Best of (best of) comics in 2010: review

Fine anno è vicina. E allora giochiamo al gioco – molto americano – delle classifiche. All’americana, però: solo i migliori fumetti made in USA dell’anno. Con una rassegna dei best of prodotti da alcune testate statunitensi, sia generaliste che specializzate.

New York Times

Sarà pure il New York Times. Ma la sua selezione non è certo tra le più convincenti. Il pur competente Gustines ha fatto qualche scelta difficilmente evitabile, citando ottimi lavori da pieno consensus critico come quelli di James Sturm, Dash Shaw, Daniel Clowes e qualche critical crushes come The Night Bookmobile (di cui vi dissi qui) e la raccolta di manga di Moto Hagio. Ma si è lasciato andare un po’ troppo a un altro consensus: quello sul “bestseller di qualità”. E quindi Scott Pilgrim, il Superman di Straczynski, e i vari “brand-novelist” come Parker di Stark/Cooke e persino Heart Transplant di un sempre più superfluo Andrew Vachss. Infine, è scivolato su prodotti buoni ma certo non memorabili come la fiction biografica Kill Shakespeare, il divertente Unemployed Man, e il fantasy ‘creativo’ Return of the Dapper Man. Carini, certo. Ma non basta. Non se racconti l’annata per il NYT.

San Francisco Chronicle – SFGate

A confronto, il quotidiano di Frisco pare invece trovare una via tra lo chic e la “divulgazione del buon fumetto d’autore”. Non solo Burns, ma anche l’elegante recupero d’annata di Lynd Ward, i prodotti arty di Belle Yang e Maira Kalman, due antologie e un coffee-table book. Il risultato è però così così. Perdonabile, visto l’obiettivo limitato di “gift guide natalizia” (dunque poco rivolta a libri usciti da oltre 3 mesi). Ma come fotografia dell’annata, decisamente sballata: la para-didattica Best American Comics e la compilation celebrativa di Doonesbury sono roba da consultazione, più che opere da sottolineare.

New York Magazine – Vulture

Al NYMag si vede che si sono divertiti, invece. Dentro, quindi, prove piene di energia e vitalità come quelle di Moto Hagio, Jeff Lemire, Drew Weing, Vanessa Davis, Urasawa, la serie Chew, lo splendido Gropius di Hensley. E non mancano le sorprese: un James Sturm ‘secondario’ che pare persino più intrigante di Market Day; un giovane sconosciuto finanziato dalla Xeric Foundation (Pang the Wandering Shaolin Monk, di Ben Costa) e, al secondo posto, un altro sconosciuto che ha realizzato uno dei graphic novel più ambiziosi dell’anno. Almeno a sentire amici e colleghi anglofoni: Andrew Hines.

The Village Voice

Il vecchio Village ha mescolato fumetti e libri di illustrazione, costruendo una selezione piacevolmente idiosincratica, anche se un po’ sbilenca. Sia per la tendenza – diciamo ideologica – a sopravvalutare la componente di divertimento e gioco (intellettuale) col disegno. Sia per certi innamoramenti per idee ‘pop’ che, tuttavia, suonano vuote di sostanza e alla fine un po’ naif. Risultato: ok dunque i soliti Burns, Ware, Cooke, Lemire. Ma Repuglicans e Sinister Truth non credo meritino oltre l’apprezzamento per le ideuzze satirico-kitsch-camp. E Superman vs Muhammed Alì è solo una simpatica fesseria. Interessanti invece Drawings from the Gulag (ben più tradizionale, però, del recente lavoro di Igort su Ucraina e Russia), Flesh and Bone e soprattutto King of the Flies, scelte interessanti e decisamente distintive.

Publishers’ Weekly

Da PW mi aspettavo per certo i libri di Burns, Shaw, Ware e Woodring. Un po’ meno Beasts of Burden, che non ho letto (ma su cui dubito fortemente). Anche loro elogiano il lavoro di Andrew Hines: bene. Tuttavia mi ha stupito una banalità come la Batwoman del solito Rucka (della serie: mai lasciare fuori i supereroi – ma perché questa, allora? Sarà per l’alea letteraria di Rucka?), e la cronaca – mal disegnata – di Yummy (roba buona per gettare fumo negli occhi dei giornalisti, che spesso ci cascano). Alla fine, mi pare si distinguano poco, nel mucchio. Forse solo per il brillante How to Understand Israel in 60 Days or Less, una delle indubbie sorprese dell’anno. Ma forse è giusto così: se il consensus non lo si vede in una testata trade, dove mai?

Salon

Intelligentemente, dichiara di escludere antologie e serie ai primi episodi/capitoli, escludendo così X’ed Out come The Unwritten. Dentro dunque Clowes, Linda Barry, Darwyn Cooke, il Piccolo Principe di Sfar, e molto buon mainstream con BlacksadUnemployed Man, e il noir di casa Vertigo A Sickness in the Family. Insomma, Salon pare propendere più del previsto per sensibilità europee, inclusa la scelta più idiosincratica: la rilettura dell’Alice di Carroll di The Hunting of the Snark, disegnata da Mahendra Singh (?) in stile da incisioni ottocentesche. Non ho invece capito come mai abbiano incluso il fantasy multipiattaforma The Guild: any idea??

Drawn

Occupandosi di fumetto dal punto di vista del disegno, a Drawn hanno privilegiato scelte poco gettonate altrove. Ecco quindi Jillian Tamaki, Graham Annable, Gahan Wilson, Isabelle Arsenault, e una raccolta di lettering e loghi vintage del bravo Rian Hughes. La loro adesione al consensus critico mi pare fermarsi a James Sturm, Clowes, Woodring, Dave Cooper. Ma c’è anche una scoperta assoluta: Diary Comics #1 by Dustin Harbin. Da tenere d’occhio (forse).

MTV Splash Page

Tra le più competenti testate sul fronte del fumetto seriale made in USA, sceglie un sacco di sotto-categorie: serie inedita, miniserie, one-shot, evento seriale, licensed series, serie “under the radar”, webcomic inedito e non, finale-di-serie, adattamento, e poi non-fiction e graphic novel. Francamente insostenibile quest’ultima, che incorona Return Of The Dapper Men. E non mi convince la serie inedita (mi sbaglierò). Ma le altre indicazioni sono molto buone, perché non si lasciano rinchiudere nel consensus (i qui presenti: Parker, Beasts of Burden, ExMachina) e serial come Orc Stain Ectopiary paiono davvero ben più che promettenti. Alla fine, una delle selezioni più interessanti.

Library Journal

Mah. Selezione ristretta, dunque da commentare poco. Buone scelte, per carità. Finalmente anche Jacques Tardi, per dire. Ma dite davvero che l’arrivo di Jonathan Hickman su Fantastic Four sia così rilevante, e sia valso più di un Vaughn su Ex Machina, un O’Malley su Scott Pilgrim, un Morrison su Batman&Robin, un Kirkman su Walking Dead (per non dire di Orc Stain)?

IGN

Anche qui la competenza sui prodotti seriali si traduce in sottocategorie. Che però sono molto classiche (scrittore, disegnatore, episodio singolo, antologia…). E gli esiti sono davvero scontati: Grant Morrison e il suo Batman&Robin vincono più e più volte. Inoltre, non si registrano scoperte nelle altre sezioni. Insomma: selezione legittima, ma poco interessante. Anzi: la più banale di tutte, direi.

Statesman

Il quotidiano di Austin, Texas, non scopre un bel niente – il che non stupisce: è un leader regionale, certo non un trend-setter nazionale. Ma il punto è che il consensus di cui si fa portartore è intelligente, perché mescola opere popolari e di ricerca, includendo lavori non banali (per una testata iper-americana) nell’una e nell’altra: Lynd Ward e Jacques Tardi, ma anche King City o Orc Stain (ehi: stai a vedere che questa Orc Stain…)

Popmatters

I ragazzi di questa testata online indipendente, dal taglio abbastanza geek, fanno scelte da geek abbastanza maturi: Scott Pilgrim e Secret Six, certo, ma anche Fables, DMZ e Phonogram. Poco comune la scelta del reportage da New Orleans di Neufeld (d’altra parte: giornalisticamente interessante, artisticamente mediocre). Ma con tutta onestà: i fumetti ispirati al Dr. Horrible di Joss Whedon sono davvero horribles. Perché c’è chi resiste, ma alla fine soccombe: il nerdismo ha vinto. Peccato.

Graphic Novel Reporter

Una buona selezione. Distinta fra graphic novel e manga. Interessante soprattutto per l’inclusione non tanto di Eddie Campbell (da un sito così, sai che sorpresa) ma di eccellenti racconti sospesi tra realismo e fantastico come Ghostopolis, HerevilleHow I Made It to Eighteen. Scoperta: il fantasy gotico di Salem Brownstone: All Along the Watchtowers. Peccato per qualche gn per pre-teen di troppo (e per lo stanco Straczynski). La selezione manga suona un po’ troppo vicina al puro consensus (ma di manga non parliamo: se volete suggerimenti su queste best of, andate qui e qui).

Vi siete divertiti? Siete pronti per fare dibattito o litigare con colleghi autori, amici lettori – e fumettonerds vari? Avete persino scoperto qualcosa? Fate pure. Comunque vada, io non c’entro.

In realtà, le mie preferite, come spesso mi capita, sono le selezioni di Douglas Wolk per Techland, e di Frank Santoro per Comics Comics. Sarà che i singoli, bravi critici, mi danno più soddisfazione: per giocare con le idee, meglio gli sport individuali che gli sport di squadra, no?

Una Risposta

  1. […] Si diceva di alcune selezioni e/o playlist dei migliori fumetti USA del 2010: ne avevo parlato qui. […]

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