[pseudogiornalismi] Stop ai manga troppo spinti

La buona notizia l’ha data il Corriere, qua:

Nell’URL dell’articolo, è evidente la reductio ad unum della notizia (guardate bene le solo due parole nel permalink: manga-sesso).

Ma il punto non è tanto questo binomio sesso/manga. In fondo, ci sta anche: di quello si parla, visto che qualche politico ha spinto su questo tasto, a Tokyo (con ricadute economiche rischiosissime: un enorme evento che rischia di capitolare sotto il boicottaggio dei grandi editori).

Il punto è sui “valori-notizia”, i toni, gli accenti, l’enfasi. Insomma, il punto è il metodo: la affidabilità giornalistica. Quella italiana.

Facciamo il percorso a ritroso. Da dove arriva la notizia? Un canonico take di agenzia. In Italia è girata grazie ad AGI e Apcom. In Francia da AFP.

L’attacco, in Francia (AFP):

Il Comune di Tokyo ha votato mercoledì un regolamento che limita ai maggiori di 18 anni i manga e anime in cui sono rappresentate scene di sesso giudicate troppo violente

L’attacco, in Italia (AGI):

Tokyo censura i manga: da luglio dell’anno prossimo sara’ proibita la vendita ai minori di 18 anni dei celebri fumetti se conterranno scene di stupri, incesti o altri crimini a sfondo sessuale.

Chi è il soggetto dell’iniziativa? Francia: c’è una istituzione pubblica (un Comune) che ha compiuto un atto ammnistrativo specifico. Italia: c’è una città che si mobilita in una azione di censura. In Francia è un soggetto istituzionale, in Italia pare una più ampia campagna culturale condivisa e diffusa.

Qual è il contenuto? Francia: rappresentazione di scene di sesso ritenute violente. Italia: stupri, incesti, crimini sessuali. In Francia è un aspetto specifico peraltro opinabile [NB: “giudicate troppo violente”] e che sarà ovviamente oggetto di valutazione non scontata, in Italia l’opinabilità non conta, se si può trovare qualche parola chiave forte come “stupro”, anche a costo di dimenticare il contesto della narrazione e della rappresentazione.

Continuiamo.

Certo, anche i take italiani poi entrano un po’ nel merito e spiegano meglio. Ma l’attacco ha settato la cornice simbolica ed emotiva della notizia. Ed ecco il turno della stampa generalista, che rilancia e ri-narra la notizia delle agenzie. A partire dai titoli, naturalmente più sintetici.

Francia: il settimanale LePoint titola: “La città di Tokyo se la prende coi manga che rappresentano scene di sesso”

Italia: il Corriere titola: “Tokyo contro il sesso estremo dei manga”. Ed ecco allora la differenza nell’attacco del Corriere: “Stop ai manga troppo spinti. Tokyo si scaglia contro le storie che contengono scene esplicite di sesso, ma anche stupri, incesti e altri crimini sessuali”.

Ovvero: la notizia è che non c’è una proposta votata, ma uno stop – che non c’è una istituzione specifica, ma una più estesa campagna culturale (“Tokyo si scaglia”). Per spiegare la notizia c’è sempre tempo (e righe dopo): quel che conta è dare una percezione.

Prima la percezione, poi la notizia.

Il Corriere riporta poi la questione della ritorsione ipotizzata dalle majors editoriali, schierate contro il Comune che organizza un evento (Tokyo Anime Fair) che gli editori minacciano di boicottare. In Francia si parla perciò della reazione delle “principali” case editrici di manga; al Corriere, il giornalista dice che Shueisha è semplicemente un editore… “conosciuto”.

Poi dicono che gli italiani sono eccessivi. Che fanno casino. Tutto qui? Siamo alle solite? Forse sì. Ma la questione è anche più semplice, e più limitata: una questione di formazione, competenze, professionalità.

Certo giornalismo italiano narra persino nei take di agenzia delle microfiction, storie fondate sullo spostamento al di là dei fatti – nell’oceano simbolico delle percezioni, delle enfasi, dei drammi. Una vecchia storia. Evidente anche oggi (e non solo oggi) nel campo dell’informazione intorno al fumetto.

Pensa che roba: e se si dedicassero invece a raccontare le notizie, e i loro contesti? Magari eviterebbero persino di cadere in ingenuità da ragazzini bocciabili, che scrivono ‘conosciuta’ per dire di un colosso dei media.

Pensa che roba: farebbero i giornalisti, non gli scrittori di fiction “ispirate ai fatti”.

3 Risposte

  1. Roba da pazzi!
    Evvabbè. Non è nemmeno la prima volta!

  2. […] This post was mentioned on Twitter by LoSpazioBianco, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: [pseudogiornalismi] Stop ai manga troppo spinti: http://wp.me/pzGWE-1jj […]

  3. Bravo, Matteo, un’ottima analisi, chapeau.

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