[Angouleme 2010] Il Fumetto si fa danza

Anche quest’anno il programma del Festival internazionale di Angoulême offre un menu ricco, se non bulimico: centinaia fra attività ed eventi, dalle mostre alle presentazioni, dai workshop ai “concerti di disegno”. Tra le iniziative più interessanti dell’anno, spiccano quelle legate alle attività del rinnovato (nuova sede + nuovo progetto culturale) Museo del Fumetto. Un progetto ambizioso, quello del Museo, che per la prima volta dall’inaugurazione estiva – di cui mi sono occupato qui – si presenta al pubblico nei giorni del più importante evento del settore.

Non parlerò quindi di tutte le iniziative con cui il Museo angoumoisino si sta (ri)accreditando agli occhi della comics community (per seguire questi ed altri eventi del Festival, vi rimando qui e qui), tra cui la grande mostra collettiva 100×100, cui ho lavorato come co-curatore e di cui racconterò meglio altrove. Di una iniziativa, però, voglio parlare subito.

Si tratta dell’installazione Archipel, un progetto performativo basato sulla danza, e creato con la collaborazione tra ballerini e disegnatori. Una originale tipologia di performance che prevede l’azione, in diversi angoli del Museo, di alcuni ballerini chiamati a interpretare, con il corpo e il movimento, alcune opere classiche della Storia del fumetto. Un progetto importante, a mio avviso, perché per la prima volta mescola i linguaggi della danza e del fumetto, fino ad oggi tenutsi a debita distanza l’uno dall’altro. Un lavoro, inoltre, che proprio grazie a questa associazione e alla presenza diretta del lavoro dei/sui corpi, offre una nuova carica creativa al fumetto.

In Archipel i ballerini agiscono facendo dialogare spazio simbolico e spazio materiale, usando il fumetto come potente risorsa creativa. Il movimento degli attori/danzatori, e le azioni che questi compiono con le superfici delle installazioni – dei ‘box’ in vari materiali, come vignette rese tridimensionali – offrono una prospettiva interessante sul ruolo del corpo nel fumetto. Un aspetto cruciale, anche se spesso dimenticato a banalizzato, che ci ricorda e sollecita a ripensare la centralità della dimensione recitativa e teatrale del fumetto.

Con Archipel il fumetto diventa oggetto di un altra forma espressiva, ma si fa anche occasione di riflessione su se stesso. La vignetta come luogo da abitare e come spazio-limite, come superficie e come spazio multidimensionale. E i corpi dei ballerini che si comportano stirando, saltando, roteando, allungando e accarezzando – se stessi o quel che li circonda – lasciano intendere la natura mediata del disegno (anche) fumettistico: un forma di rappresentazione fortemente soggettiva e mediata, dotata di un implicito potere ir-realistico e caratterizzata – per un medium così character-centrico – da una incredibile cultura attoriale. Paradossalmente, anche una enfatizzazione della fisicità “originaria” della cultura fumettistica, a partire dal lavoro della mano – lei e solo lei – sul foglio di carta.

Dal punto di vista di Angouleme, si tratta di una performance che torna a portare energia nuova all’interno del grande evento festivaliero. Un’energia che ha la firma di un italiano: Emilio Calcagno. Un coreografo trapiantato a Parigi, direttore della Compagnia ECO, che ha creduto ostinatamente alla possibilità di realizzare questo inedito incrocio fra linguaggi. Ho chiesto a Emilio di descrivere più in dettaglio il progetto e le tre performance che ha presentato al Museo. A breve un’intervista e alcune immagini.

2 Risposte

  1. […] essere il primo esperimento di teatro-danza contemporanea di ispirazione fumettistica, ovvero lo spettacolo Archipel (Compagnia Eco) commissionato dal Museo del Fumetto di Angouleme, e ideato da un coreografo […]

  2. […] un paio di anni fa, ad Angouleme, mi trovai ad assistere agli spettacoli di danza della Compagnie ECO, ispirati ad alcuni fumetti, l’operazione […]

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