Paura del Fumetto (1): quel lettore bambino che aveva capito tutto

Uno dei più appassionanti libri di storia del fumetto è finalmente uscito in lingua italiana: The Ten-Cent Plague: The Great Comic-Book Scare and How It Changed America, con il titolo di “Maledetti fumetti! Come la grande paura per i ‘giornaletti’ cambiò la società statunitense” (Tunuè).

Si tratta di un libro importante, per tre ragioni:

– è ben documentato, e mette insieme una vasta mole di dati, sia puntuali che di contesto, che offrono un ritratto della Comics Scare non solo cronachistico, ma storico-sociale, in grado di restituire il ruolo di uno “sfondo” – culturale, politico, economico – che sfondo non è mai, quando si vuole cercare di capire fenomeni sociali complessi.

– è scritto bene, con un piglio caldo e romanzesco che dà la birra alla media della saggistica sul fumetto, abitualmente oscillante tra naiveté (i nerd senza stile, ma con tanta “voglia di informare”) e pedanteria (gli studiosi senza stile, ma con tante “cose da dire”). 

– mette sul piatto alcuni elementi per cogliere la specificità storica (e sociologica) del fumetto: un sistema industrial-culturale che sotto i colpi di una dura campagna politica e mediatica, rischia quasi di “cadere”, privo com’è di “armi” – istituzionali, economiche e intellettuali – per difendersi senza tracollare. La Comics Scare non è solo una anticipazione storica di altre campagne moralizzatrici (contro tv o videogiochi, per esempio): è qualcosa di più esteso e radicale. E quindi sociologicamente rilevante, ai miei occhi: lo statuto del fumetto come istituzione sociale è il vero tema implicito nel libro di Hajdu.

Intendiamoci, non che questo libro sia esente da limiti, sia nell’impostazione (troppo spazio a Wertham, a mio avviso) che nello stile. E anche l’adattamento italiano ha qualche difetto (e non solo sul piano della ricerca iconografica). Ma questo non toglie che si tratti di un testo serio, credibile, brillante e molto, molto utile.

Per questo ho deciso di presentarvi alcuni brani dal volume, per alcuni giorni. A partire da oggi:

Tra i problemi degli Stati Uniti del dopoguerra, il panico circa gli albi a fumetti cade più o meno tra la Paura dei Rossi e la frenesia sugli avvistamenti degli UFO. Come il comunismo, che riguardava la maggior parte dell’America nei tardi anni Quaranta, i comic-book erano un vecchio problema che sembrava mutato, peggiorato, uscito fuori controllo. Come i dischi volanti, all’epoca i giornalini a fumetti erano visti come qualcosa di bizzarro, accompagnati dalla stessa, vistosa aura dei racconti dozzinali delle riviste pulp. Erano una minaccia interna, piuttosto che proveniente da una nazione straniera o da un altro pianeta. La linea divisoria tra i difensori e gli accusatori degli albi a fumetti era generazionale, piuttosto che geografica. Se per un verso molte delle azioni per limitare i comic-book erano tentativi di proteggere i giovani, dall’altra erano anche sforzi per proteggere la cultura generale dai giovani. Nascosti e cifrati all’interno di molti degli attacchi ai giornalini a fumetti visti come causa della delinquenza giovanile non c’era solo la paura di quel che i giovani lettori di fumetti potessero diventare, ma anche di quel che fossero già: una generazione di persone che stavano sviluppando i propri gusti e interessi, e che erano determinate a goderseli.

I giovani lettori difendevano con forza i fumetti grazie ai loro decini. Nel 1948, gli 80-100 milioni di albi comprati ogni mese negli Stati Uniti generavano introiti per l’industria del fumetto di almeno 72 milioni di dollari. In confronto, la pubblicazione di volumi cartonati faceva guadagnare circa 285 milioni di dollari, più o meno sette volte tanto, ma il prezzo di questi libri era più di venti volte superiore a quello dei giornaletti.

Lo stesso anno, alcuni lettori di comic-book iniziarono a protestare per le restrizioni sugli albi. Il più attivo tra loro divenne David Pace Wigransky, uno studente quattordicenne del secondo anno alla Calvin Coolidge Senior High School di Washington D.C., dopo che ebbe letto l’articolo di Fredric Wertham intitolato «I fumetti… molto divertente» apparso il 29 maggio del 1948 su The Saturday Review of Literature. Wigransky stesso era una mezza autorità a riguardo, dal momento che possedeva 5212 albi a fumetti. Era un ragazzo acuto e volonteroso; quando aveva quattro anni, il Washington Post aveva scritto di come Wigransky, «pervaso da una sorta di spirito dei pionieri», si fosse inerpicato per le scale di casa, chiudendosi nella camera da letto dei genitori finché non era intervenuta la polizia sfondando la porta. Offeso dall’articolo di Wertham, rispose con una lunga lettera al Saturday Review, talmente ben scritta che l’editore, Norman Cousins, finì per contattare il preside della scuola di Wigransky per assicurarsi che il linguaggio della lettera fosse davvero quello usato abitualmente da uno studente. Il 24 luglio il nuovo numero della rivista dedicò alla lettera una pagina intera e una colonna, con tanto di fotografia di Wigransky, ragazzino magrolino lì ritratto con aria grave e seria, i capelli scuri e corti, camicia bianca stirata di fresco indosso, intento a studiare con attenzione un numero di Funnyman. Una premessa dell’editore avvertiva: «Anche se alcune parti della lettera del signor Wigransky sono state omesse per ragioni di spazio, il testo non è stato modificato». Wigransky, tra le altre cose, scrisse:

È arrivato il momento, per noi che finora siamo stati sulla difensiva, di diventare tanto seri quanto coloro che ci attaccano. Non abbiamo chiesto noi questo scontro, ma combatteremo fino alla fine. Il destino di milioni di bambini è in gioco. È per loro che dobbiamo continuare a garantire le letture che hanno finito per conoscere e amare.
Il dottor Wertham sembra credere che gli adulti abbiano il diritto di leggere qualsiasi cosa vogliano, non importa quanto volgare, quanto malevola o depravata, solo perché sono adulti. I ragazzi, d’altro canto, dovrebbero essere lasciati nella più completa ignoranza su qualsiasi cosa tranne che sul mondo innocuo e sterile in cui i dottor Wertham di tutto il mondo vorrebbero imprigionarli dalla nascita alla maturità. Il risultato di tutto ciò è che, il giorno in cui saranno cresciuti, si ritroveranno catapultati in un tipo di mondo del tutto diverso, un mondo di violenza e crudeltà, un mondo di forza e competizione, un mondo impersonale dove dovranno combattere le loro battaglie spaventati, insicuri, soli.
I ragazzi sanno quello che vogliono. Sono individui con menti autonome e gusti ben definiti. Il dottor Wertham dice che solo perché non sono d’accordo con lui, non sanno come distinguere le cose. È tempo che la società si svegli di fronte al fatto che i ragazzi sono esseri umani con opinioni proprie, invece di robot senza mente a cui si possa dare ordini senza nemmeno chiedere il loro parere a riguardo.

Il Saturday Review continuò a pubblicare pagine di risposte sull’argomento nei numeri successivi, sino alla fine del settembre 1948. Molte lettere contrastavano Wigransky dicendo che, essendo un ragazzo palesemente intelligente, non poteva essere ritenuto rappresentante dei lettori di fumetti, o che, proprio in quanto lettore di fumetti, non poteva essere così intelligente da aver scritto lui quella lettera. Ad ogni modo, per lo più sostennero l’affermazione di Wigransky secondo cui gli adulti a volte non sono pronti ad accettare la capacità dei comuni giovani di pensare autonomamente e compiere le proprie scelte. Era un punto di vista comune all’epoca, persino tra alcuni membri della generazione dei giovani lettori di fumetti.

2 Risposte

  1. […] This post was mentioned on Twitter by LoSpazioBianco, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Paura del Fumetto (1): quel lettore bambino che aveva capito tutto: http://wp.me/pzGWE-1hw […]

  2. Cito:
    «E anche l’adattamento italiano ha qualche difetto (e non solo sul piano della ricerca iconografica).»
    Fammi sapere a cosa ti riferisci…
    MP

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: