Perché vale la pena Scott Pilgrim vs. the world

Uno dei cinecomics di cui probabilmente parleranno di più critici&studiosi, nei prossimi tempi, è l’adattamento di Scott Pilgrim, che a Lucca Comics&Games verrà presentato in anteprima italiana (per ottenere gli inviti, dovete diventare fan di questa pagina Facebook e poi recarvi – solo 150 posti – con vostro nome e cognome (!) allo stand Rizzoli Lizard a Lucca). Il buon Matteo Bittanti ne ha parlato così:

Scott Pilgrim vs. The World e’ l’adattamento cinematografico di un fumetto che si ispira all’estetica e alla logica dei videogiochi. E’ anche il miglior film technoludico della storia del cinema. [...] Auto-referenziale, trans-mediale e meta-cinematografico, Scott Pilgrim vs. The World si rivolge simultaneamente a differenti tipologie di pubblico, dai geeks ai freaks, dagli slackers ai rockers, dai gamers ai mondani. La rimediazione dell’estetica ludica, gia’ evidente in Kick-Ass (un’altra recente pellicola tratta da un fumetto), qui viene eseguita alla perfezione come una combo di Street Fighter (100%). Non si tratta semplicemente di evocare sullo schermo punteggi, timer, split/screen e barre di energia (o di piscio, in questo caso) in un tripudio infografico fine a se stesso, ma di riproporre i meccanismi stessi della non-narrazione videoludica (tra i tanti, il concetto di ‘extra life’, gia’ ripreso efficacemente in Lola Corre) sul grande schermo. Wright si rapporta al cinema nello stesso modo in cui Girl Talk manipola la musica: l’estetica del mash-up, dove il tutto non e’ la mera somma delle parti.

Ok, mb: venduto. Vado.

Buon berbuka puasa, Scott Pilgrim

Pare che su Twitter, all’inizio del Ramadan 2010 (oggi), ci sia un solo trending topic in grado di scalzare la ScottPilgrim-mania che, con una forza d’urto in buona parte inattesa, sta dominando la Rete in queste settimane, a ridosso dell’uscita del film tratto dal fumetto di Bryan Lee O’Malley.

Il trending topic è “berbuka puasa”.

Berbuka Puasa è l’espressione in lingua Malay con cui si chiama l’Iftar, ovvero il leggero pasto serale che, dopo il Maghrib (la preghiera del tramonto), interrompe il digiuno rituale fino al mattino successivo.

Vista la destinazione per cui sto partendo, lo considero un segno di buon auspicio.

Un segno che, fumettologicamente interpretato, mi porta a fare i saluti di rito così, con un suggerimento culinario in perfetto stile malese (hey: avete letto Kampung Boy?) in tempi di Ramadan:

via (great blog, lil’fat monkey: I’m going to use your tips!)

Arrivederci a settembre.

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