.
    Ps ero io l’isolato…ma tu guarda se per litigare devo andare sui siti degi altri poichè sul mio ormai posso scrivere di tutto ma nemmeno quando insulto mi rispondono. ^__^

  46. Io ci avevo provato, non mi viene più in mente niente…
    Qualcun altro può riscrivere un commento attinente all’articolo e gli altri possono ignorare chi gli sta sulle balle/chi è isolato/chi si nasconde dietro una maschera/chi ritiene lo abbia attaccato ecc.? i lettori si faranno una propria idea su chi ha ragione, non è sempre necessario replicare.

  47. Mononedusa, dici bene: il “valore aggiunto giornalistico” è ciò cui troppi rinunciano, limitandosi a news/rece/intervistine promozionali. E poi sollevi un bellissimo indicatore: il successo della INFORMAZIONE PRODOTTA DAGLI EDITORI (newsletter ma non solo: il giornale di sergio bonelli, o i numerosi temtativi – online e inserti – di panini. E inoltre i media dei distributori: anteprima, mega) sono, con il loro successo e centralità, la più evidente dimostrazione della debolezza e marginalità dell’informazione specializzata.
    In USA Previews non riesce a competere con la copertura e la ricchezza di TheBeat, CBR, ComicsReporter. In Francia, CanalBD non riesce a competere con BoDoi o ActuaBd e altri. In Italia, invece, l’informazione ‘corporate’ funziona meglio, e ha più successo, per una sola ragione: svolge una funzione di SuPPLENZA rispetto al giornalismo specializzato, di cui colma lacune macroscopiche. Certo, lo fa con informazione ‘addomesticata’ come è inevitabile che sia (postilla: non tutti si possono permettere di agire come Fantagraphics, che investe in una testata – The Comics Journal – che ospita pubblicamente persino contestazioni dirette al proprio operato di editore).

    Conte, insisto: harry la faccia ce la mette eccome. Il fatto che sia noto a tutti, qua, dovrebbe farti capire che non siamo di fronte a un caso di anonimato (caso in cui ti darei facilmente ragione). E dovrebbe dunque far sciogliere la tua accusa come neve al sole. Ecco perché, se insisti ad equipararlo ad anonimato, dovrò ribadirti che commetti un errore evidente, e che questo autorizza a chiederti di riconoscerlo (che è ben altra cosa dal “liquidare chi esprime posizioni”).

    Un conto è la posizione (libero di ritenere snob o nerd o infantile un certo metro di giudizio, o uno stile – con nickname, in terza persona, con titoli nobiliari, ecc). Un altro sono le evidenze fattuali. E la evidenza è che questo signore (che nemmeno io conosco, né intendo difendere d’ufficio) non ha voluto nessun anonimato. Dunque stop con gli equivoci, e che si proceda dopo averli chiariti.

  48. Professore: vai sul blog di Harry dice e trovami dove è chiaramente indicato che Harry dice è Guglielmo Nigro.

    Che Harry dice è Guglielmo Nigro è venuto fuori qualche tempo dopo l’apparizione del critico mascherato (i primi a rivelare l’identità segreta siamo stati noi di Fd’A…) e Guglielmo Nigro non ha mai ammesso pubblicamente e indicato chiaramente la sua corrispondenza ad Harry. Quindi Nigro gioca con una ambiguità dell’anonimato specchio anche dell’immaturità del settore. Ergo, la mia opinione che “Harry dice” non fa bene all’informazione di settore non è un errore ma è una opinione che da buon padrone di casa dovresti rispettare per tale.

  49. il post più interessante dell’anno passato, nonchè la conversazione più bella, che viene quasi rovinata…vabbe.

    cmq, leggendo tutti i commenti, mi è sono venute in mente cose…
    viene fatto il nome di siti americani come The Beat e come Comics reporter.
    Allora, The Beat è il sito di Heidi Mcdonald, che fra le altre cose è/è stata un editor e quindi molto ben inserita nell’ambiente.
    Comics Reporter, è il sito di Tom Spurgeon, che fra le altre cose scrive di fumetti dal 1982 ed è stato editore esecutivo del Comics Journal, anzi credo che lo abbia proprio lanciato.
    A parte il fatto che il copia/incolla mi sembra esistere anche per questi siti (sopratutto Comics Reporter), con limitati commenti di circostanza. E’ innegabile come i loro proprietari siano gente “impastata” nel settore, con tutte le novità a portata di mano e tutti i contatti giusti al momento giusto.
    Inoltre credo che ormai le notizie non le cerchino quasi più, penso che gli arrivino direttamente in casella.
    Un altro sito importante, che ora è momentaneamente sospeso è Journalista! diretto da Dirk Deppey, un alto che macinava notizie tutti i giorni, ma spesso si trattava di un copia incolla.
    Ora, siti simili in italia ne abbiamo 2: Afnews e House of Mistery, che non mi sembra vadano molto lontano da questo tipo di giornalismo.
    CBR invece è già qualcosa di diverso, propone non solo notizie, ma anche anteprime e approfondimenti, e sta sempre sul pezzo.
    CBR però è praticamente una testata, con un numero non ben definito di persone che ci lavorano dietro.
    Questa è una cosa che non so, ma è molto importante: queste persone, sono pagate per fare questo lavoro? o sono solo dei semplici appassionati?
    Un altra domanda è, perché in italia i siti che fanno informazione arrivano sempre tardi e si riducono a fare recensioni? Un’idea ce l’ho.

    • Ciò che auspica Matteo credo vada oltre e sia diverso dalle cose che elenchi tu. Si tratta di investigare un po’, di creare una notizia non solo di farla girare.
      Cose come ragionamenti sulle cifre del fumetto, di come vengono usati i soldi che ci girano – non so la butto lì per intenderci.
      Ma stiamo tutti parlando un po’ troppo del famigerato copia incolla.
      Non è vero che dall’altro lato dello stagno ci sia la nostra poverta di informazione e indagine. Ricordo un articolo su qualche uscita recente del comics journal cartaceo sul pagamento delle tavole e certi ingiustificati scarsi pagamenti da parte di grossi editori. Tanto per dire il primo del genere che mi rammento.
      Ovviamente col “si riducono a fare recensioni” non mi trovi d’accordo. Cioè non è un ridursi. Si parla di due lavori ben diversi. L’uno non esclude l’altro. Negli altri campi dell’intrattenimento succede che si escludano? Nient’affatto.

      • Hai ragione Valerio, ho sbagliato termine, avrei dovuto usare “preferiscono”.
        Si fanno delle scelte, ovviamente. Non voglio sminuire il lavoro di nessuno sia ben inteso!
        L’indagine e l’informazione mi sembrano difficili da fare in Italia, soprattutto negli esempi che riporti tu: le cifre del fumetto italiane non si sanno, a meno io non credo che si sappiano, non ci sono dati ufficiali che io sappia se non forse quelli bonelli o quelli disney (poi non vorrei sbagliarmi). Figuriamoci sul giro dei soldi.
        Ma è solo un esempio.
        E’ un po come giocare a nascondino al buio o girar di notte con gli occhi bendati.
        Se in Italia chi genera notizia (non il giornalista, ma i soggetti) non fanno trasparire nulla, come può uno cercare di approfondire una cosa alla quale non può arrivare se non facendo illazioni e rumors?

        • Starà alla bravura e alla professionalità di chi certe cose si mette in testa di farle🙂
          Se te le dicono già, non è giornalismo d’inchiesta, o comunque non è giornalismo attivo, che crea…

          Credo possa essere la stessa situazione ovunque. Le cifre non le dice volentieri nessuno. Poi, vabbè, non voglio dire che l’oggetto di indagine siano necessariamente i numeri, ci mancherebbe. È solo per fare un esempio. Ci possono essere tante altre questioni interessanti o più interessanti.

  50. in francia ci sono anche riviste cartacee che fanno giornalismo, con successo variabile. e mi danno un ulteriore elemento di riflessione: loro utilizzano immagini realizzate in proprio, fotografie, disegni. Da noi, molto spesso, si utilizzano quelle create dagli uffici stampa degli editori o degli organizzatori di eventi, ad ulteriore dimostrazione delle tesi formulate da matteo.

    le immagini sono importanti: non solo come supporto ai testi ma anche come sintesi visiva del messaggio del report, dell’inchiesta o dell’analisi.

  51. @Valerio
    Certo, molto sta alla bravura del giornalista.
    Però, sempre rimanendo sull’esempio dei numeri: se si avessero delle cifre il bravo giornalista potrebbe fare paragoni dei venduti, ponderare sull’andamento di una serie, trovare i perché e i percome dei successi e degli insuccessi, stilare grafici, proporre soluzioni, ecc…
    Ci sono poi altre questioni, è vero.

  52. “Un altra domanda è, perché in italia i siti che fanno informazione arrivano sempre tardi e si riducono a fare recensioni?”

    Esempi?

  53. Conte: Ho seguito il tuo invito, e sono andato a vedere se sul sito di harry è chiaramente indicato che si tratta di Guglielmo migro. L’ ho trovato qui http://harrydice.blogspot.com/2009/05/volta-la-carta.html . Il fatto che non sia indicato secondo la formula “buongiorno, mi chiamo Guglielmo e questo è il mio blog” non impedisce di capirlo con evidente precisione. Si tratta di una scelta di stile comunicativo, meno piatta e più ludica. Può non piacere, questo stile – e infatti a me non piace: io ho scelto di fare diversamente. Ma questo non mi impedisce di riconoscere che si tratta di una dichiarazione esplicita e chiara.
    Ergo: la tua opinione sulla sua non chiareza non è basata sui fatti. E il sillogismo per cui questo equivale a non fare del bene all’informazione sul fumetto, è scorretto.

    Conversazioni: non capisco bene la distinzione che fai tra the beat e CBR. Che no: non assomigliano, secondo me, a nessuna testata italiana, se non in minima parte. Perché la promozione del consumo non è così dominante (persino le news tratte da comunicati sono spesso incorniciate da altri riferimenti e commenti, in modo da trarne vere “notizie”).
    Il fatto che poi ci siano dietro giornalisti preparati e con esperienza non fa che corroborare la mia tesi: il giornalismo fumettistico italiano esiste? Più no che si.

    Valerio: non insisterei troppo sulla componente “giornalismo d’inchiesta”. Capisco, certo, ma attenzione: le inchieste non sono parte della normalità, in un pur buon giornalismo specializzato: sono casi eccezionali. E mi sembra saggio non scivolare nell’ingenuita di credere che il solo antidoto alle carenze nostrane sia l’assenza di questo sottogenere di giornalismo. Io non lo credo, e mi limito a suggerire minore dipendenza da news/rece/interviste, e più impegno verso articoli e notizie cercate e pensate ad hoc, invece che schiacciate sul mero ricircolo delle informazioni corporale prodotte per alimentare la promozione del (proprio) consumo.

    • Non era per aupicare la nascita di un Report del fumetto🙂
      Come dicevo, era solo un esempio chiaro di differenza saliente tra il nostro mondo e quello americano delle realtà che citava conversazioni, dove quel giornalismo può succedere.
      Poi certo, su un livello più pratico, credo di avere idea di ciò che intendi.

  54. Professore: negativo al riguardo. L’utente medio non capisce cose molto più chiare e scritte in modi cubitali rispetto a quelle che linki le quali tra l’altro presuppongono una rielaborazione e una congiunzione e coniugazione di informaizoni che un utente “medio” non farebbe nemmeno se trovasse scritto palesemente “Guglielmo Nigro=Harry dice”.. E quesa mia affermazione si basa sull’empirismo giornaliero dell’allestire e presentare informazione di settore L’informazione di settore parla (o almeno dovrebbe parlare) agli utenti “medi”, non al salotto buono del fumettomondo.

    Ricapitolando:
    Guglielmo Nigro quando mette la maschera di Harry dice gioca sull’ambiguità del non dire chiaramente che lui corrisponde a Harry fuorviando così anche il lettore “medio”.

    Di conseguenza chi non ci mette la faccia, ovvero nome e cognome, *per me*, non fa una buon servizio all’informazione di settore, avallandone, al pari di chi fa copia e incolla, l’immaturità di cui tanto ci si lamenta. Aggiungo come corollario che chi difende le maschere, a sua volta, avalla egli stesso l’immaturità del settore. Sarebbe quindi paradossale notare che chi difende le maschere alla Harry dice poi auspichi una informazione matura e consapevole.

    Ergo la mia opinione non è scorretta ma basata su fatti comprovabili (non ultimo il fatto che Harry – senza firmarsi Guglielmo Nigro – può offendere additandomi per cognome mentre rimane comodamente protetto dall’anonimato ambiguo che si è creato artatamente).

    Si metta dunque agli atti che nel proseguire questa deriva della discussione perdi più tempo a cercare di smontare la mia tesi e al fare passare la mia opinione come scorretta invece di rispettarla e di accettarla come tesi di lavoro.

  55. “si riducono a fare recensioni?”

    Non che sia questa passeggiata scrivere recensioni!

    • da vergare in caratteri d’oro sulla tomba del recensore ignoto
      😀

      • mi son già spiegato:

        “ho sbagliato termine, avrei dovuto usare “preferiscono”.
        Si fanno delle scelte, ovviamente. Non voglio sminuire il lavoro di nessuno sia ben inteso!”

        ho scritto 27 commenti e leggete solo sta frase?😀

  56. Conte, nella tua ultima risposta c’è finalmente la sostanza della tua posizione o “tesi di lavoro” (e questa precisazione la trovo apprezzabile). Che dimostra come la tua non sia una questione personale, da un lato. Ma dall’altro come ci sia una visione stereotipata o frettolosa di cosa sono i blog (e sullo sfondo, i media), in due sensi.

    Il primo è che il “pubblico medio” è una idealizzazione strumentale, e che ciascuno la costruisce secondo la propria visione: la tua prevede che ci voglia un livello iper-esplicito per capire certe identità, e che le allusioni non siano strumenti efficaci. Molti casi e usi dello strumento del nickname dovrebbero bastare a ricordare che non è vero. E questo blog, che tanti hanno capito non essere certo avvolto nel mistero, mi pare dimostrare che non esiste UN pubblico, ma pubblici diversi, per cui i messaggi non sono univoci. Anche il tuo sito è così : per alcuni è ambiguo, per altri chiaro; per alcuni informativo, per altri lacunoso; per alcuni caratteriale, per altri semplicemente schietto. Eccetera. Morale: non ci sono ricette assolute per pubblici uniformi, “medi”, “alti” o “bassi” che siano.

    Il secondo è che un blog debba comportarsi in un solo modo: porsi come una testata giornalistica tradizionale. (Peraltro: chi ha detto che quel blog è un blog propriamente di informazione, nemmeno fosse una testata concorrente di comicus o houseofmystery?). Anche qui, sappiamo come questa non sia una regola assoluta, o un obbligo.

    Volendo, poi, si potrebbe metterla in termini legali: davanti a una causa, si valuterebbe se il blog “ha reso impossibile risalire all’identità del suo autoret”. E qui si risale eccome. Perché si guardano prima i fatti, poi lo stile comunicativo.

    E con queste banalità evidenti (di cui mi scuso), chiuderei il ping pong personale. Pronto a prosegure in altre sedi, se qualcuno vorrà, come sempre.

  57. “Ma dall’altro come ci sia una visione stereotipata o frettolosa di cosa sono i blog (e sullo sfondo, i media), in due sensi.”

    Caro Professore, non mi cruccio del tuo parere circa la mia tesi di lavoro, anzi, francamente “m’ arrimbalza” visto che, se la mia è una visione “stereotipata” dell’informazione* mi trovo in ottima compagnia con grandi firme del giornalismo italiano che hanno la mia stessa “visione stereotipata” su certi tipi di blog e di pennaioli comodamente mascherati e protetti dall’ambiguo anonimato.

    Ribadisco: il giornalismo di settore per crescere non ha bisogno di maschere ma di persone che ci mettano faccia, nome e cognome.

    Guglielmo Nigro, sarebbe mai riuscito a diventare autorevole quanto Harry e a fare pesare la sua firma con la stessa attuale “autorevolezza” che anche tu sembri attribuire al suo amico immaginario?

    Il nocciolo del nostro ping pong sta nella risposta in questa domanda, pur se le nostre tesi sono contrapposte.

    Dal mio punto di vista “Harry dice” è la summa deile immaturità dell’informazione di settore, proprio perchè dietro alla maschera di Harry si nasconde Guglielmo Nigro, giornalista di settore del Lo Spazio Bianco.

  58. Conte, mi permetta, Guglielmo/Harry non sono Clark Kent/Superman. Non è una super-identità misteriosa.
    Non si nasconde dietro nessun alibi, né conflitti di interesse se siede su due poltrone… magari fa un po’ di autocritica, no?
    Ah, io e Guglielmo siamo colleghi di Spazio Bianco, ma non è una difesa d’ufficio la mia. Mi capita spesso di non essere d’accordo con lui e credo di non condividere alcuni suoi interventi di lui qui, ma da semplice interessato alla discussione generale mi viene da esternare il pensiero che se ci concentriamo sui problemi di identità non credo si offra molto alla discussione.
    Non condivido quindi la teoria che vede Harry come simbolo dell’ingenuità del settore…
    Ma scusate la mia impertinenza, anche lei usa un nick e tutti sappiamo il suo nome vero, proprio come accade con Guglielmo…

  59. Caro Valerio, non facciamo confusione, io ed Harry non abbiamo nulla in comune, i due casi non sono assimilabili, perchè a me Conte di Cagliostro mi ci hanno chiamato spontaneamente altri fin dai miei esordi nel fumettomondo (immaginare perchè non è difficile) e il mio nick non è una comoda maschera che mi nasconde dall’anonimato ambiguamente all’occorrenza, tanto è vero che i miei articoli sono firmati nome e cognome. cioè Giorgio Messina. Non ho mai giocato ambiguamente sulla corrispendenza ContediCagliostro/Giorgio Messina. Giorgio Messina è chiamato Conte di Cagliostro.

    Avrei potuto invece anche io scegliere la strada comoda dell’anonimato.

    Sapere fare l’Harry, firmandosi Guglielmo Nigro: Non è forse questa la vera sfida difficile da vincere se la guardiamo in tutta la sua complessa semplicità?

    Aggiungo: quindi non solo l’informazione ha bisogno di firme autorevoli che ci mettono la faccia, nome e cognome e che non abbiano paura di “sporcarsi le mani” ma sarebbe ora di smetterla anche di intendere l’informazione come l’anticamera per andare a lavorare con gli editori.

    • Non voglio essere frainteso. Non volevo mettere in mezzo i passati e le gesta di tutti noi, né tantomeno sminuire le motivazioni del suo alias.
      Dicevo solo che all’interno della discussione, qui, credo che tutti noi stiamo cercando contenuti, non volti da mettere in gioco, non è politica.
      Comunque rispetto la sua tesi, Conte, e non voglio insistere, mi scuso anzi se ho dilungato una questione che io ho stesso prima ho detto di non ritenere centrale.

  60. harry naybors e guglielmo nigro sono la stessa persona.
    uno dei due è un nick.
    ora, questo non toglie niente in più o in meno al merito di quello che scrivo, di cui ho piena responsabilità.

    aggiungo, non oso immaginare lo sforzo di intelligenza con cui voi di fumetto d’autore siate riusciti ad unire i puntini. non so immaginare, ma la vostra è intelligenza superiore rispetto alla media di chi legge. parole di messina, che per fortuna firma quello che scrive.
    credo che chiunque abbia avuto la pazienza di leggere fino a qui avrà la possibilità di farsi la propria idea.

    h.

    • sicurosicurosicuro?
      Battute a parte: così si fa. Ecco una ulteriore traccia di quel non-anonimato. E ora, andiamo oltre, please.

      Questione “anticamera”:
      1- questione sensatissima (ma non ho capito: anche qui c’entra il blog di harry?)
      2- chiediamo lumi a carlo rossella? [NB: battuta]
      3- ho già scritto che il fatto che l’informazione faccia da trampolino per l’editoria, o che l’editoria lo faccia per l’informazione, o che l’informazione lo faccia per la comunicazione corporate di un’azienda (ecc ecc) è normale. Non facciamone questioni di deontologia (cosa è la deontologia del…fandom?): come sempre, è questione di competenze su un mercato del lavoro: il passaggio è in sè normale, e sano, in tutti i settori e in tutti i paesi (e ci mancherebbe). Il punto è che da noi c’è poco altro. E il rischio è continuare ad avere una informazione non come strumento in sè, ma come surrogato di qualcos’altro (di cosa, scegliete voi: c’è ampia scelta).

  61. “harry naybors e guglielmo nigro sono la stessa persona.
    uno dei due è un nick.”

    Cito testualmente un comunicato ufficiale recente della Black Velvet: “Harry Naybors, il blogger misterioso”. O l’ufficio stampa di BV ti regge il gioco o non lo avevano capito neanche loro che Harry è Guglielmo Nigro. Delle due, una. E non importa quale delle due, perchè in entrambi i casi la mia tesi è perfettamente dimostrata. Hai giocato sinora sull’ambiguità e questa è la prima volta che, fuori dalla pantomima di Guglielmo Nigro amico di Harry, lo ammetti chiaramente. Il prossimo step sarebbe quello di indicarlo chiaramente nel blog. Sarebbe un atto di rispetto verso quelli che ti leggono, per dargli così gli strumenti e la possibilità di farsi alla luce del sole la loro idea.

    “aggiungo, non oso immaginare lo sforzo di intelligenza con cui voi di fumetto d’autore siate riusciti ad unire i puntini. non so immaginare, ma la vostra è intelligenza superiore rispetto alla media di chi legge. parole di messina, che per fortuna firma quello che scrive.”

    Guglielmo Nigro mi può per favore citare le esatte parole in cui dico che l’intelligenza di noi di fumetto d’autore è superiore rispetto alla media di chi legge? Non ho mai detto niente di ciò. Caro Nigro, senza maschera sembri anche senza rete… mi fai venire in mente l’espressione di Naoto nell’ultima puntata del primo Uomo Tigre quando dopo aver combattuto l’ultimo incontro senza maschera si rende conto che tutti ormai lo hanno visto in faccia.

    “credo che chiunque abbia avuto la pazienza di leggere fino a qui avrà la possibilità di farsi la propria idea.”

    Io fossi in te ci farei un post su tutta questa faccenda. Ti suggerisco anche il titolo: “E il terzo giorno del 2011 mi rovinarono la recita in maschera e dovetti ammettere che in realtà il bloggher misterioso Harry dice è Guglielmo Nigro”.

    Comunque il premio moleskine 2010 come personaggio più assurdo dell’informaizone di settore non te lo leva nessuno… Ero indeciso con un altro soggetto ma con questo intervento hai guadagnato 10.000 punti in classifica e ora sei imprendibile…🙂

  62. Direi che un problema dell’informazione sul fumetto è l’incapacità di tutti i membri coinvolti di cercare di spegnere i flame, ignorando quelli che ritiene lo attacchino o chi si ritiene dice cose insensate, ribadendo più volte le stesse cose, non riuscendo a concentrarsi sulle cose importanti pur di dimostrare di avere ragione.

  63. “nessuno obbliga a investire quei 5 minuti per produrre solo cose immediate”

    detto così sembra una cosa matematica, e mi pare semplicistico. come se i “5 minuti” fossero tutti uguali…

  64. matteo, devo ringraziarti. anche messina farà pubblicità al mio blog.
    c’è sempre speranza. personalmente chiudo qui. post molto istruttivo. per tutti.🙂

    h.

  65. “Direi che un problema dell’informazione sul fumetto è l’incapacità di tutti i membri coinvolti di cercare di spegnere i flame, ignorando quelli che ritiene lo attacchino o chi si ritiene dice cose insensate, ribadendo più volte le stesse cose, non riuscendo a concentrarsi sulle cose importanti pur di dimostrare di avere ragione.”

    Certo, e magari per farlo crescere questo giornalismo di settore, lo nutriamo pure a bromuro.

    Levami delle curiosità: ma tu vivi una vita reale in cui nessuno prende mai posizione su nulla e non emette mai giudizi su niente e nessuno? Leggi i giornali? Vedi i telegiornali? Segui il giornalismo di approfondimento? I dibattiti? Ti sei mai accorto una parte del giornalismo generalista è anche di tipo “polemico”?

    Semmai un problema dell’informazione del fumetto è proprio il fatto che è tutto ovattato, bello, meraviglioso, imperdibile, 5 stelline per tutti e tutti cercano di essere (in molti casi è solo una facciata ipocrita) amici di tutti.

    Tutti che si vogliono fintamente bene perchè volersi bene significa volere il bene del fumetto…

    Vuoi questo?

    Invece una sana stroncatura a Guglielmo Nigro/Harry (anche la pubblicità negativa ha il suo fascino, vero?) potrebbe essere propedeutica.

    Brucerò la maschera di Harry per auspicare un giornalismo di settore più maturo e consapevole.

    Una stroncatura che però ha il valore di un augurio sincero a una cosa che sta a cuore anche a me.

    • Nessuno ha mai detto che non voglio ci sian polemiche. Negli interventi precenti ho rimarcato la mancanza di vis polemica e di troppa reverenza. Se vuoi fare la stroncatura di cui sopra su FdA ben venga a mio parere, poi se sarà motivata o no lo giudicherò con la mia testa. Ma anche se non sarò d’accordo penso comunue mi farà riflettere.
      Questo non è il luogo mi sembra. Anche perchè ci si sta impuntando su cose di cui ognuno ha già detto la sua, che non sono l’argomento principale della discussione, ripetendole a cercando ogni appiglio, quando ormai tutti hanno già detto il succo. O perlomeno questa è la sensazione che ho io. E non sto dicendo tu e basta, credo sia ovvio. Spero di non aver alimentato ulteriormente il flame volevo solo darti una mia sincera opinione..

  66. No davvero vedere un editore (pardon… “presidente di associazione culturale”) che gioca a fare il giornalista che se la piglia con un critico che usa un nom de plume è davvero ridicolo.
    Poi si parla di conflitti di interesse !!!
    Poi è anche vero che gli articoli andrebbero firmati.
    Infatti a volte li firmano intere redazioni.
    Peccato che a volte i membri delle stessa (che poi diventano magicamente “collaboratori” senza nemmeno uno straccio di comunicato ufficiale, forse in ossequio ai principi di felssibilità aziendale) non si fa in tempo ad informarli e poi cascano dalle nuvole.
    Pensate che alcuni redattori hanno scoperto la loro qualifica solo leggendo un forum !!!
    Essì è proprio un baratro…

  67. “Brucerò la maschera di Harry per auspicare un giornalismo di settore più maturo e consapevole. ”

    Gli ottanta lettori medi di Moleskine sono già in fermento🙂

    Magari prima di bruciare maschere sistemate il sito che da ore restituisce un bellissimo FATAL ERROR se si prova ad aprire la home🙂

  68. Azz… le macumbe di Harry hanno già avuto effetto…🙂

    FATAL ERROR significa che è down il server nella farm. Quindi è un problema del provider non nostro che abbiamo già inoltrato la segnalazione al supporto tecnico.

    Giusto! Perchè metterlo nel moleskine il falò della maschera di Harry, quando ci si può fare un bell’editoriale della befana?🙂

    Grazie del suggerimento. Fumetto d’Autore e tutto il mondo dell’informazione di settore hanno bisogno di lettori attenti come te. Continua così.

    ps: mi occupo di giornalismo dal 1996, non ti vedo molto preparato sul sottoscritto.
    pps: se vogliamo parlare di conflitto di interessi potresti scoprire che c’è anche un sito di informazione che appartiene anche a chi lavora in Panini e BD e pubblica con BD e Beccogiallo…. così tanto per la cronaca… Ma questo conflitto di interessi, chissà come mai, nessuno lo tira mai fuori …

  69. Veramente, possiamo esaurire la diatriba e ripartire dal discorso di Stefanelli, o lo considerate esaurito?

    (detto da uno che ha commentato poco e a sproposito😛 però io metabolizzo lentamente, come le anaconde…)

  70. Provo ad andare avanti.

    L’hobbysmo forzato dall’onnipresente questione economica ha qualche soluzione?

    Io credo di si.
    Ad esempio penso sia fondamentale approfondire da parte dei giornalisti di settore quanto più spesso possibile tutti gli episodi ed eventi fumettistici più ricchi o comunque in grado di incidere con forza sul mercato in senso ampio.
    Mi spiego meglio, con un esempio recentissimo:
    La collaborazione tra La7 e Panda Piace è stata sì annunciata da molti blog e siti nazionali di settore, ma nessuno ha spiegato come è avvenuta, quante persone sono state coinvolte, i suoi risvolti economici (non chiedo il compenso dell’autore, ma quanto è costato realizzarla).
    Insomma, non dico che serva dare ulteriore spazio ad eventi major che per antonomasia sono visibilissimi, ma che serva però sempre raccontare bene(in maniera seria, senza leccare) i successi commerciali e mediatici che portano soldi e attirano gli occhi di altre tasche danarose al Fumetto.

    E al giornalismo “hobbystico” quale euro arriva in tasca? Nessuno, subito, ma credo che un atteggiamento simile sia necessario per poter ambire alla svolta “professionale”.

    • la distinzione tra giornalismo hobbystico o di volontariato e professionista può essere utile se vogliamo misurare mezzi e costanza dell’azione informativa. ma non è sufficiente a spiegare i perché di questa situazione. Tanto per dire, due giornalisti professionisti, in questi anni, hanno ubicato la sede del Centro Fumetto “Andrea Pazienza” a Piacenza e a Bologna.
      Ho presente alcuni giornalisti puntuali sul pezzo e altri, anche su testate nazionali, molto nerd.
      Il problema è di mentalità. Bisogna quindi mettersi in discussione, come hai fatto tu stesso nel primo commento. E serve un progetto con obiettivi.
      La casistica “negativa” che ciascuno di noi può proporre è vastissima. Utile per fare esempi ma sterile per risolvere il problema. Affrontiamolo.
      Magari aprendo nuove risorse oppure provando a dare una mano a quelle che ci sono già.
      Oppure avevo proposto un aggregatore di notizie, come liquida, che potrebbe già dare rilievo a quello che esiste e che è “sparpagliato” e potrebbe anche andare a pescare tra i siti di altri paesi.

  71. Chiuso il caso Harry dice, proseguo dunque nel discorso con due contributi che scaturiscono dagli altri commenti.

    Informaizone e conflitto di interessi: l’argomento mi sembra poco sviscerato e andrebbe anzi affrontato.

    La proposta di Ginevra: il Centro Fumetto Andrea Pazienza dichiara (in una lettera a Fd’A di questa estate dell’ex Presidente) di avere 80.000 euro annui di introiti. Il Centro Fumetto Andrea Pazienza può contare su volontari a vario titolo, tra cui si permette pure il lusso di usare i volontari del servizio civile come standisti alle fiere di settore (come abbiamo appurato in alcuni articoli da me firmati nella rubrica moleskine).

    Domanda: ma visto che i mezzi, sia economici che in termini di risorse umane, al Centro Fumetto non mancano, perchè il Centro non realizza un sito di informazione di settore?

    Mi sembra che il Ginevra abbia le idee molto chiare su come dovrebbe essere fatta l’informazione di settore, e che sia il coordinatore generale di un Centro che ha tutti i requisiti per mettere in pratica le sue idee.

  72. Ratigher : perfetto esempio. Quanto accaduto a Pamda Piace andrebbe raccontato. È una notizia, ben più della fresca preview dell’ultima copertina di un john Doe, o di inedite miniserie come Cornelio o San Michele. Questi sono i fatti che accadono, che interessano, che hanno una vera rilevanza informativa. Ottime occasioni per un giornalismo specializzato “non comunitario”, ma semplicemente: attento a raccontare notizie.

    Micgin: ha risposto ratigher, direi. Tempo, denaro, esperienza e tesserini vengono dopo. Prima ci sono gli obiettivi (infomare, o fare solo promozione del consumo?) e le idee (i valori-notizia, direbbero i docenti di giornalismo). Un mero aggregatore non li porta necessariamente con sé.

  73. Vorrei ricostruire come è andata la vicenda Maconi/Becco Giallo.

    Il problema è stato sollevato da Maconi che non ha fatto il nome della casa editrice:
    http://prontoallaresa.blogspot.com/2010/09/lavoro-predatori-e-boyscout.html?showComment=1283931273082#c7464198121450759911

    Il nome è stato fatto da Fumetto d’Autore:
    http://www.fumettodautore.com/magazine/critica-dautore/1663-stati-generali-del-fumetto-quello-che-gli-autori-non-dicono
    Nell’articolo viene detto che Maconi e la casa editrice si sono confrontati sul problema a Treviso Comics 2009.
    Entrambi hanno avuto occasione di dire in pubblico quello che pensavano della vicenda.
    Non che ci sia molto da dire su un problema di questo tipo: o le royalties vengono pagate o non vengono pagate…

    In teoria il caso doveva chiudersi con l’articolo di Fumetto d’autore. Becco Giallo aveva la possibilità di replicare inviando una lettera al sito oppure di fare causa. Non ha fatto nessuna delle due.

    L’unico che ha voluto smontare l’articolo di Fumetto d’autore è stato Maconi!
    Sul perché un autore cambi radicalmente idea dopo la denuncia pubblica che ho linkato all’inizio ho scritto questo articolo:
    http://house-of-mystery.blogspot.com/2010/10/e-cosi-dovrei-vergognarmi.html

    Non vedo cos’altro c’è da dire.

  74. “Non vedo cos’altro c’è da dire.”

    Ci sarebbe da parlare dell’omertà degli autori davanti al Caso Maconi. E non sono mancate le censure da parte di diversi aderenti agli Stati Generali. Ketty Formaggio e Sergio Algozzino ad esempio sul forum di Kinart cancellavano qualsiasi riferimento al Caso Maconi.

    Ci sarebbe anche da dire che ieri, quando si è trattato di difendere la maschera di Harry, gli interventi fioccavano, oggi, quando si fanno delle domande supportate da dati precisi, quando si cerca di parlare del conflitto di interessi dell’informaizone di settore e si cerca di parlare del Caso Maconi, gli interventi latitano.

  75. Io non dico più niente sull’argomento proprio perchè è un dato di fatto… E se siam tutti d’accordo non è che possiam prenderci i capelli lo stesso!😉
    L’omertà dei siti di informazione sul caso l’avevo anche già tirata in ballo io.
    Sarebbe bello un intervento in merito su chi ha ritenuto di non parlarne (tanto per fare nomi, otre a kinart, sia comicus che mangaforever hanno straevidenziato di voler lasciar cadere la cosa), ma non penso che succederà.
    Di comicus quello che mi ha più lasciato perplesso e che nessuno (oltre a me) neanche nel forum ne ha voluto parlare… Quando su magic che non paga i traduttori c’era un topic di 50pagine…
    La mia idea è che il forum sia frequentato essenzialmente da addetti ai lavori, specie in quelle su tali argomenti, con tutte le ipotesi del caso su perchè nessuno ne vuole parlare.

  76. “Di comicus quello che mi ha più lasciato perplesso e che nessuno (oltre a me) neanche nel forum ne ha voluto parlare… Quando su magic che non paga i traduttori c’era un topic di 50pagine…”

    Quando su Fd’A pubblchiamo il caso Maconi, siamo nel pieno degli Stati Generali del Fumetto. Gli Autori che aderiscono all’iniziativa che poi porterà alla tavola rotonda lucchese parlano di “risveglio sociale” ma davanti al caso Maconi si fanno una bella “dormita sociale”. Nessuno si indigna, nessuno ne parla.

    Il caso Maconi poteva essere anche un buon punto di partenza per la tavola rotonda lucchese, invece nulla. Nemmeno un accenno durante 3 ore di interventi. Alla tavola rotonda si è preferito dare spazio ad interventi grotteschi come quelli di Emanuela Lupacchino e di Pignatelli dell’AFui che parlare di dati di fatto reali usciti dal Caso Maconi.

    Questi sono dati di fatto.

  77. Ho letto con attenzione molti degli interventi di questa discussione, ed oltre ad alcune polemiche puerili ed inutili, intervengo solo ora per esprimere la mia opinione ringraziano il padrone di casa per avermi ed averci dato la possibilita’ di “parlarci” a cuore aperto.

    Si è evidenziato, nel dibattito, in maniera chiara che il giornalismo fumettistico in italia esiste, ma è in bilico tra giornalismo hobbystico e professionista, cosi’ come tanti hanno gia’ scritto.
    <>, hanno scritto harry e conversazionisul fumetto ed è la verità per molti di noi, ed anche per quelli che a questo dibattito non hanno partecipato.
    Per cui se vogliamo migliorarci e migliorare l’apporto giornalistico alla nona arte abbiamo bisogno di formazione, cioe’ almeno di un corso con nozioni di base di giornalismo, mentre fino ad oggi ognuno di noi (piu’ o meno) per scrivere nei vari blog, siti e testate alle quali partecipa, si basa sulle proprie letture, sulle proprie conoscenze, sulle proprie passioni e su un proprio background culturale da cui attingere.
    Una volta che si migliora questo aspetto, sicuramente potrebbe esserci un pubblico maggiore di lettori (non solo addetti ai lavori) ed un offerta maggiore, come in tanti hanno scritto.
    Auspico un maggiore impegno a cominciare da noi, magari un bel sito aggregatore delle risorse esistenti (grazie michele), un bel corso di giornalismo, meno news e piu’ informazioni, cosi come ha scritto Stefanelli all’inizio di questa discussione.
    Rimbocchiamoci le maniche, dunque, in questo nuovo anno, se ci teniamo alla nona arte.
    Sono stanco di vedere bistrattato il fumetto oppure di ascoltare, e vedere, servizi “giornalistici” idioti , banali e stupidi, come quello di ieri sera su Tg2 delle 20.30, sulla strategia della Marvel di far morire uno dei fantastici quattro!

  78. Scusami, Mario, ma ti sembra polemica inutile e puerile se dico che secondo me il sito aggregatore è una inutilità?

    L’informazione di settore ha bisogno di firme, identità, indipendenza, linee editoriali riconoscibili, coraggio nel parlare di certi argomenti e di andare oltre la bellezza delle costine brossurate variegando l’offerta dell’informazione per spiccare il volo e diventare a tutti gli effetti un informazione autorevole.

    Un calderone aggregatore appiattirebbe ancor di più l’informazione e non farebbe spiccare particolari iniziative.

    Formazione: l’idea è interessante. Ma chi dovrebbe fornirla questa formazione?

    • All’inizio del mio breve intervento precedente ho scritto che le mie sono opinioni personali. Cio’ significa che NON HO LA PRETESA di avere ragione, ho espresso cio’ che penso.

      Ribadisco è inutile intervenire in un dibattito, qualunque esso sia e polemizzare su questo o su quello. Questa cosa la “dico” in generale, senza scendere nel caso specifico.
      Noto che noi, che scriviamo di fumetti, siamo come i tifosi di calcio, ” la mia squadra e’ piu’ forte della tua, noi vinciamo, voi perdete!”.
      Questo non e’ un campionato, non c’e’ in palio la vittoria o l’essere piu’ forti degli altri, ma la conoscenza di piu’ aspetti possibli legati al fumetto, alla scrittura di un fumetto, al disegno di un fumetto, alla creazione di un opera che e’, per noi, al pari del cinema, della letterature , della poesia, del teatro, etc, mentre per tutti quelli che non leggono fumetti in Italia, E’ ROBA PER BAMBINI !

      inoltre in Italia, è garantita ( o dovrebbe essere garantita) la Liberta di espressione. Io, posso scrivere un blog, o su una testa giornalistica firmandomi com mario benenati, ed ho, per sempio 50 lettori; ma posso firmarmi come Mister cipolla, ed in quel caso magari ho 100 lettori. Se scrivo bene, se mi documento bene su cio’ che scrivo, se non commetto reato, sia come mario benenati, sia mister cipolla, ho una indentita’, sono indipendente, ho una linea editoriale, e i miei scritti sono AUTOREVOLI.
      E’ il pubblico, chi legge e chi non mi legge, che ha l’ultima parola.

      Per quanto la riguarda la formazione non credo che in italia manchino dei giornalisti capaci di farla, fermo restando l’ambito fumettistico al quale la stessa formazione deve essere indirizzata.

      Infine, continuo a pensare che un sito aggregatore potrebbe essere un’idea interessante. con la tecnologia attuale si puo’ costruire un sito, o una testata, dinamico, veloce, in cui ognuno ha un suo spazio ben riconoscibile, in cui c’e’ una linea editoriale comune ma ci sono anche le idee del singolo autore, e, cosa ancora piu’ importante SI CRESCE CULTURALMENTE INSIEME.
      100 siti di critica e di giornalismo fumettistico sparpagliati nel web non sono meglio di sito aggregatore. Questa e’ la mia idea, tra un paio di anni magari gli sviluppi futuri, mi daranno ragione o torto. non c’e’ problema.

  79. momonedusa: si, è vero, se ho ben recuperato i passaggi, sul caso Maconi c’è stata una diffusa omissione della ‘notizia’. Però quello che trovo più inaccettabile è che nessuno si sia scomodato per sentire la controparte: ci voleva molto a contattare Becco Giallo? Che BeccoGiallo abbia scelto di non intervenire è un conto; ma che nessuno si senta di contattarli, aspettando solo le loro ‘mosse’, è un altro: essere più “proattivi”, ecco una delle tante cose che manca al nostrano giornalismo specializzato, che sta lì, e aspetta che le cose accadano.

    conte: adoro i burberi brontoloni. Però questo blog non è un forum, dove vedo fans (giustamente o meno) scatenarsi in risse. Vorrei vederti continuare la discussione – ebbene sì – ma alternando (almeno) le risposte in forma di polemica/accusa a quelle in forma di rilancio sulle diverse questioni. Non ci sono solo i singoli casi da censurare, ma anche aspetti più generali e complessi da dibattere, irriducibili a singoli casi (buoni o cattivi che siano) – e qui vorrei che ci concentrassimo su questi. Please.

    cfapaz: non la ritengo una struttura adatta a fare informazione. Non solo per le risorse, ma perché dotata di obiettivi diversi: promozione culturale e servizi sul territorio. L’informazione giornalistica è una mission radicalmente diversa. A meno che non volessimo ricadere nel solito equivoco: aggiungere una ennesima voce di “promozione del consumo”. E costruire un aggregatore ritengo che sarebbe andare in questa direzione. Non credo ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di buona informazione prodotta ex novo e ad hoc, non di aggregazione per quella esistente.

    mario: formazione? Sollevi una questione rilevantissima. Da un lato una risposta sarebbe: esiste già, e si chiama lauree/master in giornalismo (ma anche corsi/master in giornalismo e critica cinematografica, perché no). Dall’altro, però, è vero che potrebbe servire qualcosa di specifico. Dubito però un corso pensato per giornalisti sul fumetto. Più genericamente, buona formazione sul fumetto a 360° (ci sono iniziative in discussione), non limitata ai – spesso mediocri, purtroppo – corsi per fumettisti…

    • grazie della risposta.
      se il giornalismo dovesse diventare la mia professione vedo bene la laurea o un master, altrimenti sono daccordo con te per una buona formazione sul fumetto a 360°.

    • Per beccogiallo ovvio….. Ma visto l’andazzo non mi stupirei se qualcuno li avesse sentiti, e dopo all’insegna del volemose bene avessero (congiuntamente?!?) preferito non parlarne del tutto.
      Comunque ora che ci penso rilevo che anche chi su comicus sembrava volesse far passare la cosa come irrilevante (Ketty Formaggio per inciso, anche su kinart dove ha ruolo più attivo) pare abbia sentito maconi per avere lòa sua versione, quindi la cosa del tutto irrilevante non era anche a suo parere… non mi stupirei avesse sentito anche Beccogiallo. O forse tutti sanno già qual’è la verità, per cui è inutile sentirli.

  80. @Professore

    Beccogiallo: ma visto che anche tu fai informazione, caro Professore, ma perchè non li contatti tu quelli di Beccogiallo sul Caso Maconi?

    CFAPAZ: promozione culturale e servizi sul territorio? Si, e Angouleme è provincia di Cremona…🙂 Non concordo. Il Centro si presenta come struttura di livello nazionale, ha i mezzi e le risorse necessarie per realizzare un sito di informazione.

    Anzi il Centro potrebbe creare un modello virtuoso di informazione di settore, pagando anche un minimo gli articoli, aggregando firme prestigiose e formando i giornalisti di settore e diventando così sprone per tutto il settore.

    ps: io non sono ne burbero ne brontolone, perchè sono un poeta e sono un pirata…

  81. Mario: dipende un po’ anche da quel che vuoi tu, no?😉

    Mononedusa: insisto nel ritenere cose da abc, per testate che si dichiarano di informazione, almeno provare a contattarli, i soggetti protagonisti. E scrivere di averlo fatto (non “tenerlo per sé!”) prima di prendere posizione per una o per l’altra ipotesi. Peraltro mi pare l’ennesimo episodio a conferma della mia tesi: se nessuna testata (i forum c’entrano poco) fa queste banali azioni giornalistiche…è proprio perché da noi nessuna testata riesce a fare lo stesso mestiere che fanno ActuaBd o TheBeat.

    Conte: ti ricordo che questo blog non ha finalità giornalistiche. Né credo che trasformerò i suoi obiettivi di sviluppare “frammenti di un discorso sul fumetto” (che è il mio piccolo contributo di riflessione e stimoli al dibattito pubblico) in “informazione e attualità sul fumetto”. Con quella dichiarata finalità, invece, ci sono tante testate (che poi riescano a trasformarla in realtà editoriale, è altra questione – la cui parziale e problematica riuscita è infatti il lungo discorso oggetto di questo mio post). Not my duty, dear.

    Cfapaz: ritengo irrealistico e fuori luogo attribuire a una struttura con una storia e una identita non giornalistiche una mission così specifica come quella giornalistica. Fanno un altro lavoro, e non credo abbiano competenze e risorse per convertirsi in testata giornalistica: non tutti possono fare tutto, né tutti vogliono fare i giornalisti, direi. Non sarebbe sufficiente stimolare chi già lo fa a impegnarsi con maggiore rigore?

    Ps
    Se non arrivano altri 3-4 reply, questa conversazione, che rischia (dopo 100 commenti) di diventare insopportabilmente personale, si chiuderà qui. La mia email la trovate qua e là. Buoni befani (ché siamo stati troppo virili, e niente commentatrici – dannati galletti nel pollaio – Galletti!).

  82. Insomma professore, solo lezioni teoriche ma niente lezioni pratiche di giornalismo… Che delusione…🙂

    Cfapaz: Non mi sembra per nulla fuori luogo indicare il Centro come in grado di svogere attività giornalistica e critica di settore. La loro storia racconta che lo hanno già fatto in Schizzo e in altre loro pubblicazioni. Hanno le risorse umane, i mezzi economici e un coordinatore che ha idee chiare di come deve essere fatta l’informazione di settore. Hanno tutte le carte in regola per scendere in campo.

    In conclusione: sarebbe interessante vedere anche chi ci vuole stimolare scendere in campo in prima persona per dare il “buon esempio”. Altrimenti questa discussione sull’informazione di settrore rischia di venire derubricata ad una di quelle tipiche discussioni all’italiana dove tutti sono allenatori in grado di fare meglio di Benitez, tutti sono editori con i soldi degli altri e tutti sanno come si fa il giornalismo di settore ma a farlo deve essere qualcun altro…

  83. ciao
    in merito alle “specializzazioni” fumettistiche dei giornalisti “seri”… guarda che ho trovato

    http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_05/fantastici-quattro-morte_adf08a16-18f8-11e0-963c-00144f02aabc.shtml

    articolo affidato ad un giornalista che in passato ha scritto:

    http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/paolo_virtuani.shtml

    mai di fumetti
    quindi hanno chiesto ad un professionista di coprire la notizia senza che questi sia un “esperto” (magari lo è ma ne dubito)
    viene considerato il fumetto come un “casus” singolo (es. incidente stradale in un tunnel) e non come un “argomento” per il quale avere giornalisti specializzati (televisione, musica)

    è anche interessante magari capire come mai un personaggio (nome a caso, Syria) che vende 30.000 copie di un suo disco ogni 2 anni (numeri sparati chiaramente ad minchiam) abbia tanta copertura mediatica (e sia presente su decine di riviste dedicate alla musica) mentre un personaggio “Tex” che vende 150.000 (per difetto) copie al mese per 60 anni non abbia poi così tanta (in proporzione) copertura mediatica
    nè che non ci sia un mensile (uno! contro decine dedicate alla “canzone”) di un grande editore che parli di fumetto

  84. ps non vale dire che syria ha copertura perchè questo: http://www.tgcom.mediaset.it/fotogallery/fotogallery9459.shtml

    ok?

  85. davide: capisco lo spirito, ma il paragone tra syria e tex è fuori luogo (e non solo perché syria frequenta per mestiere il giornalismo di ‘spettacolo’, cosa che tex – né bonelli – fa (e non ne faccio un giudizio di merito).

    Corriere: in Italia ci manca certamente un Yves-Marie Labé di LeMonde (appena scomparso, purtroppo): competente; con un ruolo al desk (decisivo: potere di scelta, e non solo di proposta); e super-affabile (confesso: mi era simpatico).

    Ah: il mensile c’è, si chiama XL, e il fumetto lo sbatte persino in copertina, una o due volte l’anno. Problema: ha limiti nella targetizzazione (che al di là del suo posizionamento generale, credo faccia fatica a ‘sposarsi’ sempre bene col fumetto). E soprattutto: non basta certo un mensile. Anzi, dal mio punto di vista oggi il problema maggiore sono i settimanali…

  86. ciao matteo, ciao a tutti.

    quoto siviero e aggiungo: io mi sono occupato con buona costanza di fumetti per almeno 2 anni per testate RCS, corriere.it e corriere milano in primis. ora mi hanno assunto nel gossip da un 7 mesi (terreno fertilissimissimo).

    ahimè testimonio che syria e il bong della cyrus avranno sempre più eco dei Nostri Eroi, e proprio perciò credo che solo XL (e pochi altri giornali “mainstream”) si dotino di un giornalisti specializzati in fumetti.

    per il resto c’è gente che come me, occupandosi solo di fumetti, può galleggiare tra le 400 e 800 euro mensili, perché ci pagano a pezzo, tardi e male, e i redattori competenti, con ruoli importanti e affabili al corriere e dintorni guardate che ci sono, solo che non hanno tempo di ascoltare nessuno e soprattutto – quoto matteo – pochissima capacità “proattiva” (ovvero, se pure notano qualcosa, il massimo che possono fare è affidarla fuori o scriverla da sé breve e veloce).

    quanto a virtuani mi pare abbia scritto un pezzo decentissimo, ma non credo glielo abbiano appaltato – avrebbero potuto benissimo riciclare il pezzo del professor(one) giannattasio apparso sul cartaceo lo stesso 5 gennaio, quindi già inviato in redazione il giorno prima. preferisco pensare che il “nerd” e “scientifico” virtuani si sia inserito in questo “spazio” che brevemente ho lasciato sguarnito🙂

    saluti!

    Ale Trevisani

    • alessandro: testimonianza utile a molti, spero (sola curiosità: a quale pezzo di giannattasio alludi?), visto il lavoro – soprattutto col corriere – negli ultimi 2 anni.

      Della tua sintesi condivido il punto sulla scarsa proattività ai desk delle principale testate generaliste. Che è motivata da varie ragioni (sia organizzative che editoriali). Non ultima, quella di ‘notiziabilità’ che giustamente ricordi: i fumetti interessano ai media meno di miley cyrus strafatta o di syria nuda.
      Declino della cultura (e dei valori-notizia nei media) occidentale? No: questo lo eviterei e anzi, lo contesto assai [anche se non condivido entusiasmi e/o il tuo “fertilissimo” sull’attuale contesto del gossip in Italia].

      Piuttosto, ne farei un’analisi un po’ più “organizzativa”. Ovvero: non è la presenza di giornalisti competenti a poter fare la differenza, oggi. Il punto è la presenza di figure con un ruolo chiave – e NON SPECIALISTICO SUL FUMETTO – ai desk, in grado di individuare le notizie e poi trovare chi le scriva. Per questo citavo il buon Labé di LeMonde. Non certo solo perché affabile… Ma perché in quella testata era stato, negli ultimi 20 anni:
      – caporedattore vicario alla sezione Médias-Communication
      – direttore del supplemento Télévision-Radio
      – responsabile delle pagine “focus”
      – caporedattore vicario per le Operazioni speciali (i supplementi)
      Come se non bastasse, era stato tra i fondatori e i membri più attivi dell’Associazione dei Critici e giornalisti di Fumetto (ACBD).
      La sua posizione, insomma, ha aiutato a dare peso sia a questa stessa piccola ma influente organizzazione ‘specialistica’, sia alla visibilità e credibilità del fumetto sui grandi quotidiani internazionali. Il che merita un po’ più di una pacca sulla spalla, dal mio punto di vista.

      Stammi bene (e occhio ai bong).

      • ok Matteo, ti rispondo per punti e scusa per la prolissità, ma potreste tutti scoprirne delle belle.

        – quanto a giannattasio alludo al pezzo comparso in taglio basso a pag37, Cultura, cartaceo del 5 gennaio: http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/05/Fantastici_quattro_rimangono_tre_uno_co_9_110105030.shtml

        – non giubilo per le vendite del gossip. espongo un fatto: è un settore in cui nuove testate continuamente nascono e fanno profitti – poi è chiaro che le operazioni con le gambe più molli prima o poi cedono il passo. la mia editrice, la GVE, in un anno ha avuto incrementi di vendite del 20-30%, ha incamerato una testata storica – Stop – e ne ha create altre 3. non faccio promozione, segnalo un dato in forte controtendenza con tutto il panorama dei media, specie cartacei, che a mio avviso la dice lunga sulla “immortalità” della chiacchiera come sfera dell’umano – per heidegger era addirittura un “esistenziale”, insomma una condizione basilare dell’uomo – più che sulla faccia sporca dell’italietta berlusconiana (e se volete metteteci un “ahimè”).

        – le Monde .. ho vissuto un anno a parigi, non so se poco o abbastanza per capire che fumettisticamente – lo sai molto meglio di me – la Francia è un altro mondo. mi ricordo le locandine di Druuna esposte a mezze dozzine sulle vetrine delle parrucchierie. lasciamo stare!

        – se poi parliamo di organizzazione dei giornali, l’editoria da edicola in Italia è un acquitrino che i padroni del vapore mantengono per mille motivi, dove il penultimo è vendere e l’ultimo è avere un’opinione pubblica (ma non credo di rivelare nulla, se non con l’aggiunta del fatto che ve lo dico “da dentro”). quindi che gliene può fregare di fare una “bella e moderna pagina culturale”?

        – di fare cultura a 360° frega un po’ a Repubblica, perché nasce, come giornale, per parlare alla sinistra più emancipata e “movimentista”. Rep, da sinistra e da 30 anni e più, può permettersi di bacchettare i pro-Battisti e aggiornanrci sui fumetti e sul pop, perché rappresenta una sinistra moderna. per il Corriere, invece, spesso, i fumetti sono i fumetti dei nostri papà: supereroi, topolino, asterix. al Corriere cartaceo frega poco di compulsare le passioni dei giovani. invece al sito c’è un’anima insieme “nerd” e “smart”, e lì di fumetti si può parlare a volontà (o quasi). del resto il web è un’altro mondo: c’è la “coda lunga”, e c’è spazio per tutto.

        – ma dov’ero rimasto in questo mio (e scusatemi) sdottoreggiare? alle redazioni: il loro problema è “il fumetto dove lo metto?”. a volte finisce in spettacoli, altre in cultura. alla fine va in pagina solo se c’è clamore. perché tanta pigrizia? è che gli organici (torniamo al problema dell’editoria) sono esigui. hanno forza per setacciare le agenzie, le altre testate, fare due chiacchiere in riunione. basta. se hanno più forze magari non hanno voglia, perché chi ha il “tempo indeterminato” spesso si rammollisce, danneggiando i giovani volonterosi lasciati fuori della porta, e insieme i lettori. non chiediamo a gente vecchia rapace e priva di stimoli di interessarsi alle graphic e al fumetto sul web. è inimmaginabile. per ora dobbiamo contentarci di d’orrico e luca raffaelli. (peraltro, se passiamo ai “piccoli”, dall’Unità al Secolo al Manifesto agli stessi Libero e il Giornale trovo parecchia roba di fumetti, e se ne parla con cognizione di causa! Il Sole24 la domenica era sontuoso anche per i comics, ma da un po’ non lo seguo più).

        – in tutto ciò che fare? ci vorrebbe un altro mercato editoriale, che sia più industria e meno acquitrino, dove i giornali non possano mantenere 5mila falsi collaboratori occasionali (de facto assidui e coordinati alle redazioni) sotto la soglia dei 5mila euro annui di retribuzione: se infatti la oltrepassassero dovrebbero per legge assumerli. quindi, semplicemente, ti fanno scrivere roba per 8-10-12mila euro, quello che gli serve, ma smettono di pagarti a 5mila, e il resto con l’anno nuovo. e nessuno ci tutela. poi ci sono i cococo che lavorano dentro – e non potrebbero – e un’altra messe di gente pagata 2 euro il pezzo, specie nei giornali locali, oppure niente. c’è gente che per fare l’esame di stato si paga la pratica da sola: i ragazzi danno i soldi sottobanco ai giornali, che glieli ridanno in bianco per completare il famoso “praticantato” e passare al professionismo (dove quello che cambia è che ti cagano un po’ di più, ma non ti assumono certo in regola: fai il cococo, l’abusivo, in redazione).

        – la mancanza di controlli su queste cose produce giornalisti a gettone, che spesso cambiano mestiere nel giro di pochi anni, e non hanno tempo di specializzarsi, preferendo per ragioni di sopravvivenza il “mordi e fuggi” del copia e incolla dai blog, piuttosto che documentarsi 2 giorni pieni per fare un pezzo da 40e netti su filosofia e supereroi – come fa e può fare il fesso che scrive, ma solo perché il gossip mi ha rotto le catene del bisogno ..

        – conclusione: tra gli altri danni che ciò produce al tessuto sociale – in questa dinamica di cui grillini e grilletti non sanno un cazzo – vi è che non abbiamo un adeguato giornalismo di fumetti, perché il “sistema” (quanto odio ‘sta parola, mavabbeh) allo stato non può produrre giornalisti competenti “di qualcosa” (non troppi, a meno che abbiano da parte i soldini della borromeo, o siano cognati della berlinguer, come luca telese). e così i redattori al desk faticheranno ad essere stimolati da persone giovani e motivate – il “sistema” le spazza via – e andranno avanti col loro tran tran, senza piglio, senza guizzi che non provengano dalla loro buonissima volontà, a gomito a gomito con stagiste carine, gratuite e che sanno fare bene il caffè.

        – ultimo punto: se volte cambiare qualcosa OGNI TANTO, oltre a leggere blog e giornali online, COMPRATE qualche giornale in edicola. oppure abbonatevi online a quello che più vi piace. non c’è altra strada. a meno che crediate che i blog rimpiazzeranno i giornali (io personalmente non ci credo).

        un caro saluto a Matteo e a tutti.

        Ale Trev

  87. NB esplicito l’ultimo punto: non lo so per certo, ma immagino che in Francia i giornali siano un po’ meno un far west, e che Labé lavorasse in una cornice stabile con gente “stabilizzata”, in un panorama in cui il fumetto ha l’importanza che ha. un Labé – che non conoscevo – probabilmente non esiste perché non facciamo crescere la gente professionalmente, non si fanno progetti, e non se ne possono fare in un mercato così selvatico, distorto (penso al duopolio rai-mediaset, a berlusconi che ormai è dentro mediobanca e quindi nel corriere stesso), insofferente a qualsiasi disciplina e forma razionale di funzionamento (formare professionisti, farli crescere eccetera). per averci un Labé, stai a vedere, ci vorrebbe che un nerd fosse figlio di un ministro e una direttora di giornale! e lo mettessero in una redazione ahah:/

    AT

  88. “se volte cambiare qualcosa OGNI TANTO, oltre a leggere blog e giornali online, COMPRATE qualche giornale in edicola. oppure abbonatevi online a quello che più vi piace.”

    L’unica speranza è che i quotidiani falliscano uno dopo l’altro. Meglio non comperarli.

  89. aless: la tua battuta su un “Labé italiano” – <> è di un cinismo estremo, e insieme tutt’altro che campata per aria…!

    L’analisi che fai del contesto editoriale mi pare, oltre che condivisibile, precisissima nei dettagli che riguardano la condizione professionale del giornalista: nell’ultimo decennio pare drammaticamente degradata. E le ragioni macro (mercato etero-diretto ecc.) e quelle micro (gestione speculativa delle risorse umane, e sfruttamento del lavoro) si incrociano producendo quel che hai perfettamente illustrato.

    Non ne trarrei però interpretazioni assolute, disegnando uno scenario di avvenuta “sconfitta”. Conosco personalmente giovani e motivati giornalisti – anche under 30! – che il “sistema” non sta “spazzando via”, e anzi sta permettendo loro brillanti carriere. Certo c’è un problema: sono mosche bianche. E dal carattere particolarmente di ferro.

    Infine non sottovalutare il ruolo dell’online, ché non è certo solo comprando i quotidiani che si produce qualche cambiamento. Anzi, per certi versi sarebbe più vero il contrario: disertandoli per fonti alternative (a patto – non scontato – che offrano reale qualità informativa e non appartengano agli stessi ‘padroni del vapore’ che sono in crescente affanno) si dimostrerebbe plasticamente che i bisogni di informazione sono meglio colmati altrove. La crisi di copie dei quotidiani nostrani, oggi, la dice lunga sull’attuale salute di quella fetta di informazione.

    Poi il discorso è certo più complicato di così.

  90. d’accordo matteo, non voglio sottovalutare il ruolo dell’online – grazie a dio due anni di master in giornalismo multimediale mi hanno vaccinato dallo snobismo verso il web.

    peraltro l’online, a livello di consumi, sta trionfando sulla carta stampata, anzi ha trionfato da tempo. ma questo non ha giovato un granchè al giornalismo a fumetti, almeno IMO. perché un pezzo sull’online di un quotidiano è pagato 40 netti, che è il minimo del minimo di quello che paga un giornale di carta nelle pagine locali – parlo dei giornali a diffusione nazionale. questo fa sì che l’informazione più puntuale e meno casereccia resti quella offerta dai d’orrico, raffaelli e pallavicini sui giornali di carta.

    il fatto è che i giornali non investono nell’online, perché l’online non genera profitti. i centri media hanno interesse a vendere spazi pubblicitari sul cartaceo, perché ci guadagnano di più. la pubblicità sul web è avvertita come qualcosa di volatile, che non colpisce e non convince. giusto o sbagliato che sia, questo frena la crescita del giornalismo online in generale, perché mancano i dindi.

    quanto ai blog sono una fonte preziosa di informazioni, novità e indiscrezioni, ma sono un contributo volontario”, con tutti i limiti che ciò comporta – ovviamente ci sono blog peggiori e migliori, ma la professionalità giornalistica a mio avviso non è acqua fresca, e soprattutto i blog hanno obiettivi spesso altri e legittimamente differenti dall’informare.

    nel mondo del giornalismo si attende come il messia il giorno in cui la pubblicità – dicono – sarà spostata di botto dalla carta all’online – la tv dovrebbe mangiarsi più o meno sempre la stessa fetta. il fatto è che ‘sto messia, da circa 3-4 anni in qua, ha preso il sembiante di quello che aspettano gli ebrei. insomma, non arriva mai!

    quanto alle mosche bianche, beh, ci mancherebbe che i giornali non assumessero proprio nessuno. qualcuno dei vecchi caimani, ogni tanto, grazie a dio si leva dalle palle e va 3 metri sottoterra🙂

    per il resto mi pare che giornali fuori dalle mani dei padroni ce ne siano, certo, ma senza dindi e professionalità la vedo dura. lo stesso successo de Il fatto dipende dall’edicola e dall’abbonamento online, ma il giornale che leggi in pdf è sempre quello fatto per l’edicola – peraltro sfiga vuole che il fumetto su Il fatto sia trattato molto saltuariamente. non so, ho molti dubbi, certamente speriamo in un domani migliore.

    A

  91. […] la tendenza alla promozione del consumo tipica del giornalismo fandom-oriented (ne parlai tempo fa, qui). Ma in realtà con una visione parziale di questa stessa promozione: un fan-giornalismo acritico […]

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