LoSpazioBianco restyling: Squaz logo

Il sito web LoSpazioBianco torna online giovedì 1 Luglio in veste rinnovata, sia nei contenuti che nella grafica. Tra gli elementi di questo restyling, una nuova immagine – logo e header della testata – realizzata da un grande illustratore italiano: Squaz, al secolo Pasquale Todisco.

L’idea di dotarsi di un’immagine fortemente caratterizzata – non un logo tipografico, ma un vero e proprio disegno realizzato da un autore di talento, di cui il logo è parte integrante – è una soluzione che distingue fortemente LoSpazio Bianco da altri webmagazine fumettistici come AfNews, Comicus, HouseofMystery, MangaForever, Fumettodautore ecc. Il messaggio che comunica una simile scelta non è solo un generico “mettiamo al centro l’immagine disegnata”, ma l’idea che essa sia fortemente dipendente dalla personalità artistica di chi la realizza.

Al centro dell’impegno di LSB non ci sono infatti le news, ma gli autori e le loro opere (con recensioni, interviste, commenti), di cui questo sito – nato dalla passione di un gruppo di (spesso giovani) “lettori competenti” – cerca da anni di presentare la ricchezza, il fascino e la complessità. Tutto ciò nel quadro di un discorso critico sul fumetto che sì, avrà pure qualche limite di stile e di prospettiva, ma che a differenza di tanti altri spazi della rete – e non solo – riesce a tenersi ragionevolmente lontano dall’indulgenza, malattia infantile – e virus mai debellato – dei discorsi fumettologici del fandom più tradizionale.

Per tutto questo, inclusa la stima per le persone impegnate in questo prezioso progetto culturale (complimenti ad Alberto, con Ettore, Guglielmo, Marta, Valerio…), ho pensato di chiacchierare brevemente con Squaz e presentarvi in anticipo – si fa per dire – il nuovo header disegnato, che vedete qui (cliccate per ingrandire):

Squaz, quel che più mi piace del tuo disegno è il lavoro sul bianco. Un contrasto che esalta le parole e il loro senso del tutto visivo.

L’idea era proprio questa: il bianco doveva risaltare il più possibile e il balloon diventare così lo spazio bianco, la parentesi, la zona di riflessione, il vuoto che allude al pieno e lo rende percepibile. Insomma, una metafora.

Anche il lettering è tuo?

No, è un font di archivio. Inizialmente mi era stato suggerito di realizzarlo a mano (la prima versione -poi scartata- ne conteneva uno piuttosto imponente). Ma alla fine mi pare un buon compromesso tra la classica freddezza del carattere tipografico e il calore ruspante della manualità. Il fatto stesso che tu me lo chieda, forse, lo dimostra.

Perché uno sfondo urbano e un lettore-bambino?

Un'idea di logo alternativa, poi abbandonata

La città è un elemento immediatamente riconoscibile: sono le nostre case, il posto in cui viviamo. Al di sopra delle case c’è il bambino che legge, sdraiato su una nuvola che, oltre a essere un’evidente allusione alle nuvolette dei fumetti, è un elemento di sospensione. Allude al prendersi tempo per fare qualcosa che ci piace all’interno delle nostre giornate, oltre a dare dinamismo all’immagine (se si suppone che non resti ferma nel cielo, ma voli via altrove…).

Il bambino poi, rappresenta la nostra parte entusiasta, e anche quella con meno preconcetti. Non è un caso che i fumetti si comincino ad amare proprio da bambini, quando si hanno meno preconcetti. E a chi di noi non piacerebbe riprovare, per un momento, la stessa gioia ed eccitazione che abbiamo provato leggendo i nostri primi giornalini? In definitiva direi che l’idea è quella di rappresentare la riflessione e la critica insieme alla gioia, all’entusiasmo. Non una roba fredda e asettica da analisti, insomma, ma “il cuore” del fumetto.

Affiche del festival Fumettando (2008)

Non tutti i disegnatori sono altrettanto abili con loghi, grafiche o banner. Nel tuo lavoro di illustratore e  fumettista, però, c’è sempre stata una forte componente grafica. Penso anche alla cura del tuo design per Minus Habens.

Un'altra prova scartata

La grafica mi interessa molto. Anche se non sono uno specialista. E’ più che altro una questione di attitudine: con la grafica si lavora molto sui concetti, sull’astrazione. E’ una disciplina molto rigorosa, tipicamente razionale, in cui ogni singola scelta va giustificata e motivata. Ho visto gente impazzire per un puntino messo nel posto sbagliato… A me, dopo un po’, viene voglia di tornare a una dimensione più libera e narrativa e in Minus Habens ho cercato di unire le due cose. ……

Qualche anno fa ho anche realizzato il logo di una casa discografica (la  NUN Entertainment), su un’idea di Franco Battiato, ma questa rimane la mia unica esperienza nel campo di loghi e affini. Diciamo che ripeterei l’esperienza solo dietro congruo compenso e/o in un momento di temporaneo disamore per il fumetto 😉

Sarà, ma in questo caso mi pare non si vedano né disamore per il fumetto, né congrui compensi… Quindi dimmi: cosa pensi de LoSpazioBianco.it? E più in generale, raccontaci: quali sono le tue abitudini fumettistiche online?

Navigo abbastanza spesso nelle acque de LoSpazioBianco. Non conosco tutto lo staff, ma sono in buoni rapporti con alcuni di loro e c’è stima reciproca. Mi piacciono le loro interviste e gli approfondimenti. Magari dovrebbero aggiornarlo più spesso, soprattutto le recensioni: sono un po’ troppo sporadiche! Ho accettato perché è gente piena di passione e competenza, e ci stiamo simpatici: perché altro, se no?

In generale, però, non navigo su molti siti. Sono uno che ha bisogno di tempo per ‘digerire’ gli stimoli, e quindi tendo a seguire un numero limitato di siti e blog. Visito spesso quelli dei colleghi che più mi piacciono, come Stéphane Blanquet o Henning Wagenbreth. Ultimamente guardo spesso il blog dello spagnolo Paco Alcazàr, che mi piace molto anche perché mi pare una specie di Blanquet più pop… Per informarmi sulle discussioni intorno al fumetto, invece, vado a sentire un po’ di campane diverse: mi divido ecumenicamente tra la trimurti Ginevra-Interdonato-Stefanelli (ehm) più “bonus-track” Boris Battaglia quando-ne-ha voglia, Harrydice e (ta-tààààn) Roberto Recchioni… In tal modo mi illudo di avere il polso della situazione. E, a volte, ci riesco.

Lo sapevo che sarebbe finita a tarallucci e vino. Dannati artisti. Grazie, Pasquale.

Bentornato a LoSpazioBianco, dunque. In bocca al lupo.

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14 Risposte

  1. che bravi, grazie!

  2. Il Cfapaz utilizza per il suo sito, dal 2005, proprio dei banner orizzontali a rotazione realizzati dai propri autori per la collana schizzo presenta 🙂
    però tra poco dovremo per forza cambiare… 😦
    e la testata disegnata dovrebbe rimanere la più adeguata.
    fervo per l’arrivo del nuovo spziobianco!!!!

  3. Interessanti i pareri su dove un artista si informa, su internet. Nulla da eccepire sulle scelte di Squaz, anzi! Personalmente, anche io visito i siti da lui citati.
    Mi piacerebbe anche sapere cos’è che gli artisti leggono in quanto a studi sul fumetto. Non parlo di critica ma di studi.
    Gli studiosi di fumetti leggono fumetti e critica sul fumetto; i critici di fumetto leggono fumetti e (si spera) studi sul fumetto; e i fumettisti leggono critiche e studi sul fumetto?

  4. @Marco
    Mi ritengo uno che legge, legge troppo. Però c’è una cosa che non mi convince: sicuro che gli autori di fumetto “debbano” leggere studi e critiche sul fumetto?
    Non penso che sia obbligatorio.
    Io lo faccio, districandomi tra una produzione italiana non molto fertile: sui titoli che dirti, così a braccio ho adorato i libri Black Velvet dedicati a Micheluzzi, De Luca, Toppi, come tanti altri nel catalogo Tunuè, alcuni più ed alcuni meno efficaci. Non parlo dei “classici, tra cui Brancato fu quello che mi folgorò con la sua capacità di sintesi tra fenomeno “diffusione del fumetto” e “nascita della metropoli”. Sono abbonato al Comics Journal da non so più neanche quanti lustri e lo leggo sempre avidamente (e non ho apprezzato la svolta “digitale” che lo ha impoverito parecchio, secondo me, e di svolte digitali ci campo). Però… non so, vista la situazione dell’oggi forse, mi vien da dire, un autore di fumetti italiano farebbe bene a leggere più l’ultimo romanzo di Tiziano Scarpa (cosa che secondo me tra i fumettari fanno in pochi), che un manuale di sceneggiatura a fumetti scritto dall’ultimo autore di grido. Che mi sembra che ci rinchiudiamo sempre più in un ghetto e ci siam così abituati che non ce ne accorgiamo neanche più.
    Baci!
    c.

  5. Sono d’accordo con te, tuttavia io mi riferivo alla triade di gruppi di testi: critica (sui fumetti) / studio (sui fumetti) / fumetto.
    Va da sé che critici di fumetti, studiosi di fumetti e autori di fumetti, come persone complete e colte, si debbano formare e aggiornare su fonti, media e opere diverse.

    In questo ambiente io sono definito studioso di fumetti e penso che la definizione sia corretta, ma di fatto lo studio dei fumetti copre solo una parte del mio campo di attività, e dunque il mio studiare i fumetti è arricchito dalle esperienze professionali, di studio e di lettura maturate negli altri campi di cui mi occupo.
    Di fatto lo studio dei fumetti non è una disciplina, appunto – non so in che tempi lo diventerà, se ciò accadrà – ma un’applicazione settoriale di una o più professionalità disciplinari a un campo della produzione culturale.

    E ad ogni modo, anche se fosse possibile in Italia vivere dello studio di fumetti (credimi, lo studio «puro» di fumetti come fonte di guadagno non esiste, e chi sostiene il contrario è un po’ mitomane, anche se finora, per fortuna, non ho sentito nessuno che lo abbia affermato), si tratterebbe sempre e comunque di un’attività a tutto campo dal punto di vista delle letture. Non si può studiare il fumetto se non si conoscono le avanguardie storiche, le teorie del postmoderno, la storia moderna, la storia dell’incisione ecc. ecc.

    Dal canto loro gli autori possono anche far la parte dei genii ignoranti, ma non penso ci guadagnino granché, e i risultati si vedono. Andrea Pazienza era una persona di una cultura straordinaria. Le sue invenzioni poetiche dal punto di vista linguistico (lo storpiare sapientemente le parole) gli venivano da una padronanza assoluta dell’italiano; la varietà di stili dalla conoscenza interiorizzata e approfondita delle correnti artistiche; ecc.
    Autori Disney come Romano Scarpa, Luciano Bottaro, G.B. Carpi, erano persone coltissime e questo si rifletteva nella ricchezza dei loro lavori, che debordava dal solo ambito della «cultura» disneyana. Oggi invece molti autori sotto i quaranta, per quanto si nutrano di una cultura multimediale, sono meno sapienti dal punto di vista della storia della letteratura e dell’arte e ciò si riflette nella maggiore piattezza e omogeneità della produzione disneyana recente. Forse anche per colpa di un involontario livellamento prodotto dall’Accademia Disney?

    Ho fatto solo due esempi.
    Di Tiziano Scarpa ho letto solo, anni fa, «Cos’è questo fracasso» (che era una raccolta di articoli, in verità). Se c’è qualcosa che non ho molto tempo e voglia di leggere è proprio la narrativa italiana. Mi annoia. Tranne rarissimi casi legati al «genere» o dotati di forte originalità e che tocchino nervi scoperti della società (qualche caso di Montalbano di Andrea Camilleri, «Dei bambini non si sa niente» di Simona Vinci e poco altro).

    I manuali si sceneggiatura, se scritti bene, sono utili, specialmente alle nuove generazioni, che non sempre riescono a mettere in ordine i loro pensieri, assai poco disciplinati. Il che entro certi limiti è una risorsa, poi diventa controproducente. Se l’autore sia di grido o meno (la Tunué ha pubblicato «Professione sceneggiatore» di Sergio Badino) non lo so. Di certo Badino è molto professionale e i risultati si vedono.

    Ti ringrazio per i complimenti sui libri della Tunué. Dimmi senza peli sulla lingua quali ti sembrano i libri meno efficaci. Le critiche sono sempre più utili dei complimenti (e anche io ne sono avaro).

    Ciao!
    Marco Pellitteri

  6. […] This post was mentioned on Twitter by LoSpazioBianco.it, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: LoSpazioBianco restyling: Squaz logo: http://wp.me/pzGWE-FG […]

  7. @Marco
    Scusami ti rispondo in fretta perché a lavoro 😦
    A parte che mi sono reso conto solo dopo aver scritto che parlavo con l’autore di Sense of Comics, libro che ho apprezzato al tempo (era Castelvecchi, giusto?), mi preme puntualizzare una cosa. Come tu stesso sostieni c’è un problema con gli autori under quaranta di adesso: questo problema per me non sta tanto nel fatto che non leggano “studi sul fumetto”, ma che in modo molto disarmante spesso si incrocia gente che non legge un quotidiano. O che legge solo fumetti e manuali dedicati ai fumetti. Il riferimento a Scarpa era in questo senso, m’è venuto in mente lui perché è famoso, ha vinto lo strega, è uscito il suo nuovo romanzo e… l’ho intervistato la settimana scorsa per Radio Sherwood, e l’ho trovato una persona molto valida e con parecchie cose da dire sul “narrare storie”.
    Ma il riferimento, per l’appunto, era solo al fatto che c’è gente che vuole scrivere, disegnare, esporre e vendere in libreria, senza conoscere o ponendosi il problema di cosa si legge, oggi, in Italia. Trovo che ci sia un dibattito spesso tutto involuto nelle dinamiche del fumetto che ci fanno dimenticare che bisognerebbe fare fumetti respirando il mondo che ci circonda. Appunto, Pazienza aveva una cultura enorme, sapeva in che mondo viveva, ne aveva un’opinione e usava il fumetto come strumento per raccontare tutto questo.
    Baci!
    c.

  8. Posso solo fare una pausa per dire che è bello veder svilupparsi una discussione interessante a partire dal post sul nostro sito? 🙂

  9. @marco: anche a me piacerebbe sapere se/quali studi sul fumetto sono letti dagli autori.
    @claudio: anche io credo che sarebbe bene che gli autori leggessero buona letteratura (e altro).

    Tuttavia.

    Tuttavia, a costo di sembrare paradossale (“ma come? proprio tu che di mestiere…”) credo che :
    1- non mi interessano autori “colti”, ma buone idee e bei talenti. Le buone letture possono essere di aiuto, come un buon allenamento. Ma non possono certo essere imposte come una prescrizione medica…
    2- contesto fortemente non tanto gli autori che “non leggono” studi, ma quelli che si fanno un vezzo del loro essere non-lettori di fumetto. Questo sì che mi preoccupa, sia per loro (la coppia supponenza&ignoranza diventa presto o tardi un boomerang…) che per il pubblico (credere che il buon fumetto sia un’eccezione legata a singoli autori è gravemente miope e ingenuo).
    3- leggere studi o leggere letteratura, in definitiva, non è garanzia di un bel niente. Anzi. Leggere studi inutili fa perdere tempo o peggio: produce danni. Leggere pessima letteratura idem. Dunque dipende: leggere studi è un bene o un male a seonda di casi e bisogni specifici. L’importante è non cadere nell’ideologia (o ingenuità: spesso coincidono…) di rifiutare a priori, e di non guardare oltre il proprio orticello di riferimenti.

    Se proprio vogliamo, sposterei il problema: cosa è bene che un autore IN VIA DI FORMAZIONE conosca. Incluso qualche studio, qualche romanzo, qualche film, e molti, molti “buoni” fumetti. Un discorso che vale per la scuola, per l’università, per i corsi di fumetto (spesso un vero buco nero di pressapochismo culturale, in particolare sul fumetto…).

    Tutto quanto, comunque, pare ottima materia per prossimi post…

  10. Son d’accordo con i punti 1, 2 e 3 😉
    E curioso per i prossimi post, allora!
    baci,
    c.

  11. […] edi­to­riale di LSB e cioè il voler sem­pre porre al cen­tro le opere e gli autori di cui, come dice Mat­teo Ste­fa­nelli “que­sto sito cerca da anni di pre­sen­tare la ric­chezza, il fascino e la […]

  12. […] Squaz ne parla con Matteo Stefanelli in un’intervista che potete leggere su Fumettologicamente. // Share| Recensioni e Segnalazioni ← Matt Groening ama la musica dei M’Lumbo […]

  13. […] linea editoriale di LSB e cioè il voler sempre porre al centro le opere e gli autori di cui, come dice Matteo Stefanelli “questo sito cerca da anni di presentare la ricchezza, il fascino e la complessità“. […]

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