Paura del Fumetto (2): fumetti al rogo

Proseguiamo con gli estratti da Maledetti fumetti! Con un brano dedicato ad alcuni episodi di psicosi collettiva: roghi pubblici di fumetti, compiuti da educatori, religiosi e normalissime famigliole della classe media:

Per molte settimane, gli studenti della St. Patrick fecero propaganda sui marciapiedi della zona ovest di Binghamton, raccogliendo materiale per il momento culminante della loro missione, un rogo di piazza. «Eravamo crociati», ricorda Hawley. «Leggevamo tutti fumetti: i fumetti erano importantissimi! Ma dividevo quelli che nella mia mente erano buoni da quelli cattivi. I fumetti di eroi erano buoni, e poi c’erano gli altri. Quelli che stavamo cercando di eliminare erano quelli cattivi. Non eravamo contro i fumetti in sé e per sé, ma contro il modo in cui alcuni di essi venivano usati». Hawley e i suoi compagni crociati erano così presi dalla filosofia del distruggere il male vista nei fumetti di supereroi da usarla contro altri fumetti.

Per Paul Plocinski e altri di sua conoscenza però le distinzioni tra vari fumetti, o tra l’aspetto e il contenuto di questi fumetti, era difficile da stabilire. «Avevo scambiato albi a fumetti per anni. Ne avevo tantissimi. I disegni erano davvero artistici, stupendi. Eravamo convinti di star facendo la cosa giusta raccogliendo i fumetti e portando avanti questa protesta, ma sentivo come un vuoto nello stomaco, ero dilaniato dentro, e non ero l’unico».

Il giorno del rogo, venerdì 10 dicembre, era freddo e grigio. La madre superiore della St. Patrick, Anna Frances, fece terminare le lezioni prima, alle 11, e fece uscire tutto il corpo studentesco, circa 560 alunni, nel giardino dietro alla scuola. Per documentare l’evento, qualcuno mise una scala e scattò foto dalla cima qualche attimo prima che il fuoco venisse appiccato. Pubblicata nell’annuario della St. Patrick del 1949, la foto mostra un gruppo di otto studenti: al centro c’era Plocinski, vestito elegantemente con un cappotto nero di lana e una sciarpa bianca, affiancato da tre ragazzi e quattro ragazze; tra loro non c’era Farrell, che stava dal lato del fotografo. I ragazzi avevano portato degli scatoloni di cereali Rice Krispies e detersivo Ivory Snow pieni di fumetti e li svuotarono in una profonda fornace di pietra destinata ai rifiuti scolastici. Nelle fotografie, dietro di loro si vede una massa di studenti, molti di loro appartenenti alle classi inferiori, avvolti in cappotti con cappucci, cerniere lampo, cappelli di lana o guanti. Un bambino sulla destra sta tirando fuori un altro albetto per accertarsi che rientri nella fotografia. Un piccoletto in prima fila, con indosso un pezzo unico per gli inverni nevosi, ha le gambe divaricate per restare ben fermo nella sua posizione. In seconda fila, un bambino quasi troppo basso perché il suo volto rientri nell’immagine agita in aria una croce con la mano destra. La maggior parte delle facce sono sorridenti, pochi sono accigliati e solo due o tre tra i più piccoli sembrano spaventati.

Con qualche centinaio di albi nella fornace, suor Lucia, la principale alleata di Farrell tra le suore, diede fuoco ai libri. Poi, mentre le fiamme divampavano, diresse gli studenti a cantare l’inno della St. Patrick e La canzone di azione cattolica:

Un’armata di giovani i canoni della verità sorregge
Combattiamo per Cristo, il Signore
A testa alta Azion Cattolica cantiam per ore
E la Croce, nostra sola spada, ci protegge.
Sul campo di battaglia della terra mai il capo abbasseremo
E sempre intrepidi saliam la china
Camerati leali e indomiti, incediamo nel biancazzurro drappo della Regina
Per la nostra bandiera, la nostra fede, per Cristo il Re combatteremo.

Farrell e i suoi tennero accesa la pira per quattro ore, gettando altre scatole di giornalini, mentre gli studenti della St. Patrick assistevano. Le fiamme si alzarono a oltre nove metri di altezza. Alle tre del pomeriggio, quando i bambini vennero lasciati andare, il gruppo degli spettatori era cresciuto a dismisura, grazie all’aggiunta di genitori, vicini, giornalisti e membri del gruppo parrocchiale.
«Ricordo tutto molto chiaramente», mi ha detto Joseph Canny. «Li guardai bruciare tutto e pensai “è davvero qualcosa di impressionante!”; credevo fosse una cosa buona, credevo davvero fosse una cosa buona e ammiravo John per essere riuscito a organizzarla». Ancora una volta attraverso l’agenzia Associated Press, la notizia dei roghi di fumetti alla St. Patrick fece il giro del paese. «All’inizio non avevo idea che si sarebbe rivelata una cosa tanto grossa», ricorda Canny, «ero davvero orgoglioso di John». Il Catholic Sun, quotidiano clericale pubblicato a Syracuse, lodò gli studenti della St. Patrick per aver messo in pratica la loro canzone di «azione cattolica»:

Il gesto dei pupilli della St. Patrick ha meritatamente ottenuto un riconoscimento nazionale. È stata una protesta pubblica. È stata la drammatizzazione di un problema molto attuale. Merita una risposta sincera e coerente da parte delle persone responsabili nel campo dell’editoria. Prova che la minaccia dei fumetti non è mera teoria. […] Gli studenti della St. Patrick meritano dei complimenti perché si sono guadagnati il rispetto e l’attenzione di ogni buon cittadino americano.

Le uniche proteste pubbliche vennero dai venditori di riviste, costretti a vedere i loro registratori di cassa vuoti. Abraham Pierson dichiarò al Binghamton Sun: «La messa al bando degli albi non dovrebbe essere messa in mano a un gruppo di studenti di liceo», perché l’autorità sulla questione «dovrebbe essere lasciata a coloro che conoscono il problema». In pratica, questa lamentela andava d’accordo con molte delle critiche portate avanti dai giovani lettori di fumetti, che accusavano gli studenti della St. Patrick non a causa delle loro opinioni, ma per il semplice fatto che ce l’avessero, un’opinione. Pierson non disse che John Farrell e il suo gruppo avevano agito ingiustamente, illegalmente o in maniera non etica; non li accusò mai di essere nel torto, ma solo di essere giovani.

La domenica successiva al rogo della St. Patrick l’arcivescovo di Albany, Edmund F. Gibbons, si appellò per un boicottaggio che riguardasse tutte le diocesi simile a quello messo in atto dagli studenti a Binghamton. L’arcivescovo Gibbons scrisse una missiva da leggere durante tutte le messe di quella giornata, che fra l’altro affermava:

Un altro male dei nostri giorni si trova nelle riviste illustrate e negli albi a fumetti che mostrano immagini indecenti e sensazionali atti criminali. Questo male è particolarmente devastante per i giovani e chiedo a tutti di boicottare i luoghi che vendono tali prodotti.

Meno di due settimane più tardi, tre giorni prima di Natale, il Citizen Advertiser di Auburn, New York, una piccola città a circa 120 chilometri a nord-ovest di Binghamton, scrisse che gli studenti di una scuola cattolica locale, la già citata Saints Peter and Paul, avevano «preso l’iniziativa» e appiccato un «immenso rogo» con i fumetti raccolti dagli studenti che agivano sotto la guida della rettrice, suor Boniface. Complimentandosi per il gesto attraverso un editoriale, il giornale notò che «questo atto fa seguito a quelli che hanno avuto luogo in molte altre parti del paese, per mano di autorità e genitori infuriati», sottolineando come l’evento non fosse necessariamente solo una manifestazione del punto di vista degli studenti.

«Arrivarono le vacanze e tutto era stupendo», ricorda Paul Plocinski, «tranne per il fatto che, ogni volta che vedevo un fuoco ardere nel caminetto su cui erano appese le calze di Natale mi veniva da pensare al rogo e a tutti quei fumetti, e la cosa mi faceva star male. Iniziai a sentirmi arrabbiato, a desiderare che non l’avessimo mai fatto. Che non avessimo mai acceso i roghi! Mi dissi che non avrei mai più fatto una cosa del genere e uscii a comprarmi degli albi a fumetti». Plocinski avrebbe ricordato per sempre il giorno, durante le vacanze di Natale, in cui andò da solo al negozio di Smith, avventurandosi timidamente in quel luogo proibito per prendere un comic-book dalla rastrelliera (negli anni ha poi dimenticato di che fumetto si trattasse). «Misi il mio decino sul bancone e non ricordo bene cosa dissi, probabilmente “mille grazie, signore”. Ma ricordo bene quel che stavo pensando: “beccati questo, John Farrell!”». Plocinski tornò a casa con l’albo ben piegato nella tasca posteriore dei pantaloni e nascosto sotto al cappotto, in modo che nessuno potesse notarlo nel caso avesse incontrato qualcuno dei suoi compagni di scuola.

3 Risposte

  1. Agghiacciante tutto. Ma l’inno dell’Azione Cattolica per certi versi è ancora più spaventoso…

  2. La canzone dell’Azione Cattolica l’ho tradotto in rima io, vi piace!?!? (Il capitolo in cui si trova è fra quelli tradotti dal buon Roberto Branca ma la canzone l’ho tradotta io) :-))
    Marco

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