Manga digitali: mercato, dati di ricerca e riflessioni (dal Giappone)

Qualche settimana fa ho scritto un post in cui riportavo alcuni dati sul mercato del fumetto digitale in Giappone. Dati che dicono di cifre consistenti e tendenze alla crescita evidenti e interessanti. Un recente articolo pubblicato dal Japan Times riprende quelle cifre, e le arricchisce, sia con altri dati, sia – soprattutto – con alcuni elementi di comprensione del fenomeno più in profondità.

Si tratta, in particolare, di elementi emersi da una delle prime ricerche sui lettori di fumetto digitale – una survey (così pare) nello stile della communication research tradizionale – di cui giungo a conoscenza. E gli elementi interessanti sono numerosi. Anche se la mia ignoranza della lingua giapponese mi costringe a limitarmi alla sintesi offerta da un giornalista (e dunque invito tutti a prendere i dati con la dovuta cautela).

Una premessa: il mercato dei fumetti digitali, in Giappone, è costituito all’83% da manga scaricati/letti su cellulare. Dunque parliamo di lettori di manga prevalentemente “per cellulari”.

Un primo punto indagato dalla ricerca, svolta dall’istituto MMD Labo nel 2009, è il seguente: quali sarebbero i generi, nel manga digitale, più scaricati in Giappone? La risposta è: pornografia, romance (il nostro genere ‘rosa’, ovvero shoujo manga) e commedia. In assoluto non è niente di nuovo. Anche se è curioso non trovare l’action (shounen manga) in testa. Mi pare interessante, però, agli occhi apparentemente smaliziati del pubblico occidentale, vedere il peso del porno (anche) nel fumetto: Potrebbe forse suonare come una doccia fredda rispetto a “una certa idea dell’industria culturale” – che non sto certo qui a ricordare e spiegare (in sintesi: il porno conta, e sempre, e ovunque) – ma non credo dovremmo stupirci, se non del fatto che questo genere è sempre sottorappresentato sia nei discorsi pubblici che nei dati di mercato, ma che è difficile non vedere quando guardiamo il mercato in toto.

Secondo punto: quali motivazioni spingerebbero i lettori di fumetti a scegliere le piattaforme digitali? Dalle interviste ne emergono almeno un paio:

  • oltre metà dei lettori leggerebbe e-comics per la loro possibilità di essere fruiti “anywhere, anytime”. E qui viene da pensare non solo alla evidente questione della ‘trasportabilità’ dei contenuti (ovvero al tema delle nuove piattaforme, e alla loro importante funzione logistica di trasporto/archiviazione, o di strumenti per la fruizione iper-flessibile in termini di spazi e luoghi), ma anche all’analogia tra questo dato e quanto sappiamo rispetto alla digitalizzazione dei vecchi media “di flusso” come la tv (o la radio). In un certo senso, mi verrebbe da dire, anche il fumetto “periodico” è (era) un medium di flusso, che si trova oggi ad affrontare le diverse caratteristiche distributive dell’ambiente digitale, in cui il modello on demand si affianca al modello di flusso: “tutti i fumetti” tornano ad essere disponibili ‘contemporaneamente’, al di là dei vincoli antichi come il ‘fuori catalogo’, i riordini, ecc.
  • oltre 1/3 dei lettori, inoltre, sostiene che il vantaggio del (fumetto) digitale risieda nella “segretezza” consentita dalla lettura su supporti digitali. E questo punto è decisamente interessante e poco dibattuto: la lettura digitale, con il suo bypassare alcuni elementi materiali e visibili del prodotto cartaceo, fornirebbe una nuova soluzione – una tattica – all’antico problema della legittimità sociale di certe pratiche di consumo “in pubblico”: conservare/fruire certi contenuti (fumetti, per esempio) su device tecnologici permette di nasconderli più facilmente alla vista (niente pile di dvd o libri o fumetti dall’aspetto sconveniente…porno, per esempio).

Il giornalista Akki Akimoto, certamente non incompetente, mette poi a fuoco altre questioni certamente centrali per i lettori: il problema delle dimensioni del supporto (schermi piccoli), quello del fumetto enhanced (aggiunta di link, audio, animazioni), ma anche quello della “esperienza della pagina”, con le questioni sollevate da uno scenario in cui sono presenti modelli differenti, dalla frammentazione vignetta-per-vignetta alla pagina zoomabile/scrollabile. Tutte questioni che sarebbe utile esplorare anche con ricerche qualitative, per entrare in profondità nei vissuti concreti dei fruitori – anche se la ricerca citata non arriva ancora a questo passo avanti.

In compenso, mi pare che i dati riportati siano già utili. Da un lato per mettere a fuoco alcuni comportamenti d’uso che iniziano ad emergere nel pubblico dei lettori di fumetti digitali, al di là del – pur cruciale e da non sottovalutare – sex appeal dell’inorganico (per citare la vecchia intuizione di Perniola). Dall’altro, perché indicano “nero su bianco” come i comportamenti (scaricare fumetti da cellulari; scaricarne porno o commedie ecc) siano fondati su alcuni bisogni sociali del pubblico, strategici o tattici che siano, cui gli operatori – e gli stessi autori – non potranno fare a meno di  guardare.

Giappone o no, il fumetto digitale è qui per restare: e dopo una prima fase di investimenti “alla cieca”, forse ora è il momento di capire “cosa c’è dentro” l’esperienza concreta dei lettori. Che anche in Occidente – Italia inclusa – iniziano ad esserci. Ed è evidente – anche dal parziale osservatorio di questa ricerca di MMD Labo – che iniziano anche a trovare in questa forma ‘altra’ del fumetto alcune opportunità che è bene esplorare e perimetrare. Prima di prendere cantonate. E prima di perdere terreno rispetto alla realtà dei pubblici.

Una Risposta

  1. seguiteci sul nostro sito http://www.mangafugu.com – manga ed hentai in digitale per pc! comodissimi da leggere! niente tavola a fumetto!!!

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