Gipi e l’invidia costruttiva

Messa così, sembra il titolo di una di quelle storie di Zio Paperone scritte dal sublime Rodolfo Cimino. E a ben vedere, qualcosa di analogo c’è: la capacità di rendere credibile qualcosa di segreto e immaginario che, per qualcuno, risiede ai confini della fantasia.

Per Repubblica di ieri, Gipi ha scritto un intervento che era presentato come una “recensione d’autore”. Si tratta di un pezzo dedicato a due libri di Shaun Tan, in cui Gipi però racconta non tanto il dettaglio dei lavori – non è una *recensione* in quel senso – ma qualcosa di diverso. E a mio avviso, persino più personale del solito. Per personale non intendo qualcosa di simile a una cronaca o diario intimo (del genere “cosa mi è successo mentre leggevo questo e quello”). Ma una riflessione su un nodo complesso da raccontare: l’esperienza del confronto tra sé e gli altri, vista attraverso la lente del confronto tra la propria produzione espressiva e quella altrui.

Certamente è una recensione, il pezzo di Gipi. Nel senso che passa in rassegna alcuni aspetti de Il re degli uccelli e altre creature: osserva come i disegni siano ben diversi dalla “monumentalità” de L’approdo; sottolinea l’eclettismo stilistico di Tan; individua passaggi chiave nell’introduzione, e in particolare nel grande tema classico (e qui mi viene sempre da pensare a quel John Berger) del ‘disegno libero’:

negli schizzi fatti in libertà si può trovare una carica di energia che è difficile mantenere nel disegno definitivo. Questi schizzi spesso contengono tutto il segreto e la magia del disegno, delle cose che vengono dalla mano quando non si esiste, non si pensa e si diventa solo il tramite tra il Dio del disegno e il foglio.

Ma soprattutto Gipi arriva a parlare di una sensazione un po’ misteriosa, guardando dietro a un sentimento tanto sgradevole quanto normale come l’invidia, di cui riesce a cogliere – scavando in sé stesso e nella propria esperienza – quella energia vitale che non (lo/ci) schiaccia contro la recriminazione o la difesa, ma funziona come scintilla creativa. “Invidia costruttiva”: una scintilla che fa male e che insieme rinfresca attraverso lo stupore: “masochismo e meraviglia”, conclude.

Succede che, vedendo il lavoro di altri che sono andati più avanti di noi e che hanno avuto maggiore costanza e migliori intuizioni, si possa provare questo dolore. L’importante è tramutarlo in lavoro e non fargli prendere quel connotato distruttivo e maligno al quale il termine stesso di “invidia” viene automaticamente associato.

Insomma, ho trovato il pezzo di Gipi un’analisi limpida e rinfrescante. Perché è questa la forza che hanno le analisi offerte dai (bravi) narratori: emergono dalle storie. Come quella raccontata da un (ex?) fumettista, in grado di scavare dentro al suo contesto – il fumetto – per restituirne piccoli segreti emotivi che, in fondo, ci attraversano tutti:

Negli anni vissuti a Parigi, in stretta vicinanza con amici e autori di fumetto di enorme talento, questa invidia era comparsa più volte. Vedendo le tavole nascenti di Cinquemila chilometri al secondo di Manuele Fior, per esempio, o il nuovo vitale e raffinatissimo stile grafico dei Quaderni ucraini di Igort, o, ancora, l’umorismo graffiante e stralunato dei racconti di Alessandro Tota e il genio della narrazione di Giacomo Nanni. Spesso, con gli altri autori ci mostravamo i lavori in corso. Credo di poter dire che il sentimento di “invidia costruttiva” provato da me nel vedere i loro lavori sia stato corrisposto, a volte. Lo spero, almeno.

La cosa buffa è che questo sentimento non ci allontanava, al contrario ci avvicinava come se giocassimo nella stessa squadra e, in qualche modo, ogni passo in avanti di uno potesse facilitare l’avanzare di un altro. Certo, quel passo doppio avremmo voluto farlo tutti noi, ma in quel momento lo aveva fatto solo uno, sarebbe arrivato il turno di ognuno, infine.

PS  Una copia completa del testo è qua.

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