La città lontana che divenne vicina

L’adattamento cinematografico di In una lontana città, fumetto del giapponese Jiro Taniguchi, noto anche come “il mangaka sdoganato dalla critica”, è ormai nelle sale. In Francia, s’intende. E buon per lui, che quel paese ama da tempo. Un affetto per il quale è stato forse provvidenzialmente ricambiato, visto che nel suo Giappone non aveva ancora visto un proprio manga diventare film.

Al centro della storia troviamo Thomas, cinquantenne autore di fumetto disilluso e in piena stagnazione creativa, che pubblica presso Casterman (guarda un po’: l’editore di Taniguchi) una serie di mediocre successo. Per puro caso (eh vabbe’) sbaglia treno, e fa sosta nel paesello della sua infanzia, da cui mancava ormai da decenni. Com’è come non è, si ritrova nella pelle del se stesso ragazzino, in pieni anni 60, e in questo viaggio nel tempo – e nella memoria – rivive i primi amori, le dolci amicizie, la straniante esperienza di ripercorrere l’abbandono da parte del padre.

Che da un paesello giapponese si passi a un paesello francese, come dire, c’est la vie: realpolitik produttiva. Che peraltro al buon Taniguchi sarà parsa più un’opportunità che un rischio di fraintendimenti. Più inattesa, invece, la trasformazione del protagonista, che diventa un fumettista – di casa Casterman, peraltro (più che una mera allusione, un’ambigua forma di brand/product placement). Se penso alla casistica storica dei cinecomics, e se rifletto – con l’aiuto di Alfredo – sulla rappresentazione dell’autore, pare un curioso ribaltamento di abitudini consolidate.

In Italia la sua distribuzione è in mano a Bim. Intendiamoci, non che Sam Garbarski (Le Tango des Rachevski, Irina Palm) sia un regista da fremiti. Ma se passate da Parigi tra oggi e Natale, portatevi avanti.

Nel frattempo, eccovi un (bel) po’ di video. Innanzitutto, il trailer:

Ma in YouTube si scoprono anche un sacco di estratti:

Qualche testimonianza da regista e fumettista:

Bonus: alcuni frammenti ‘rubati’ dal set:

7 Risposte

  1. grazie per questa news e per i dettagli. sono molto legato a questa opera di Taniguchi perché su di essa ho costruito alcuni laboratori di lettura per studenti adolescenti che hanno funzionato veramente bene.
    l’impatto con il trailer è ovviamente un po’ negativo. lo spessore umano percepibile dai disegni di Taniguchi non sembra altrettanto ben rappresentato dalle fisionomie dei protagonisti (e qui c’è anche un perché). Ma soprattutto mi chiedo se sarà stata possibile e come la traslitterazione culturale e storica che spiega il comportamento del padre del protagonista. Nel fumetto c’era un dialogo importante con la nonna, per esempio.
    sono proprio curioso.

  2. ti ritwitto anche il post😉

  3. […] This post was mentioned on Twitter by Michele Ginevra, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: La città lontana che divenne vicina: http://wp.me/pzGWE-1g1 […]

  4. L’estate scorsa in Germania facevano nei cinema all’aperto il film! Non l’ho visto solo perché ero in partenza. Quello che mi fa pensare è un fatto puramente personale: di per sé il canovaccio del fumetto di Taniguchi è quanto di più comune ci possa essere. TUTTI abbiamo sognato almeno una volta di tornare nella nostra pelle di adolescenti per comportarci in qualche altro modo e rivivere (meglio?) determinati momenti topici della nostra gioventù. Di per sé non c’è nulla di particolarmente originale nella storia. Dovremmo chiederci inoltre se la vita di un fumettista giapponese, o di un omologo francese (o di dovunque sia), sia di per sé così interessante da meritarsi pubblicità. In fondo i fumettisti sono quasi sempre persone tanto noiose quanto quasi chiunque altro. Mi piace invece pensare che solo persone sensibili come Taniguchi potessero trasformare una storia scialba e priva di qualsiasi significatività narrativa in un racconto appassionante per i suoi universali; cioè è bello l’esercizio di stile (per quanto umanamente sentito dall’autore) con il quale si riesce a rendere partecipi i lettori.
    Se anche il film francese riesca dell’intento, non so. In genere i fim francesi ambientati nel passato sono alquanto leziosi e autoindulgenti.
    Speriamo bene per questo film!

  5. Il canovaccio non è, o non è solo, il tornare indietro nel tempo, ma il cercare di scoprire i segreti del padre e i perché della vita. Parlo del fumetto. Il protagonista, grazie all’espediente del viaggio all’indietro, scopre quello che non aveva mai saputo e alla fine diventa una persona migliore, completa a 45 anni suonati la sua formazione. Nel fumetto non è un fumettista.

    • Certo, capisco. Ma leggendo questo fumetto e confrontandolo all’altro simile di Taniguchi, “Al tempo di papà”, avverto la sensazione di autobiografia in molti punti. Un what if legato alla propria vita.

  6. le vicende di “In una lontana città” sono più universali, aldilà dei possibili riferimenti. ed è più facile immedesimarsi rispetto all’altro. L’indicatore più evidente è stato l’altissimo gradimento mostrato dai ragazzi che ho coinvolto nei laboratori.

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