Due autoproduzioni mi hanno colpito di recente, e per ragioni lontanissime l’una dall’altra.
La prima è Pick-a-land, un libro per bambini, illustrato e componibile. Una raccolta di facce e corpi scomponibili, con cui comporre facce corpi razze nazionalità immaginarie. Un progetto creato dal collettivo Teiera, della cui tenacia comincio a stupirmi. Perché Giulia Sagramola, rispetto a quando la conobbi come esordiente entusiasta, continua a muoversi come un’entusiasta. E nonostante stia diventando un’autrice con una bibliografia consistente, insiste nel coltivare il piacere di autoproduzioni realizzate “nella propria cameretta”, come un passatempo giocoso: leggero, spensierato, festoso, forse persino futile. Ma proprio per questo ricco di una piccola e preziosa energia contagiosa. Il progetto è in cerca di finanziamento tramite la piattaforma di crowdfunding Verkami, per ancora una decina di giorni.
La seconda ha il titolo più lungo e impegnativo The sand sea and the plateaux of mirrors, ed è francamente una delle più belle sorprese del 2012. E’ un albo realizzato dall’esordiente assoluto Gabriele Brombin: un ragazzo pacato e modesto che, nella concentrazione della propria stanza, è riuscito a creare un gioiello di sognante immaginazione. Una fantascienza magnetica, che seduce e invita lo sguardo a compiere un viaggio in ambienti ‘naturali’, astratti, iperdigitali. Come ha già puntualmente sintetizzato Paolo, “uno dei rari esempi di quel punto di fragilissimo equilibrio tra elementi (parole segni colori grafica carta…) che mi ostino a chiamare fumetto”. In vendita, per ora, solo sul sito dell’autore. Ma chissà che non riesca a convincerlo a portarne qualche copia a Lucca: credo proprio che vi piacerebbe.
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