Shojo Manga is marketable?

La notizia: l’editore americano Fantagraphics, il più rappresentativo motore produttivo USA nel graphic novel, si lancia nel manga con una vera e propria collana. Notizia numero 2: non immaginatevi manga sperimentale, o gekiga alla Tatsumi o Maruo. Si tratta di manga per ragazze, signori: shoujo manga.

La scelta di Fantagraphics è caduta su opere che vengono da autrici quasi sconosciute in occidente, eppure davero importanti. Una in particolare: Moto Hagio, pioniera dello shoujo manga moderno. Insieme a Terra e… di Keiko Takemiya e a Versailles no bara (Lady Oscar) di Riyoko Ikeda, la Hagio è stata la fondatrice del Gruppo Anno 24 – un quartetto di autrici di innovativi manga femminili nate intorno all’anno Showa 24 (1949), e che ha inciso come poche sulla fisionomia culturale del manga moderno, plasmando l’ormai enorme mercato dello shojo. Fantagraphics pubblicherà un’antologia di racconti breve, Drunken Dream, in uscita a settembre. Poi toccherà ad altre opere (marchio Shogakukan) come i racconti di Shimura Takako.

Qualche osservazione, quindi, intorno a questo caso. Avete mai sentito parlare, in Italia, di Moto Hagio? Eppure… lo sapete che lo scorso autunno è venuta in Italia, e che Star Comics ha pubblicato un volumetto intitolato Siamo in 11! ? No?

Il punto è, ai miei occhi, il seguente: in Italia, l’editoria di manga fa ancora una fatica enorme a creare attenzione intorno a prodotti che non siano direttamente o indirettamente collegati alle versioni tv o in videogames. Oggi il manga, in Italia, pare un segmento poco dinamico, o almeno decisamente al di sotto di quanto accaduto solo dieci anni fa in questo Paese, o altrove negli ultimi anni (Francia, Germania, Spagna, USA…). Laddove, peraltro, si presenta la possibilità di attingere a prodotti popolari, ma interessanti anche per un valore storico o ‘classico’ che li possa differenziare rispetto ai competitor, i maggiori editori continuano a non sapersi dotare di strategie commerciali e comunicative in grado di ‘bucare’ il rumore bianco dell’informazione, valorizzando gli aspetti maggiormente di appeal per un mercato che sembra essere fermo a oltre 5 anni fa. E per ‘fermo’ non intendo nel senso dell’abituale qualunquismo che vorrebbe “ma il pubblico è uguale, pauroso e nostagico”: intendo proprio (purtroppo) sottolineare come gli editori non abbiamo quasi nemmeno tentato – tranne esperienze parziali come Coconino Manga o Manga San – strade differenti per costruirlo, questo mercato. Ovvero: per andarsi a cercare il proprio pubblico, come si insegna nel marketing più elementare.

Per fare qualche comparazione mi viene in soccorso l’esempio francese, contesto in cui editori svegli, furbi, intelligenti (scegliete voi in che proporzione) hanno fortemente voluto e saputo lanciare manga popolare e di qualità, sfruttandone l’interesse di attualità e/o il valore culturale, costruendo piccole ma efficaci operazioni di comunicazione e marketing sul vino, sulla condizione scolastica, sui capolavori del manga, sulla montagna, sulla relazione uomo-animali domestici, sui grandi classici della cultura asiatica, sui nuovi stili di vita giovanili, sui comportamenti sociali in trasformazione, ecc. ecc. per collocare sul mercato i propri manga. Anche d’autore (come il NonNonBa del grande Mizuki).

Lo shojo manga (ma anche i seinen) è un segmento decisamente marketable, come dimostrano i casi transalpini – e non solo. Ma per riuscirci non bisogna pensare in termini solo “comicdom”, e serve lavorare in modo mirato su ciascun prodotto, soprattutto in una fase di ‘costruzione’ del mercato: selezionare, confezionare, comunicare, commercializzare. Ingredienti che sembrano essere stati tutti ridotti (perché non ‘visti’) alla sola commercializzazione, nell’industria italiana del manga recente. Per la gioia delle solite, auto-assolutorie accuse al pubblico (perché “dare al pubblico quello che vuole” è l’antico mantra dietro cui si nasconde – non sempre, ma spesso – la scarsa capacità di ascoltare, capire, e servire la propria audience).

Panini Comics cresce, GP si trasforma, Star Comics va in affanno e Ronin Manga entra in scena: il 2010 sarà un anno gattopardesco, o forse qualcosa cambierà davvero, per la manga industry italiana?

UPDATE: la notizia sta facendo molto parlare il comicdom anglofono; e il Comics Journal ha messo online una parte di una lunga intervista a Moto Hagio

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5 Risposte

  1. Come sempre fai osservazioni molto intelligenti. Grazie.
    Anche a me questa cosa di Fantagraphics ha un po’ sorpreso, ma poi, ripensandoci, mica tanto…

    smok!

  2. credo che la cifra stilistica interessante sia quella del racconto.
    molte autrici sotriche hanno ottime storie brevi. noi in italia siamo più avvezzi alle uscite chilometriche spalmate in eoni ed eoni su volumetti impercettibili.
    ad esempio la lady oscar della ikeda, edita in più di 20 volumi dalla planet manga, ora rieditata in 8 dalla d visual.
    il mercato italiano credo si sia ampliato in un momentoi particolare, che poi è l’arco temporale dei ragazzi anni 70 (tipo me per intenderci) che abbiamo iniziato a comprare i fumetti dei cartoni animati per “affezione”, quasi conuna sorta di sentimentalismo.
    in fondo per molti di noi è più facile avere una fornita libreria di fumetti piuttosto che una relazione stabile (ma questo è un altro paio di maniche^__^)
    alle nostre spalle poi si son presentate orde di nuovi ragazzetti che hanno scoperto il manga, accampato pretese presso le case editrici, sono usciti uovi cartoni..e ammettiamolo, un manga che ha un traino pubblicitario di un cartone animato è un prodotto che si vende da solo :-)
    poi però ci siamo di nuovo noi, ragazzetti anni 70 cresciuti che nutriamo questa duplice ambizione, avere i capolavori che ci ricordino quello che siamo stati, e poter provare nuove cose che appaghino quel po’ di maturità che i dati anagrafici, almeno, ci hanno fornito come dotazione. ( e qui mi pare possa rientrare la sfumatura graphic novel di molti fumetti. chiamiamolo “spessore”, per intenderci)
    ed è qui che ritorna il discorso del racconto breve, o del racconto che si esaurisce in un contento numero di volumi.

    l’idea della collana specifica è anche interessante.
    al di fuori del discorso manga, e fuori dall’italia ( lo so il confronto probabilmente del mercato non regge, ma prendiamolo così, “filosoficamente parlando”) se guardiamo in Francia è notevole il lavoro che sta facendo Barbara Canepa alla Soleil, dove cura la collana Metamorphose.
    qui da noi in italia non possiamo avere un qualcosa di simile, per dire?

    per dire, diamo pure al pubblico quello che vuole, accertiamoci solo di cosa vuole sul serio.

    anche se questa ottica di mercato, mi pare che renderà difficoltosa la traduzione ad esempio delle ultime opere di Hideiji Hoda.
    la Coconino aveva stampato i primi due volumi del mondo di coo e i tre di dispersion.
    mi chiedo, vale la pena di tralasciare l’ultimo, le terrain vague, e i tre volumetti de la foret de miyori?
    forse si, magari Hoda lo leggo solo io .
    oppure varrebbe la pena di proporlo lo stesso perchè magari il pubblico lo vuole, ma non lo sa :-)???

    • @pensieridicarta: quel che dici rispetto alla questione anagrafico-generazionale è un dato di fatto. Una verità inconfutabile: la domanda di manga “di valore storico” e/o “non solo televisivo” viene sicuramente da una crescita di età che si accompagna a un cambiamento nei consumi (anche di manga).
      Però la questione che pongo non è nei termini “questo pubblico trentenne non è abbastanza considerato”. Le mie considerazioni vanno piuttosto nell’ordine del “siamo sicuri di non sottovalutare la nuova generazione”? Ovvero: veicolare prodotti con un alto tasso di “valore storico” (per dire del caso di Moto Hagio) è impossibile o – come credo – possibilissimo, a patto di operare scelte di selezione, confezione e comunicazione mirate con cura su questo target?
      Poi c’è un’altra questione, ma che è molto diversa: il manga “d’autore” sembra faticare, oggi, a trovare editori italiani interessati.
      Piccole riflessioni, naturalmente, all’interno di un discorso più completo che magari faremo in futuro.

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