Fumettismi della domenica

Da ieri, il panorama italiano del fumetto si è arricchito di una nuova occasione per così dire di “concorrenza”: quella tra le pagine domenicali di Corriere e Repubblica.

Su Repubblica è partita la rubrica Il mio mondo in 50 libri di Alessandro Baricco, che ogni settimana sarà accompagnata da un’illustrazione di Manuele Fior:

Al Corriere ha invece debuttato un nuovo inserto, La Lettura, composto da 48 pagine articolate in quattro sezioni: Caratteri (libri e narrativa), Orizzonti (media e nuovi linguaggi), Sguardi (arte), Percorsi (reportage, storie e graphic novel). E la doppia pagina dedicata al fumetto si è aperta con un lavoro di Igort:

Che questa presenza di fumettisti, particolarmente centrale ed esplicita nel caso del Corriere, sia un ennesimo caso di “ritorno di attenzione al fumetto” (come ho provato a scrivere qui) mi pare evidente. Altrettanto evidente, ma forse ancora poco riconosciuto, mi pare il dato sul “palinsesto” (e/o abitudini di consumo) che si sta consolidando intorno alla relazione tra fumetto e stampa generalista. Ovvero una collocazione che ha origini antiche: la centralità della domenica, come giorno privilegiato per la lettura in genere, e di fumetto in particolare. Se ci pensate, nulla di cui stupirsi: è un po’ come ai tempi – un secolo fa – dei Sunday Comics Special che popolavano, in chiave di intrattenimento spettacolare – e con una creatività tutta visiva – le pagine dei quotidiani USA.

Insomma, come capita spesso di dire: l’innovazione (anche) nel fumetto contemporaneo si innesta su tradizioni profonde, che – finalmente, a differenza di 10/20 anni fa – riescono a trovare occasioni di reinterpretazione e rinnovamento. Un bel segnale, a mio avviso, del recupero di una memoria e di un senso del ruolo ‘comune’ – persino banale – del fumetto, come ingrediente legittimo tra le diverse pietanze di un’offerta di informazione, narrazione, cultura.

Una breve coda polemica, tuttavia.

Da osservatore ho seguito un po’ la copertura di queste “buone notizie” da parte dell’informazione, inclusa quella specializzata in fumetto. O almeno ci ho provato. Già, perché l’informazione sul fumetto – almeno quella online – pare avere decisamente snobbato queste uscite, prima, durante (ieri) e dopo.

E allora mi rivolgo, francamente stupefatto, a testate come Spaziobianco, Mangaforever, afnews, houseofmystery, Comicus, fumettodautore, cfapaz…: cari amici/colleghi/quelcheè: dove eravate, in questi ultimi giorni? Non eravate al corrente dell’uscita dell’inserto domenicale del Corriere (incluse le indiscrezioni ormai diffuse sulla presenza di due pagine di fumetto)? E una volta annunciato e poi uscito: non lo avete letto? Se sì (come credo): come è possibile che lo riteniate meno rilevante delle pur numerose news che, come sempre, avete rilanciato negli ultimi giorni?

Mi vengono in mente solo parole un po’ noiose, e persino antipatiche: mi pare un episodio tra lo sconfortante e lo scandaloso. Va bene tutto, ma non ‘bucare’ notizie che riguardano i due principali quotidiani del paese. E in particolare, mi pare inaccettabile bucare la notizia sulle due pagine di fumetti – inediti, e creati dai nostri maggiori talenti – offerte dal primo quotidiano nazionale.

Non vorrei fare il finto ingenuo: sono rimasto davvero stupito. Anche perché, ai tempi di Internet, sarebbero bastate una foto e due righe, quantomeno tra ieri e oggi.

Un anno fa, discutendo di alcuni limiti dell’informazione sul fumetto in Italia, scrivevo “meno news, più giornalismo”. Oggi viene persino da chiedersi: possibile che pure le notizie, quando sono chiare ed evidenti, si faccia fatica a riconoscerle?

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24 Risposte

  1. Tra le due ho apprezzato particolarmente l’effetto che facevano le due pagine di Igort. Peccato poi che ancora però non si parlasse di altre uscite con recensioni, articoli…

    Riguardo al fatto che non se n’è (ancora) parlato. La mia posizione sta sempre nell’incolpare il tempo materiale che abbiamo da dedicare a certe situazioni o avvenimenti.
    Vatti a leggere la nostra intervista agli autori di Zarah’s Paradise (http://www.lospaziobianco.it/40370-komikazen-2011-figli-perduti-iran-intervista-amir-khalil) uscita in questi giorni! :P
    Poi, scherzi apparte, c’hai ragione, eh.

  2. :)
    Devo dire che mi sono meravigliato della assenza di notizie (ma in generale, non solo sui siti di informazione fumettistica) anch’io…

  3. In larghissima parte (o del tutto, chissà) dev’essersi trattato del fatto che nessun operatore dell’informazione sul fumetto o ha letto il supplemento (ma mi pare poco probabile) o non ha fatto la connessione, cioè non ha pensato che fosse un evento, come si suol dire, notiziabile.

    Oppure, una componente della mancata segnalazione potrebbe essere l’aver deliberatamente ritenuto che il fatto non fosse rilevante rispetto alla concezione del fumetto che circola per lo più nell’ambiente dell’informazione sul fumetto.

    Da parte mia, posso dire che sapere che Manuele Fior e Igort pubblicano illustrazioni o sequenze illustrate sul Corriere, o che si tratti di Gipi o altri autori di questo «tipo», non dà automaticamente forma nella mia testa a una correlazione del genere «to’, un fumettista che fa fumetti/illustrazioni su un grande quotidiano». Mi sembra invece che si tratti di una normale dinamica per la quale disegnatori versatili vengono chiamati a illustrare determinate pagine del quotidiano o di un suo supplemento. La tendenza è peraltro, dal mio punto di vista, per come realizzata (in base agli umori grafici richiesti ed eseguiti), una emulazione di certa editoria americana, più che un ritorno a chissà che cosa potesse esistere in quella italiana anni o decenni fa.

    Forse anche tu, Matteo, percepisci gente come Igort, Fior, Gipi, Mattotti (e artisti della stessa «nobile» risma), un po’ troppo come fumettisti… Forse sono soprattutto disegnatori/narratori che usano il fumetto insieme a tante altre cose. E questa versatilità (reale o, in alcuni casi… un po’ sopravvalutata) determina la loro presenza in canali diversi.

    Che poi il mondo dell’informazione sul fumetto debba dedicarsi a tracciare/rintracciare e registrare ogni sortita mediale di questi disegnatori, benché in questo caso relativamente prestigiosa, è un’opinione alla quale un po’ si può controbattere, come ho cercato di fare io qui, anche solo per il gusto della piacevole discussione…

    Marco

  4. Un po’ sono d’accordo col Pellitteri sopra. Dopotutto non è grossa novità. Le pagine stesse delle rubriche domenicali di Repubblica già hanno anche la piacevole Giandelli da tempo.
    A mi appassiona di più come quei mezzi utilizzino sempre di più il termine GN con facilità…

  5. Io ho saputo dell’iniziativa leggendo il breve testo pubblicato qua:

    http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/baricco-il-mio-mondo-in-50-libri/80387/78777

    “L’autore di “Oceano mare” e “Novecento” racconta graphic novel, romanzi o saggi che l’hanno più colpito negli ultimi dieci anni.”

    Scrivo un blog di informazione sui fumetti. Leggendo quel breve testo non avevo capito che Baricco avrebbe parlato anche di fumetti. Romanzi e saggi li conosco. Le graphic novel non so cosa siano XD

  6. matteo, avresti anche ragione. ma come scrivevi anche tu in passato e come sappiamo anche noi, non ci sono giornalisti specializzati che seguono le vicende del fumetto italiano sui siti che hai elencato. ci sono volontari e volonterosi che assemblano con gusto e capacità varie quello che trovano o ricevono. quindi non c’è di che stupirsi.

  7. ieri ho proprio comprato il Corriere (Repubblica la vedo adesso) per vedere com’era il supplemento nuovo, e mi ha fatto piacere trovare due pagine di fumetti. Non ne sapevo niente, ma mi è sembrata un’idea originale rispetto al solito. Sarà una mania passeggera, o continueranno?
    Ho visto che invece che fumetti, li chiamano graphic novel: un segno dei tempi? ;-)

  8. mmmh, grazie per i commenti. Anche perché sono quelli che mi aspettavo. Quoto valerio: anche io “un po’ sono d’accordo col Pellitteri sopra”. E un po’ anche no ;-)

    Premessa: si ragiona e si polemizza sereni, per amor di discussione (come dice Marco): no flame, ok?

    @Marco dice “percepisci gente come Igort, Fior, Gipi, Mattotti (e artisti della stessa «nobile» risma), un po’ troppo come fumettisti”. Cos’è, uno scherzo? Esiste una distinzione tra fumettisti-part-time e a-tempo-pieno? E chi è che stabilisce le quote? Il Ministero del Fumetto?
    Ironia a parte: quello di Igort è un fumetto; quello di Fior è un disegno di un autore che si ritiene, serenamente, un fumettista. Non è questione di percentuali: sono artisti che praticano (soprattutto) fumetto, e che come tali vanno (che noi si voglia o meno) riconosciuti. Anche perché non sono esattamente dei carneade, in quell’ambito (sai com’è: han vinto – per dire – alcuni dei principali riconoscimenti al mondo).
    Che poi si possa intendere che questa è una “sortita mediale” tra le tante… fa drizzare i capelli: il Corriere è il primo quotidiano nazionale. Vende oltre 600mila copie e lo sfogliano alcuni milioni di italiani. Direi che, grosso modo, vale un pochino di più [eufemismo] dei graphic novel stampati in 1000/2000 copie e segnalati dai siti di informazione sul fumetto…

    @Luigi: innanzitutto: XD. Epperò poi basta con questo “rifiuto” per il termine graphic novel. Sono il primo a dire che viene spesso usato a vanvera. E se vuoi ci coalizziamo in club anti-abusi terminologici sul fumetto (tipo “ciao, mi chiamo Matteo, e sono ormai 8 giorni che ho smesso di dire *giornaletti*”). Ma non esageriamo: un senso lo ha, che gli va riconosciuto al di là degli usi snobistici, naif eccetera.

    @micgin: il solito discorso. Che non serve a nulla, a mio avviso, per tre ragioni: 1) la professionalità non la fa un tesserino, ma un progetto (fare informazione, o fare altro) e un metodo (nel caso del primo tipo di progetto: coprire le notizie rilevanti, e non quelle secondarie: un fumetto settimanale sul 1° quotidiano nazionale è un fatto di rilievo) 2) in miriadi di settori esistono siti che, pure nati “amatoriali”, hanno svolto una funzione professionalmente ineccepibile (ci siamo dimenticati la storia di successi ormai mainstream dall’Huffington Post a Tech Crunch?) 3) ma soprattutto: parliamo di una notizia che poteva essere data (quantomeno a uscita avvenuta) con una o due immagini e uno/due link. Roba da 5 minuti. Sottratti a notizie meno rilevanti. Di quali incredibili, insormontabili ostacoli stiamo parlando, ai tempi di Internet?

    • Matteo, ovviamente capisco e altrettanto ovviamente condivido una parte del tuo ragionevole discorso. Ma…

      Cerchiamo di chiamare le cose e anche le persone col loro nome, o meglio, con i loro nomi.

      1) Un graphic novel deve avere almeno qualche caratteristica che lo definisca operativamente come tale. Due pagine di fumetti sul “Corriere della Sera” non fanno un graphic novel. Un graphic novel, diciamo etimologicamente almeno (e già è moltissimo) è un romanzo che racconta la sua storia a fumetti. Già sappiamo che la dicitura in sé è ballerina e sai che aborro il termine, solo solo perché è inglese (mi piacerebbe chiamare i computer “elaboratori elettronici”, francamente, e mi piacciono i “passatempi”, non gli hobby, ma non sono un fondamentalista e abbozzo) ed esiste “romanzo a fumetti” che esprime il termine romanzo in modo fedele all’inglese novel e il termine “a fumetti” in modo non falsante dell’ipocrita (sì, ipocrita) e impreciso (assai) “graphic”. Che poi il romanzo sia composto di una dozzina di capitoli usciti su albi distinti a periodicità fissa e poi vengano riuniti in un solo volume, ma che si tratti di un’opera con un capo e una coda perfettamente definiti a priori dall’autore, non lo rende meno graphic e soprattutto meno novel, anche se parla di vigilantes (ogni riferimento allusivo a opere e autori che amiamo è puramente voluto).
      2) Gli artisti hanno il diritto di definirsi quello che vogliono: Fior ha il diritto di ritenersi e chiamarsi pure un acrobata circense o un cuoco specializzato in tartufi. Le definizioni più calzanti in genere le dà la critica (qualificata e accreditata), che detta certe regole più e meglio degli autori, che di sé stessi hanno spesso una visuale ben più parziale (alle volte per umiltà, alle volte, per converso, per boria) del loro profilo per come più obiettivamente percepito dall’esterno. E in questi casi è più equilibrato e oggettivo fornire definizioni più generali e ampie, non solo in virtù di determinate evidenze (la versatilità in più formati, forme, media, che non nel solo fumetto) ma anche per non limitare la stessa immagine di questi artisti. Gipi è fumettista quando fa fumetti, è regista quando fa film ed è illustratore quando fa illustrazioni. Non credo sia corretto (in alcun senso) qualificarlo solo come fumettista perché a noi piace così, perché dà lustro all’arte che amiamo. Tutt’altro. Ci sono artisti che, volenti o nolenti, si inseriscono in una sorta di leonardismo locale (locale nell’accezione, intendiamoci, di inerente le sole arti grafiche e narrative) e personalmente non sento giusto, anche solo dal punto di vista della metodologia critica (che è già molto, per quanto mi riguarda), qualificarli più come qualcosa che come qualcos’altro. Come dovremmo qualificare una figura eclettica come Gianfranco Manfredi? Attore, regista, sceneggiatore cinematografico, compositore, produttore, sceneggiatore di fumetti, critico/studioso: tutto questo è Manfredi. Ma nel nostro minimondo lo conosciamo soprattutto come sceneggiatore di fumetti Bonelli. Be’, non è solo questo e occorre fare attenzione alle definizioni, ne va secondo me della nostra credibilità in quanto esperti del/i nostro/i campo/i.
      Dunque in questo caso sarei del parere di attribuire la giusta varietà a determinati artisti, per la loro effettiva versatilità, mostrata sul campo attraverso l’essersi prestati (dietro sostanziali guadagni, spero) a operazioni come quella sul “Corriere della Sera”, o sulle “Zero Guide”, per fare un esempio che ti è caro ed è molto ben riuscito, o sulle copertine dei settimanali, o nei manifesti del calendario dell’Opéra, o nella pubblicità, o nel libro illustrato per bambini, o nell’animazione, o nei loghi cinematografici, o nella grafica, o nella regi teatrale e cinematografica, o nella televisione. Se poi un autore dedica 5 ore al giorno ai fumetti (con cui guadagna 20) e 3 ad altre cose (con cui guadagna 100 ed è a volte più visibile che col fumetto) lui può certo qualificarsi come vuole, ma non si può impedire a noi di spiegare e argomentare, con maggiore lucidità di lui e dati alla mano, che il suo sentimento non coincide con la realtà dei fatti. Il che è anche una solida e riconosciuta regola sociologica… nelle etnografie, gli intervistati possono dire quello che vogliono di sé stessi, ma le definizioni sociologiche le fa l’etnografo. Un po’ come lo psicanalista: puoi dire di non avere la fobia dei gatti, ma poi te lo dico io quello che hai davvero. :-)

  9. Aggiungo, la notizia non è solo che il più grande quotidiano nazionale si è messo a pubblicare dei fumetti, ma che li sta producendo. C’è una notevole differenza. E poco dopo che anche un altro quotidiano (il Manifesto) lo ha fatto. Sembra una tendenza importante.

  10. Ma per quanto riguarda la Repubblica, dove sta la notizia di grande rilievo? Che Fior illustra degli articoli? Non lo fanno già da tempo Giandelli e Gipi, e altri ancora su Internazionale?
    Dobbiamo dar rilievo a queste notizie?
    Non credo proprio. Non mi sembra che rappresentino una qualche “rivalsa del fumetto”, e considerle come tali mi pare anche piuttosto riduttivo.

    • @Ettore, occhio perché se ti fermi qua la tua è una risposta evasiva e capziosa: non ho parlato di Repubblica. Ma di DUE casi: Repubblica e CORRIERE. E come ho scritto a chiare lettere, è soprattutto il caso del “buco” sul Corriere che mi ha lasciato stupefatto. Dunque è su una duplice notizia che mi sono formato delle considerazioni, e su una duplice notizia sarebbe bene discutere ;)

      [poi volendo possiamo entrare anche nel merito della notizia su Rep/Fior: resta pur sempre uno dei più noti scrittori italiani; e inoltre questa volta sono ben 50 disegni, dunque non solo - come con Gipi - per i mesi estivi. Il punto è: è o no una notizia? Per me lo è in tutta evidenza, non perché di per sé sia una novità o chissà quale evento (direi che forse lo ricordo anche io che già Gipi, Manneli, Giandelli ecc...), ma perché - oggettivamente - è ben più rilevante di tante notiziole su albi/libri irrilevanti cui pure si da spesso spazio. La chiamo "rilevanza relativa", non assoluta. Ma pur relativa, riguarda non un'associazione culturale di provincia che fa un incontro in una libreria di quartiere con fumettisti locali, non credi?]

      E infine: pronunci le parole “rivalsa del fumetto”. Chi ne ha parlato? Forse Marco (che ha parlato di autori “nobili”, pur virgolettando)? Non io, di certo.
      Anche perché a mio avviso non c’è nulla di “rivalsa” nel dare la notizia di lavori sul Corriere o sul New York Times o su Libération. Significa solo dare notizia di un fatto rilevante meno di alcuni, ma più di molti altri. Né più, né meno. Credere che parlare di Sacco sul NYT o del fumetto sul Corriere sia intenderli come episodi di “rivalsa”, però, mi pare indicativo di un problema culturale serio: l’idea di un “perimetro” o un “territorio” del fumetto asfittico. E se qualcosa avviene al di fuori del “territorio” ristretto, non viene nemmeno considerato notiziabile. A meno che non sia una “rivalsa”… Il che è grave: il primo quotidiano nazionale produce fumetti, ogni settimana, con autori primari. Un fatto di un certo peso, non una inchiesta ‘maliziosa’ su chissà quali retroscena. Non averlo raccontato mi pare, semplicemente…incredibile. [per inciso: resta sempre vero quanto aveva detto Luc Boltanski, descrivendo nel 1975 le dinamiche sociali con cui funziona(va) il campo del fumetto: http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/arss_0335-5322_1975_num_1_1_2448 ]

      @Marco: grazie (as usual) e rispondo più tardi

      @michele: esattamente questo è il punto, come ho provato a dire (e sìsì ripetiamolo nei commenti, perché repetita iuvant ^_- )

  11. In effetti se avessero chiesto di illustrare Baricco a Giovanni Ticci faceva più notizia, tipo “l’uomo che morde il cane”.

  12. Scherzi a parte (ma neanche tanto) non sapevo che da domenica scorsa il Corriere avrebbe iniziato a pubblicare fumetti e che Manuele Fior avrebbe iniziato una collaborazione settimanale fissa di un anno.

    Se lo avessi saputo probabilmente avrei scritto una notizia (c’è ancora tempo per scriverla, tra l’altro), magari segnalando in un angolino che il termine “graphic novel” è usato dal Corriere in modo idiota.

    Tuttavia non mi sembra una notizia epocale. Ogni settimana il Corriere pubblica ottimi fumetti nella collana dei supereroi, e negli ultimi anni i due quotidiani hanno dato alle stampe centinaia (migliaia?) di volumi.
    La notizia più importante è che il Corriere pubblica fumetti inediti commissionati per l’occasione. Dal primo Classico del fumetto (mi pare 2003) a oggi penso che Repubblica e Corriere abbiano pubblicato solo due libri inediti (Faber di Milazzo e un fumetto degli X-Men di Artibani).

    • ma appunto, luigi: di notizie ne ho date due. E ho scritto che la seconda (non la prima: basta rileggere x capire che non le ho messe sullo stesso piano) è talmente rilevante che “bucarla” mi è parso tra lo stupefacente e l’incredibile. Quella su Rep/Fior è solo accessoria. Rilevante e utile per segnalare la visibilità enorme data a un fumettista (anche se con illustrazioni e non fumetti). Ma non commensurabile a quella su Corriere/Lettura: lo stupore più profondo è su questo caso, non sull’altro.

      Lo sappiamo bene: anni a piangere la morte dei fumetti sui quotidiani, a dire che in Solferino Corriere dovrebbero investire sugli inediti (visto che fu la ‘casa’ del Corriere dei piccoli) e poi…quando accade, nessuno che lo racconti. Assurdo, no?

      Sembrava quasi un paradosso. O uno scherzo fatto per dimostrare che l’informazione sul fumetto è ancora ferma a uno spirito autoreferenziale da fanzines, ovvero distante da alcune ‘fonti’ primarie, e distratta da micro-interessi per ‘specialismi’ che producono distorsioni eclatanti [cosa che io invece non credo, come sostengo da tempo. Epperò, così facendo... Che sia solo una pesante "ricaduta"? E quand'è che guarisce, allora?] ;-)

  13. Ammesso che “bucare le notizie” sia un peccato – e forse lo è – quello che non capisco del tuo discorso, Matteo, è perché dal singolo caso derivi l’intera teoria.

    Il Washington Post buca le notizie, Le Monde buca le notzie, etc. etc. Eppure,nonostante gli incidenti periodici che ogni buon giornale fa, prima o poi, nessuno si sogna di dire il giorno dopo: non sono professionali o non fanno giornalismo.

    Hai ragione la professionalità non la fanno i tesserini e nemmeno “l’amatorialità” giustifica l’errore. Però mi sembra che le cose vadano dimensionate.

    E, poi, ti faccio una provocazione ben sapendo di scoprire forse l’uovo di (Fausto) Colombo: sei sicuro che siano così importanti le concessioni editoriali di corsera e repubblica al fumetto? Parliamo di quotidiani che vendevano 600.000 copie già quindici anni fa (più o meno) e da lì non sono mai schiodate. E tra quei lettori che il fumetto può trovare la sua linfa vitale? A me sembra l’esatto contrario (e il caso di Tex/repubblica mi sembra confermarlo): chi traina chi?

    • ma certo, tutto è da dimensionare. E anche per me, non serve esagerare: sia nel ritenerlo il “buco” più grave della storia (non lo è), sia nel credere che io abbia voluto enfatizzare una fesseria trascurabile.
      Infatti non ho mai usato parole (per esmepio) come “epocale”. Al massimo ho scritto “eclatante” e “scandalizzato”. Ovvero: al di fuori del normale regime di “bucabilità” (esiste la parola?) delle notizie, che mi ha oltremodo fatto sgranare gli occhi (ecco perché ‘scandalo’).

      Ah: non ho nemmeno detto che qualcuno, con questo solo caso automaticamente diventa un “non giornalista”. Suvvia, mica siamo PDL o PD ;) Credo sia ormai nota la mia visione sull’evoluzione positiva dello stato dell’informazione sul fumetto (ne ho anche scritto e detto). Ho però sollevato due domande: una specifica per avere dei dati, e una generale per sollecitare un approfondimento.

      1) Quella specifica (mi copioincollo): “come è possibile che lo riteniate meno rilevante”? Mi sarebbe piaciuto, semplicemente, conoscere le motivazioni. Per avere – tutti – dei dati su cui ragionare. Riconosco che Siviero ne ha data una, magari non completa: fino a domenica non ne era informato. Non conosceva la notizia.
      Dico però che è incompleta, perché per rispondere in toto alla mia domanda servirebbe anche l’altra parte che ho riportato: una volta saputa da altri la notizia, quali valutazioni hanno spinto a non darla nemmeno ex-post, domenica o lunedì?

      2) Quella generale (che invece esplicito qui): una volta conosciuti i criteri/motivi che hanno prodotto la non-rilevanza della notizia sul Corriere, cosa possiamo cogliere rispetto alla cultura del fumetto cui appartiene il giornalismo specializzato? E come dicevo in un commento: lo chiedo anche per ragioni di mio interesse di ricerca, pensando alla tradizione della riflessione sociologica sulla “cultura del fumetto”: quanto sono ancora attuali le analisi di Boltanski/Bourdieu che linkavo?

      Sul tuo ultimo rilevo, inoltre: “sono così importanti le concessioni editoriali di corsera e repubblica al fumetto?”. La risposta è rapidèrrima (e quindi scusami) e in due punti:

      –>1 prendo di petto un nodo di fondo: ma perché per Rep/Corr dobbiamo parlare di “concessioni”, Marco? Perché questa idea di “esterni” e “interni” così netta da ritenerli “fuori” dal territorio? Io credo dipenda da cosa si guarda. E i confini, a seconda di cosa si guarda, diventano assai labili. O spariscono, persino.
      Faccio esempi. Una illustrazione per l’affiche di un film, è cosa esterna? Direi di sì. Ma questi e molti altri casi citati forse non lo sono. Altro esempio: l’editore Bonelli non è certo “esterno”. Eppure l’utile di bilancio, da qualche tempo, lo fa in gran parte perché guadagna grazie a Tex…con Repubblica (v. ItaliaOggi di un anno fa). Oppure: potrebbero essere nate/vissute alcune serie Bonelli in perdita, senza gli utili di Rep? E continuando: potrebbero esistere certi fumetti Panini, senza gli utili dal Corriere? Insomma: interno ed esterno, se vediamo quanto sono collegati, spesso non esistono. Non c’è “concessione”: c’è una relazione. E come tale, non va dimenticata. Rep e Corr contano. Eccome. E l’informazione, se non lo sa è un problema, e se se lo dimentica è un altro problema. E non solo per loro, purtoppo, ma anche per gli operatori, per i lettori, e in generale per il sistema tutto.

      –>2 sulla “importanza” dei fumetti in Rep/Corr, affrontando il tema precedente, per certi versi ho già risposto. La relazione con altri partner porta utili all’editore fumettistico di turno (e oggi, utili non ‘accessori’, ma centrali). Dunque sul piano industriale sì: sono relazioni importanti.

      –>3 Ma immagino che tu sollecitassi una risposta anche su altri piani: sulla “importanza” culturale, artistica, nella percezione del pubblico… E qui, dopo avere complicato il quadro inserendo il paino industriale, mi limito a un solo aspetto (ché devo correre): non tutte le operazioni di Rep/Corr sono uguali. E non possiamo farne un calderone, se guardiamo all’importanza extra-industriale. Batman con Gazzetta non è uguale alla doppia pagina sul Corriere di oggi, per esempio. Perché qui il Corriere ha deciso di PRODURRE BREVI FUMETTI OGNI SETTIMANA. Questa è la discriminante essenziale che ho voluto sottoporre a tutti, e che immaginavo fosse nota o, quantomeno, riconoscibile ex-post per dire: “ok, questa è una notizia”.
      In dettaglio: non è repackaging. E’ creazione. Sono stati contattati un sacco di autori (e piccoli editori). Of course, non si sa se andrà bene o no. Ma si sa che è una cosa mai vista prima: come Internazionale, per capirci. Ma anche lievemente diversa: con maggiore visibilità e l’influenza del Corsera; e inoltre sono autori italiani (ehi: italiani! Ecco la maggiore influenza sul nostro ecosistema creativo), scelto con criterio (poi magari vedremo quali). Se ingrana, è una meraviglia. Se si impantana tra 4 settimane, picche.
      Ma il punto resta: sembra una robetta così fra le tante, o meno rilevante del nuovo Panini 100% con Gli Inumani (tirato in qualche 100 copie, ma notiziato da tutti)? Sembra una cosina così, che non vale una notizia? ;-)

      ——————————————————-

      MAI PIU’ COMMENTI COSI LUNGHI, MATTEO.
      ALLA PROSSIMA IN CASTIGO, LAGGIU’ NELL’ANGOLO, SOLO IN COMPAGNIA DEL MINISTRO DEL MINCULFUM.

      • So’ gusti, io per gli Inumani stravedo ;) (sul serio, ho capito il discorso)

        • e pure amme': Freccia Nera è sempre parso uno dei supereroi più splendidèrrimi.
          (grazie, son contento quando nonostante i commenti logorroici si riesce a capirsi)

  14. quotare:
    MAI PIU’ COMMENTI COSI LUNGHI, MATTEO.
    ALLA PROSSIMA IN CASTIGO, LAGGIU’ NELL’ANGOLO, SOLO IN COMPAGNIA DEL MINISTRO DEL MINCULFUM.

    :D

  15. “per rispondere in toto alla mia domanda servirebbe anche l’altra parte che ho riportato: una volta saputa da altri la notizia, quali valutazioni hanno spinto a non darla nemmeno ex-post, domenica o lunedì?”

    Ho saputo della notizia lunedì. Prima di parlarne nel blog volevo leggere il fumetto di Igort e sfogliare La lettura per vari motivi:
    – vedere se c’erano anche articoli sui fumetti;
    – vedere se erano stati indicati i nomi dei prossimi autori;
    – farmi un’idea del fumetto di Igort (bello, brutto, ecc…);
    – vedere come era stato presentato il fumetto di Igort.

    Lunedì sono andato in biblioteca ma ho scordato di leggere il Corriere. Sono ritornato in biblioteca mercoledì nel tardo pomeriggio.

    • grazie della risposta. Soprattutto per la descrizione dei (semplici e inevitabili) passi prima di arrivare a dare la notizia (che nel frattempo hai dato, vedo).

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