[Fumetto awards] Gli Eisner e le differenze Italia-Francia

Nell’eterno confronto tra Francia e Italia, un indicatore ‘classico’ sono i grandi Premi internazionali, dal cinema alla tv al fumetto. Diamo quindi un’occhiata ai fumettistici Eisner Awards, il principale premio fumettistico attribuito negli Stati Uniti, e uno tra i principali riconoscimenti per l’intero settore, a livello internazionale.

Nell’edizione di quest’anno la Francia (Belgio escluso) è presente con 4 opere, realizzate da 8 autori: Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre e Frédéric Lemercier per Le Photographe; Jacques Tardi per Le Petit Bleu de la côte Ouest, adattamento di Jean-Patrick Manchette ; Emile Bravo e Jean Regnaud per Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill ; Lewis Trondheim e Fabrice Parme per Le Roi Catastrophe #1 . Il totale delle nominations ricevute da questi è di 9 candidature.

E l’Italia? Nessuna – o meglio una, a patto di guardare non tra i fumetti ma tra la saggistica. E’ il caso di Annalisa Di Liddo, candidata in una delle categorie non artistiche né produttive: la saggistica, con il suo libro Alan Moore: Comics as Performance, Fiction as Scalpel (University Press of Mississippi) nominato nella categoria “Best Comics-Related Book”. Se proprio vogliamo fare un ragionamento “tirato per i capelli”, potremmo fare anche il tifo per un argentino di origini italiane, Mauro Cascioli, candidato come “Best Painter/Multimedia Artist (interior art)” per Justice League: Cry for Justice (DC).

La diagnosi è presto fatta:

– l’Italia del fumetto si conferma poco presente negli USA

– d’altro canto le opere italiane sono poco tradotte: sia perché la produzione seriale (leggi: Bonelli o Disney) è quasi da sempre assente dal mercato USA, sia perché le graphic novel italiane…idem

– la presenza italiana – accadde così l’anno scorso, con Alberto Ponticelli ed Enrico Casarosa – tende a non essere legata a opere di produzione nostrana, ma a committenze direttamente americane (per Cascioli e Ponticelli: DC Comics; per Casarosa: AdHouse ). Un discorso estendibile anche alla saggistica: il libro di Annalisa non è la traduzione di un lavoro pubblicato in Italia, ma un testo direttamente commissionato dagli USA. L’eccezione del 2007, dunque – la ‘storica’ nomination alla traduzione di Appunti per una storia di guerra di Gipi – non si è replicata nemmeno quest’anno.

Un buon motivo per continuare o aumentare gli investimenti in attività di promozione internazionale, come la presenza alle grandi vetrine commerciali (festival internazionali e Salone di Francoforte in primis).

Ma forse anche – più in generale – un monito al nostro sistema-fumetto. Se parlassimo di contenuti culturali (cinema o letteratura), qualcuno potrebbe dire: “la produzione italiana è troppo provinciale”. Se parlassimo invece di business culturale (moda, design), qualcun altro potrebbe dire: “i nostri creativi e le nostre teste pensanti sono credibili e richiesti, ma non abbiamo un vero approccio industriale”.

Siamo alle solite. Toccherà ammettere queste vecchie diagnosi anche per il fumetto?

Ecco una nuova rubrica: Fumetto Awards.

5 Risposte

  1. In realtà una nomination “italiana” all’Eisner c’è, nell’area dedicata alla critica:

    Best Comics-Related Book

    Alan Moore: Comics as Performance, Fiction as Scalpel, by Annalisa Di Liddo (University Press of Mississippi)

    La Di Liddo è una ricercatrice italiana, appunto. 🙂

    Cmq, concordo con te.

    smok! 🙂

  2. smoky: vero, ma volevo che fosse chiaro che non ci sono autori né opere candidate.
    Per dovere di cronaca hai però ragione, e lo considero, in fondo, un errore – ora corretto.

  3. Come ti dicevo, concordo col fatto che siamo… un po’ “provinciali”. 🙂

    saluti fumosi e ancora complimenti per l’ottimo lavoro
    smok!

  4. sempre tirando per i capelli ci sarebbe anche Tenderini nel gruppo di The Odyssey. Casarosa lavora e produce all’estero da ormai moltissimi anni, quindi il considerarlo italiano è un dato puramente anagrafico, forse in futuro ci saranno altri disegnatori italiani nominati visto che pian piano stanno diventando sempre più alla marvel e image però quello che conta credo sia la “produzione” italiana, vero conta molto la carenza di edizioni tradotte e mi sembra che ci sia anche parecchia negligenza da parte degli editori a non pensare e a non diffondere il proprio prodotto all’estero. da parte degli autori invece mi sembra ci sia una sorta di “accontentamento” forse l’estero spaventa, come in “ritorno alla terra” di Larcenet, la campagna è troppo troppo grande allora si mette dentro un cartone così si sente più a suo agio. un’altra cosa che noto spesso è la mancanza di utenti italiani nei forum fumetto/artistici americani, francesi spagnoli, peccato ci perdiamo un sacco di occasioni ed ottime collaborazioni.
    ciao 😉

  5. […] This post was mentioned on Twitter by LoSpazioBianco.it and Fumetto Feed, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: [Fumetto awards] Gli Eisner e le differenze Italia-Francia: http://wp.me/pzGWE-nc […]

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