Tamara Drewe, o del giornalismo sulle nuvole(tte)

Passare qualche giorno in Francia, nei giorni in cui si svolge il festival di Cannes, e poi rientrare in Italia. Un’altra occasione per verificare alcune differenze (fumettologiche) tra i due paesi. In questo caso, non molto positive.

L’occasione è la presentazione, durante il festival, del nuovo film di Stephen Frears, tratto dal graphic novel di Posy Simmonds Tamara Drewe:

Diverse testate italiane hanno trattato la notizia dell’uscita di Tamara Drewe. Per il Corriere della Sera ne ha scritto per esempio Giovanna Grassi. Dopo avere scritto che si tratta di “una graphic novel”, la giornalista si lascia andare al gusto della variazione e del sinonimo: Tamara Drewe diventa “il comic-book di Posy Simmonds”. Notevole, inoltre, l’inciso collocato fra parentesi, accanto al termine graphic novel, che la Grassi definisce “genere prediletto dalle ultime generazioni”. Insomma, che sia un Ultimate Spider-Man o Tamara Drewe, poco cambia: pur sempre di comic book per giovani lettori si parla, no?

In un’altra testata del gruppo, la free press City, troviamo invece un caso tipico di “fischi per fiaschi”, in cui il nome dell’autore diventa il titolo dell’opera:

Il film è tratto dalla popolare graphic novel “Posy Simmonds”, ispirata a “Via dalla pazza folla” di Thomas Hardy.

Alla Gazzetta (sempre RCS Quotidiani), doppio refuso con carpiato. Il nome dell’autore è storpiato in “Summonds”, e – vera e propria perla rara – fa capolino un mirabolante errore di lingua inglese, che trasforma la parola graphic in grafic, come nella migliore tradizione degli “italiani-con-problemi-nelle-lingue-straniere”:

la storia, basata (fedelmente, a giudicare dal confronto tra scene del film e le tavole) su una grafic-novel di successo di Posy Summonds

La diagnosi è presto fatta: al gruppo Corriere ci sono problemi diffusi nella qualità professionale delle firme di cronaca, almeno per le pagine di cultura e spettacoli. Problemi di competenza sul fumetto, e non solo. D’altro canto, in via Solferino non sono i soli ad avere problemucci di pronuncia dell’inglese. In casa Ansa, per esempio, un videoservizio parla di una certa Tamara Drù, film “tratto da una popolare graphic novel inglese: Posy Saimon”. Una pronuncia dell’inglese che pare venire da una tv locale di Roma, più che da un’agenzia stampa nazionale, unita a un brillante esempio di “fischi per fiaschi” bis.

Più creativa, of course, la confusione linguistica e culturale in casa Vogue, che parla di un film che “racconta le avventure a fumetti” (chissà: Frears ha forse realizzato un “film a fumetti”, magari alla Supergulp o forse alla SinCity?) di Tamara Drewe:

Frears […] in Tamara Drewe racconta le avventure a fumetti di una giovane e trasgressiva giornalista inglese.

Al Sole24Ore, invece, nessun erroraccio. Di che compiacersene. Incomprensibile, in compenso, l’oblìo sul soggetto: la giornalista non allude nemmeno al fatto che il film di Frears sia basato su un soggetto non originale. Che si tratti quindi di un adattamento (fumetto o meno) non c’è notizia.

A questo punto, verrebbe da dire: meglio il giornalismo cinefilo specializzato, come qui e qui (persino in grado di cogliere i riferimenti a Thomas Hardy come cifra costante del lavoro di Posy Simmonds).

E in Francia, dicevamo? Sorvolerò sull’informazione specializzata in fumetto, che ha naturalmente ampiamente rilanciato la notizia, a differenza degli omologhi italiani (qui BoDoi e ActuaBD e BandeDessinéeInfo). Mi limito a segnalare che quotidiani e settimanali come Le Figaro, LeMonde, L’Express, Le Nouvel Observateur, Le Parisien, La Tribune (quotidiano economico), La Croix (quotidiano cattolico) hanno tutti citato la presenza di un caso di adattamento, non hanno fatto mistero che l’opera di partenza fosse un fumetto, non hanno confuso l’autore con il titolo, e non hanno storpiato né la dizione dell’autrice né del titolo. Inoltre alcune di queste testate hanno talvolta inserito immagini del graphic novel da cui è tratto il film, ed hanno intervistato il regista stimolandolo a parlare anche del fumetto e della sua autrice. Qualche giornalista – incredibile visu – ha persino espresso giudizi di merito sul graphic novel.

Un curioso dubbio assale il lettore italiano: che questi giornalisti francesi, prima di scrivere, si siano persino… informati?

Nel frattempo l’intero graphic novel, pubblicato a suo tempo in episodi sul quotidiano inglese The Guardian, è a tutt’oggi perfettamente leggibile online, qui.

Morale della (triste) favola: là dove c’è di mezzo il fumetto, il giornalista culturale italiano medio non si preoccupa di verificare i dati, né di approfondire la notizia, e litiga con la lingua inglese peggio dei francesi (che, vi assicuro, con l’inglese faticano come pochi). Non è una novità, diranno i più cinici. E forse è vero. Ma tante fesserie in una sola settimana, era da tempo che non ne vedevo…

Mettiamola così: il prossimo anno, per il Comics Day, varrà la pena pensare anche a un roadshow di formazione in giro per redazioni?

Chiudiamo con la Tamara Drewe di Frears, in qualche altra sequenza dal film:

5 Risposte

  1. La cosa ancora più triste è che quest’approssimazione, questa sciattoneria, non riguarda solo il fumetto…

  2. non solo fumettistica. all’uscita di wolfman il corriere titolava: “ritorna l’uomo lupo 70 lune piene dopo” secondo loro abbiamo una sola luna piena all’anno…

    gran fumetto tamara drewe! forse un po facilotto il plot all’inizio. speriamo ne venga fuori un bel film, frears è uno bravo.

  3. ettore+flaviano: condivido che il problema non è solo relativo al fumetto. Ma il fatto interessante è che sul fumetto “cadono” quasi tutti…

    Il problema è noto da tempo, in ambito giornalistico: le grandi testate nazionali soffrono nella selezione e formazione dei cronisti (più che degli inviati e dei columnist). E i desk di spettacolo e cultura sono gestiti con un mix esplosivo tra elitismo salottiero e superficialità televisiva, che trascina fuori dalla seria notiziabilità (tuffandola nel “colore”) qualsiasi tema/riferimento fuoriesca dal mainstream più ovvio.

    Se volete farvi il sangue amaro, suggerisco di seguire – sempre al Corriere – le performance-con-svarioni di Alessandra Farkas, come fa da tempo (con doveroso sarcasmo) Matteo Bordone sul suo blog.

  4. Proprio ieri su France 24 ho visto un servizio su Tamara Drewe: ero incuriosito dal fumetto e per caso sono capitato sul tuo blog.
    Ormai il giornalismo italiano è un pò tutto “alla Studio aperto”.
    Comunque bisogna ricordare che in Francia il fumetto è considerato una forma d’arte di dignità pari se non superiore a quella che può vantare il cinema. In Italia forse non si arriverà mai a tale rispetto culturale.
    Scrivevo su un blog tempo fa. Ora non ho molto tempo da dedicarvi, comunque ho scritto proprio sul rispetto che il fumetto meriterebbe in Italia.
    Saluti

    • caro andrea, il tema del “rispetto” che dici – da appassionato studente di fumetto quale mi pare che tu sia – è una questione antica e sempre attuale. Che si affronta lavorando sodo, battagliando quando serve, e senza perdersi in capricci&lamenti.

      Certo, France24 è anni luce meglio gestita (e progettata) dell’italiana RaiNews24. Che lì si parli di Frears e di Tamara Drewe non mi stupisce; mi stupirei invece se ne parlassero (e senza errori o fesserie) a RaiNews…

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