Disegni, pop-up, giochi, animazioni: pur sempre di iPad (e di libri) si parla

Ogni tanto vale la pena ricordare alcune questioni che abbiamo capito, ormai, sul digitale – e sul fumetto digitale.

Dunque. Poniamo che abbiate provato/guardato un iPad, e abbiate curiosato tra i libri – magari ‘illustrati’ – disponibili all’interno dell’App Store. Poniamo che lo abbiate fatto per andare in cerca di qualcosa di “specifico”, ovvero alla (disperata…?) ricerca di qualcosa di diverso da banali pdf o da – altrettanto banali, ma persino più ‘scomodi’ – pseudo-ipertesti (vedi Severgnini).

Insomma, poniamo che vi siate posti la domanda: ma cosa significa adattare/fare un “libro” – magari disegnato – per quel supporto?

In quel caso, probabilmente, avrete sentito parlare di un caso piuttosto riuscito e fortunato, Alice for iPad:

Ebbene, ora è arrivato un altro prodotto interessante. Si chiama The Heart and the Bottle, ed è la versione per iPad di un libro illustrato – un picture book inglese, del pluripremiato Oliver Jeffers – ovvero un nuovo oggetto digitale che incarna il concetto di enhanced book nel campo dell’illustrazione:

Da questi casi è evidente che una prima domanda da farsi è: quali sono le possibilità offerte all’illustrazione dai tablet con interfaccia touch? Quali gli elementi su cui è possibile intervenire per costruire, intorno a disegni e illustrazioni, una esperienza di ‘lettura’ coerente con le specificità visive, tattili e tecniche del supporto?

Ma la seconda domanda, naturalmente, è: in che misura stiamo ancora parlando di “libri”? In questi oggetti si mescolano, infatti, due tradizoni tipicamente “libresche”, come le forme del picture book e del libro pop-up. Ma con la sovrapposizione di una dimensione interattiva tipicamente digitale, che mescola il gaming, l’audiovisivo, l’interface design.

E allora: stiamo ancora “leggendo”? O meglio: è possibile dire SI oppure NO in maniera inequivocabile?

Credo proprio di no: l’esperienza di questi oggetti è quella della lettura e, INSIEME, di altre forme linguistiche. Il che significa che, allo stesso tempo, è possibile sostenere che la forma-libro sia in crisi, ma che in realtà essa sia ancora sempre presente sulla scena, sebbene rimediata (nel senso di Bolter e Grusin) dal meta-medium digitale che sono le apps (e i loro supporti).

E poi. Se questo vale per i libri illustrati, lo stesso vale per i fumetti: gli enhanced comics sono una realtà che non deve far suonare le fanfare dell’innovazione ‘assoluta’, ma nemmeno gridare al “tradimento” del ‘vero fumetto’. Perché il nostro presente è questo: più forme linguistiche ed esperienze di lettura CONVIVONO, e non solo in diversi contesti/canali (albi in edicola vs. apps per mobile/tablet), ma all’interno dello stesso ambiente/canale tecnologico (le apps che abbiamo visto). Con buona pace delle confortevoli posizioni di apocalittici&integrati.

Una questione ovvia, che vale la pena ribadire oggi, in un momento storico in cui inizia a prendere forma un mercato reale per il fumetto digitale. E in cui la produzione italiana di e-comics – ‘tradizionali’ e enhanced – è ancora limitata a poche iniziative, sebbene in crescita.

via Swiss Miss

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