Makkoxiani: perché non possiamo non dirci, ecc.

Ho ormai la netta sensazione che Makkox stia diventando uno dei più influenti disegnatori italiani.

Non era difficile vedere il suo talento: le strisce di Canemucca e, poi, il progetto Coreingrapho, ce lo avevano fatto notare senza troppi dubbi. Ma che finisse per diventare un modello cui guardano sempre più autori, beh, questo mi pare non fosse scontato prevederlo. Eppure, oggi, è sotto gli occhi di tutti – almeno, quei ‘tutti’ che si interessano con costanza di disegno e di fumetto – che alcuni tratti del suo stile si sono imposti con la forza delle idee autenticamente creative.

Lo dimostrano, dal mio punto di vista, alcuni esempi recenti. Guardate infatti i seguenti lavori di altri autori: Flaviano Armentaro, Mauro Biani, Roberto Recchioni:

Flaviano Armentaro

Mauro Biani

Roberto Recchioni

In tutti e tre i casi (e in altri, qui, in un progetto ispirato al lavoro di Coreingrapho) si tratta di disegnatori il cui stile – come è naturale che sia – si è evoluto nel tempo. Ma questa evoluzione mi pare sia andata nella direzione di accogliere, chi più chi meno, alcune soluzioni su cui proprio Makkox ha insistito: lo sviluppo verticale, in primis, di testi e disegni. Ma anche, ultimamente, la propensione ad un lettering ingigantito, da pennarello, vicino a un’estetica da “cartello scritto a mano” (magari accompagnato da balloons-non-balloons, privi di filatterio, come in Recchioni) che restituisce calore e urgenza alla lettura di semplici vignette in spazi però diversi dai ‘francobolli’ dell’editorial cartooning più classico (le vignette sui quotidiani, per capirci).

Intendiamoci: in tutti questi autori continuano a convivere tratti personali e soluzioni differenti da quelle di Makkox (Flaviano ha un segno più duttile e ricco; Biani lavora spesso nella forma della vignetta ‘tradizionale’; Rrobe ha un tratto più instabile che oscilla tra indy e cartoonish).

Ma è interessante notare come, in particolare nei lavori pensati per essere postati in Rete, questi tratti emergano con crescente naturalezza. La naturale consapevolezza, condivisa da questi – e altri – autori dell’efficacia di Makkox nell’ambiente degli schermi digitali. Un ambiente che ha saputo interpretare con piccoli (grandi?) accorgimenti visivi – al di là di battute o idee umoristiche – la cui sostanza ha generato uno stile che, nel contesto odierno, svetta come percettivamente opportuno.

Sensazione netta, dicevo: forse dovremo aggiungere un nuovo aggettivo al vocabolario fumettologico italiano: makkoxiano.

PS Forse non ve ne siete accorti, ma là fuori – nel grande www – c’è un nuovo progetto online molto interessante, in termini di satira disegnata. Orcaidea è la valvola di sfogo di un trio di autori affetti da bulimia-da-disegno: Armentaro, Biani, Makkox. Vale la pena.

13 Risposte

  1. Lo sapevo: una immagine è saltata – biani – ed essendo in giro solo con iPad, per qualche giorno non riuscirò a sistemare cose. Pare che tra Apple e Adobe ci sia andata di mezzo la dashboard di wordpress. Uff.

  2. Comunque, tieni conto che molto, lo fa anche lo strumento.
    Nel senso, alcuni “limiti” dello strumento digitale, portano automaticamente a soluzioni accomunabili.

  3. p.s.
    un sistema per risolvere i problemi con il blog: scaricati l’applicazione blogpress.

  4. Sì, è vero…probabilmente nessuno, almeno agli inizi, avrebbe scommesso così tanto su Makkox.

    L’uovo di colombo è stato proprio lo sfruttamento intelligente e consapevole dello scroll verticale. Per come ha iniziato a usarlo e per come l’ha messo a punto era impensabile (se non impossibile) che qualcun’altro non lo seguisse a ruota.
    E il bello è che l’apporto di altri disegnatori ha ulteriormente arricchito questa trovata. Penso ad alcuni “movimenti di macchina” (mi si passi il termine) sperimentati da Flaviano Armentaro su Coreingrapho. Davvero efficaci.

    Insomma è innegabile che se oggi il mondo del fumetto su web in Italia è più interessante e degno di considerazione il merito è, in gran parte, di makkox.

    ciao

    p.s.: il blog è bellino assai e per contenuti e per forma, ma ti prego…la nevina pixelosa no!😛

  5. Rrobe: certo, lo strumento ha alcuni suoi vincoli specifici. Il merito di makkox è stato di smanettarci su rapidamente, e insistendo come un forsennato.
    Ah: grazie della dritta. Non so se hai idea degli improperi contro wordpress per iPad, da mesi…

    Flavio: concordo su tutto. Anche sulla neve: avevo cliccato un comando per stopparla. Vedo che non ha recepito il messaggio: insisterò come un forsennato, pure io.

  6. certo matteo, è così.

    spero solo che makkox si concentri anche su altro e non solo su queste vignette politiche come sta facendo ultimamente. Che belle son belle, ma…

    • Non sono d’accordo Andrea. Trovo che il lavoro quotidiano, satirico, di Makkox non sia una diminutio, ma un contributo straordinario alla cultura della dell’illustrazione in generale.
      D’altronde Pazienza, ce lo insegna. I confini fra gli ambiti possono essere valicati sempre se c’è intelligenza delle cose.

  7. […] This post was mentioned on Twitter by Promethea, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Makkoxiani: perché non possiamo non dirci, ecc.: http://wp.me/pzGWE-1ha […]

  8. […] al post di Fumettologicamente per gli […]

  9. Quoto il post in toto, Makkox è stato il primo a sposare fumetto e tecnologia domestica contemporanea creando dei nuovi spazi narrativi e moltiplicando le possiblità fumettologiche. Verticalismi.it (grazie per la citazione) è promotore di questa esplorazione di un terreno ancora vergine. “In Scroll We Trust”

  10. ecco, marco d., senza nulla togliere a makkox, è interessare ricordare l’andamento “verticale” di alcune tavole/vignette di pazienza, che è stato innovatore anche in questo.

    questo post mi ha stimolato a notare come siti di autori satirici o gruppi di autori siano più efficaci dei pochi inserti cartacei rimasti. per esempio quello domenicale su Il Fatto è molto scarso. si salvano alcune battute, ma è l’impianto complessivo che non è all’altezza.

    • Forse Michele hai ragione: gli spazi di carta della satira sembrano, come si sarebbe detto in qualche convegno anni Ottanta del pentapartito, “aver esaurito la loro spinta propulsiva”.
      Oggi (da lettore) mi sembra che la rete raccolga meglio “l’emergenza istantanea” del racconto satirico, il suo legarsi al qui e ora di blog e spazi online.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: