Ridurre i costi? Fumetto e crowdsourcing

Nell’attuale battaglia manageriale per la riduzione dei costi, anche nell’industria del fumetto si iniziano a intuire le opportunità di una nuova forma organizzativa resa possibile dalla Rete: il crowdsourcing.

E in questo 2010, le esperienze più significative che ho potuto notare mi sembrano tre:

  1. L’azienda di servizi web Samurai Factory (non un dei big del digitale in Giappone, ma certo non un family business) ha sviluppato Manga Ad, un servizio di pubblicità rivolto a clienti in cerca di immagini per campagne adv in “stile manga”. Nel solco di iniziative come Zooppa, gli utenti possono partecipare alla costruzione dei materiali visivi della campagna, seguendo la logica premiale di un canonico contest, che basa i suoi risultati anche sulle valutazioni (click-through rating) condivise dagli utenti.
  2. L’editore Vertical, marchio statunitense di qualità attivo nel manga e nella narrativa dal Giappone (con titoli di Osamu Tezuka o Koji Suzuki – e bookdesign di Chipp Kidd), ha provato qualche tempo fa a sfruttare il crowdsourcing per individuare le licenze da acquisire. Ovvero: dal suo profilo Twitter, un editor ha chiesto ai suoi followers consigli su quali prodotti tradurre.
  3. L’editore USA di manga Digital Manga Publishing ha invece sviluppato Digital Manga Guild. Un progetto particolarmente articolato, che consiste in una piattaforma online in cui l’editore mette a disposizione alcuni manga non ancora tradotti, lasciando agli iscritti la possibilità di organizzarsi in team di lavoro e sottomettere così le proprie traduzioni e localizzazioni.

Con queste modalità i vari soggetti si rivolgono agli utenti delegando loro una fetta del proprio processo produttivo. Utenti ben identificati nei diversi profili. Nel primo caso, si coinvolgono disegnatori. Nel secondo, lettori. Nel terzo, traduttori e editors/localizers. E’ l’ennesimo trionfo della amateur culture descritta un po’ enfaticamente Andrew Keen? Non esattamente.

Infatti, direi che in queste dinamiche sono implicati parecchi aspetti ulteriori:

  • la riduzione dei costi, che resta il vero filo rosso che unisce tutte queste iniziative, dal punto di vista delle aziende. Ergo: non servono dipendenti per certi task (eccetto i costi per saperli/poterli gestire).
  • ma c’è anche di mezzo la creatività, evidente nella proposta formulata ai disegnatori
  • c’è poi l’opportunità di un guadagno per gli utenti, nel primo e terzo caso, in cui ai ‘vincitori’ vengono attribuiti compensi per la prestazione professionale (in forma di forfait, nel caso delle campagne adv, e di revenue sharing, nel caso dei traduttori)
  • c’è una maggiore integrazione dei lettori nel marketing, inteso come studio dei (propri) pubblici: è particolarmente esplicito nel secondo caso, in cui si interrogano i lettori sui loro desiderata, per tradurli in azioni decisionali (ovvero fornire la ‘pappa pronta’ ai buyers di diritti)
  • c’è un’astuta strategia politica, nel terzo caso, volta ad arginare il fenomeno delle scanlations, attraverso la legittimazione dell’auto-organizzazione su properties ‘autorizzate’
  • e infine c’è un consapevole tentativo di governare le ridotte finestre temporali dei prodotti: la circolazione in Rete di scanlations (come già nel caso del fansubbing televisivo) ha costretto gli editori (finalmente) ad affrontare con iniziative non banali e non del tutto repressive il problema della pirateria, lavorando sulla rapidità nel fornire i prodotti in tempi più stretti, in sintonia con i cicli delle pubblicazioni originali.

Insomma: la facilità di coordinamento dei nuovi pubblici connessi genera effetti sempre più rilevanti. E nuove forme di “organizzazione senza organizzazione”, come scrive Clay Shirkey, prendono piede anche nel fumetto.

Una Risposta

  1. […] This post was mentioned on Twitter by LoSpazioBianco, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Ridurre i costi? Fumetto e crowdsourcing: http://wp.me/pzGWE-1j0 […]

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