Grénoble conference (2): Glénat tour(ism)

Una delle operazioni di marketing più originali nel mondo dell’editoria di fumetto europea è, senza dubbio, quella realizzata in questi mesi da Jacques Glénat a Grénoble, con la ristrutturazione del locale Convento di Santa Cecilia.

A margine del convegno di cui vi ho raccontato, i relatori partecipanti sono stati invitati a fare una visita al convento (della serie: cosa non si fa per riempire il social program dei convegnisti). Una buona occasione per esplorare da vicino quella che è diventata la nuova sede – ebbene sì – della casa editrice Glénat.

L’operazione è interessante perché mescola strategie e funzioni differenti, che vanno dal classico mecenatismo locale al marketing istituzionale d’impresa, arrivando a coinvolgere anche i processi organizzativi del principale gruppo editoriale ‘indipendente’ – nel senso di non appartenente ad alcun conglomerato mediale – del fumetto francese.

Qualche cenno storico, prima di passare alle immagini e agli aspetti di interesse più fumettologico. Il convento di Santa Cecilia , la cui fondazione risale al 1624, e che era stato smantellato con la Rivoluzione francese, è stato nel tempo trasformato in sede di un Concistoro israelita, un cinema, un locale notturno. Glénat lo acquista nel 2004, con l’obiettivo di riportarlo a condizioni il più possibile prossime a quelle originarie. Il progetto di ristrutturazione è stato assegnato a due architetti già molto attivi a Grénoble, Jacques Scrittori e Patrick Haran. I primi dipendenti a trasferirsi in questa sede sono arrivati nel maggio 2008. Il sito è stato aperto per la prima volta al pubblico per le “Journées du Patrimoine” nel settembre 2009. I lavori si sono conclusi solo di recente, nel dicembre 2009.

Una parte del convento ospita le redazioni di alcuni marchi partecipati o controllati da Glénat. Un’altra parte ospita invece appartamenti, affittati ad alcuni autori o disponibili per eventuali ospiti dell’editore o della città. Un’altra è dedicata a un ristorante e café, gestito da un partner locale. Il giardino interno ospita piante e fiori, riportato all’uso monacale di piccolo orto botanico, e in esso sono inserite alcune sculture di Francis Masse, eccellente autore noto soprattutto per i lavori pubblicati negli anni 80 su riviste come L’Echo des Savanes o Métal Hurlant.

La navata centrale della cappella rappresenta il pezzo forte, in termini di identità e “immagine” del progetto. Questa sezione ospita infatti una biblioteca, dalla capienza di 30.000 volumi, che rappresenta l’archivio – pubblico e consultabile – dell’editore, costituito da una copia di ciascun volume prodotto nell’arco dei suoi 40 anni di attività:

La decorazione delle vetrate della cappella è firmata da Joost Swarte, disegnatore (e architetto) decano della Ligne Claire, che ha realizzato una reinterpretazione del rosone e di altre finestre basata sul tema della progettazione del libro, in varie tappe: la nascita, l’apprendimento (il libro “va a scuola”), il design (il libro “va dal parrucchiere”), la diffusione (il libro nelle mani di una famiglia), il processo di produzione in serie (la moltoplicazione), l’insediamento “a casa” (il libro entra in biblioteca):

(c) Joost Swarte - Ed.Glénat

Joost-Swarte (Photo D. Pasamonik - L’Agence BD)

Da un lato non si può non riconoscere in questa operazione un sentimento, da parte di Jacques Glénat, che i francesi chiamerebbero certamente di grandeur: la ristutturazione è stato un mezzo con cui l’editore ha inteso celebrare se stesso, oltre che i 40 anni di attività della propria maison. Ma è anche vero che l’operazione è oggettivamente riuscita, e riesce a tenere insieme il mecenatismo con l’efficacia imprenditoriale, le motivazioni di business con quelle di ordine culturale.

Un intervento di riqualificazione urbana (un dono alla città di origine di Glénat) che è anche un progetto di riorganizzazione aziendale (accorpamento di redazioni disperse su più sedi); un’azione di servizio alle politiche culturali sul fumetto (un archivio pubblico, una galleria d’arte, un’ “invenzione architettonica” che integra forme e simboli dell’illustrazione e della bédé) e insieme un intervento pubblico-privato la cui utilità va ben oltre un interesse esclusivamente fumettistico.

Certo, la guida che ci ha accompagnati a visitare l’edificio e i suoi pezzi pregiati (inclusa la collezione d’arte di mr. Glénat) avrebbe potuto evitare di ripetere, ogni 2 minuti, il mantra “la volonté de monsieur Glénat a été de…”. Ma in fondo, quando si ha a che fare con il settore pubblico o para-pubblico (e questo progetto lo è) francese, lo stile è questo. La France est la France, mesdames et messieurs.

Una Risposta

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Grenoble News, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: Grénoble conference (2): Glénat tour(ism): http://wp.me/pzGWE-yW […]

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